Era da un po’ di tempo che Felix Auger Aliassime non viveva un acuto del genere. La vittoria in quattro set sul numero 3 del mondo Alexander Zverev è arrivata grazie a una prestazione convinta e convincente. 51 vincenti messi a segno e tutti i fondamentali che funzionano a regola d’arte. Agli ottavi di finale il canadese incontrerà Andrey Rublev. In conferenza stampa si è soffermato sulla partita, ma anche sul lavoro quotidiano che sta svolgendo per riguadagnare ranking e continuità.
D: Felix, cosa ne pensi della partita?
AUGER ALIASSIME: “È andata bene, ovviamente. Mi sentivo bene. Ho avuto un inizio difficile, ero un po’ nervoso, a dire il vero, anche se ho già affrontato giocatori di questo livello in situazioni simili. Era solo un po’ di nervosismo. Una volta superato quello, mi sono sentito bene. È bello perché è stato un percorso di crescita e sento che stasera tutto si è incastrato alla perfezione e tutto ciò su cui ho lavorato ha dato i suoi frutti”
D: Ben fatto. Ricordo quanto eri deluso dopo la sconfitta al debutto a Toronto. Com’è stato questo paio di settimane per ritrovare la fiducia e credere che qualcosa del genere potesse essere possibile?
AUGER ALIASSIME: “Onestamente, non ho passato troppo tempo a pensare alla sconfitta di Toronto. L’ho superata in fretta. Mi stavo allenando bene, mi sentivo bene. Una partita è una partita, può succedere di tutto. Quella sera, tra l’altro, era anche piuttosto ventoso. Erano condizioni molto diverse. Passi semplicemente al torneo successivo e cerchi di prepararti per quello, a Cincinnati, e poi di nuovo lo stesso discorso qui. Di sicuro, col passare delle settimane, almeno in allenamento, sentivo di fare davvero bene le cose. Mentalmente avevo più chiarezza, sul mio gioco, su come voglio giocare. Una prestazione così non cade dal cielo, ma allo stesso tempo non sai mai esattamente quando riuscirai a giocare a quel livello, in un giorno qualsiasi”
D: Quanto è importante per te un risultato come questo, anche per dare valore a tutto il lavoro che hai fatto? A Cincinnati parlavi di fidarti del processo e…
AUGER ALIASSIME: “È sicuramente una grande iniezione di fiducia. È incoraggiante, per me, per il mio team, per tutti quelli che mi supportano. Ma, prima di tutto, per me stesso. Cerco sempre di restare ambizioso, professionale, e di curare ogni dettaglio nel corso degli anni. Può essere frustrante quando magari non sei ripagato, ma è la vita della maggior parte dei giocatori. Bisogna accettarlo e credo che sia importante restare umili anche nelle sconfitte. Non è diverso da quando ero un po’ più giovane. È sempre lo stesso processo. E bisogna avere pazienza. Devi essere paziente e credere che, se hai intenzioni chiare negli allenamenti e quando arrivi alla partita, allora risultati come questo arriveranno”
D: Hai detto che non si può mai sapere con certezza, anche se fai tutto il duro lavoro, quando tutto si incastrerà. Ma stasera avevi la sensazione che potesse arrivare una prestazione così, con 50 vincenti, un grande livello in uno Slam? Ti eri accorto che stava per succedere?
AUGER ALIASSIME: “No, non puoi prevederlo. Alcuni atleti magari si siedono qui e dicono: “Sì, mi sono svegliato stamattina e sapevo che sarebbe andata così”. Queste sono cavolate — scusate il linguaggio — ma non ti svegli sapendo che succederà. Semplicemente senti di sapere cosa vuoi fare. Io sapevo cosa volevo fare e l’ho fatto bene. Ora, sai in quale sera o in quale giorno succederà? No, non lo sai. Ovviamente mi sono svegliato con sensazioni positive, ma anche a Cincinnati, quando ho perso 6-0, 6-2 contro Sinner, mi ero svegliato pensando che avrei vinto. Non puoi mai saperlo davvero (ride)”
D: C’è stato un punto, durante la partita di stasera, in cui hai pensato: “Questa è la mia serata”?
AUGER ALIASSIME: “Non dopo il primo set. È stato difficile, ma è stato incoraggiante riuscire a strappare il servizio, anche se lui stava servendo benissimo. Verso la fine del primo set ho sentito che stavo iniziando ad avere delle occasioni in risposta. Ho pensato:“Ok, dopo un inizio lento sto colpendo bene la palla.” Le mie idee erano chiare, il piano di gioco era chiaro, quindi dovevo solo continuare. Poi nel secondo set, devo dargli merito. Sono arrivato vicino a brekkarlo, 0-30, 0-30 un paio di volte, ma lui ha tirato fuori delle grandi prime e il tiebreak è stato davvero tirato. Sono davvero felice che sia andato dalla mia parte, perché quello mi ha aperto la porta per giocare in modo un po’ più libero, con la sensazione di essere un set pari adesso, si riparte da zero. E con la consapevolezza che posso dominare gli scambi”
D: Cosa c’è di speciale per te nello US Open? È il tuo miglior Slam, il tuo miglior risultato è arrivato proprio a New York. Cosa rende così speciale giocare qui?
AUGER ALIASSIME: “New York e l’Australia: i campi in cemento, ovviamente, per me sono migliori. So giocare anche bene sull’erba e sulla terra, ma col passare degli anni sento che, anche perché la maggior parte dei tornei si gioca su cemento, questa superficie si adatta bene al mio gioco. Sento che, almeno per me, a un certo punto riesci a entrare in ritmo e a sentirti a tuo agio sul cemento. Credo che questo sia uno dei motivi principali. E poi, cos’altro? Difficile da dire. Mi piace l’energia del pubblico, la città? Non credo molto a queste cose. Sono più pratico, del tipo: “Come sto giocando?” E sicuramente sento che queste condizioni mi si addicono”
D: Hai detto in campo che giochi da tanto tempo, anche se sei ancora giovane. Quanto vedi questa esperienza come un vantaggio per te, qualcosa che ti aiuta, e quanto invece ti spinge a raggiungere i tuoi obiettivi, ad arrivare dove vuoi essere?
AUGER ALIASSIME: “Penso che mi aiuti. Gli ultimi due anni sono stati duri, ma non vedo nessuno nel tour – e credo che neanche gli altri vedano me – come un “novellino”. Però è diverso rispetto a quando sono arrivato e dovevo affrontare Novak o Rafa. Sono cresciuto guardando quei giocatori e contro di loro è difficile avere davvero la stessa convinzione. Ma avendoci giocato contro, anche contro uno come Jannik, che ovviamente mi ha battuto a Cincinnati, ma tra noi c’è molto rispetto e abbiamo più o meno la stessa età. È diverso guardare a loro rispetto a guardare alle leggende del nostro sport. Ovviamente penso che mi abbia aiutato essere già a un buon livello da giovane e ora il mio obiettivo, o meglio la mia sfida, è proprio questa: sfidare questi giocatori e tornare a un livello di gioco più alto e più costante”
