19 anni, il vanto di aver fatto centro al primo colpo e la consapevolezza che il meglio deve ancora venire. Nonostante sia stata solo la prima stagione giocata interamente nel circuito maggiore, il nome di Joao Fonseca è sulla bocca degli appassionati già da diverse annate e ora il teenager brasiliano sembra davvero fare sul serio e prendersi la scena tennistica. Il 2025 ha segnato il passaggio da giovane promessa a realtà (quasi) affermata, uno switch testimoniato anche dalla scelta di rinunciare a difendere il titolo alle ATP Next Gen Finals. Ufficialmente il carioca è infortunato, ma l’adesione a partecipare all’esibizione in Florida insieme ad Alcaraz l’8 Dicembre non va certamente a sostegno della sua tesi.
Per l’occasione è stato intercettato da ESPN Brasil dove Fonseca ha parlato di diversi argomenti, concentrandosi maggiormente sull’excursus dell’ultimo anno che lo ha lanciato dalla posizione numero 145 alla piazza numero 24 del ranking. Il classe 2006 ha sollevato i trofei di Buenos Aires e Basilea in stagione, ma facendo un passo indietro, sa benissimo qual è stato il punto di svolta della sua stagione. La partita che gli ha fatto sentire tutti gli occhi del mondo addosso è stata la vittoria, all’esordio Slam, all’Australian Open contro Andrej Rublev, con il diretto interessato che inizialmente non si è reso conto del clamore generato.
Fonseca: “Popolarità arrivata battendo Rublev”
“Il vero salto di popolarità è arrivato battendo Rublev in Australia. Io non me ne rendevo conto, perché in Brasile non cammino molto per strada… ma la mia famiglia sì: mi dicevano che stava cambiando tutto. I social sono esplosi. Mi sono accorto davvero della mia popolarità solo nelle ultime vacanze, quando ho camminato un po’ di più e ho visto quanta gente segue il tennis“.
Un’ascesa straordinaria, ma non scevra di momenti grigi dove è difficile gestire la pressione e soprattutto una tenuta fisica non certamente abituata ai ritmi frenetici del calendario ATP. Un lato del tennis spesso taciuto, ma in questo caso sottolineato da Fonseca: “La gente vede solo punti, ranking e titoli, ma ci sono stati momenti molto difficili. In primavera ho giocato pochissimo sulla terra: Estoril, Roma… due primi turni giocando male. A Båstad mi sono allenato così e così, ma lì sono riuscito a ritrovare un po’ di ritmo. Poi a Toronto non stavo bene, e nemmeno a Cincinnati. Allo US Open ho giocato benissimo il primo turno, e nel secondo ho avuto chance per allungare la partita. Però anche Alcaraz, nel suo documentario, racconta che alle Finals 2024 non stava bene. Succede a tutti”.
Fonseca: “Nel circuito sono amico di tutti”
L’ottima stagione e il riverbero del proprio nome, oltre allo sponsor, hanno inciso nella prima convocazione in Laver Cup nel team World dove Joao Fonseca ha avuto modo di fare spogliatoio con alcuni colleghi blasonati. Tranne qualche imbarazzo iniziale per la differenza di status, il nativo di Rio de Janeiro ha spiegato come il suo carattere lo porti a non andare in urto con nessuno:
“Mi dicevo: ‘Sono il numero 50 del mondo, gli altri sono tutti top 10 o top 20. Sarò all’altezza? Ma è stata un’esperienza pazzesca. Mi ha insegnato tantissimo. Amicizie? Nel Tour sono amico di tutti, non litigo con nessuno. In squadra con De Minaur e Cerúndolo parlavo spagnolo, eravamo sempre insieme. Ma anche gli americani Opelka e Fritz: Fritz all’inizio non mi salutava nemmeno, era timido. Ora parliamo su WhatsApp. È stato fantastico”.
