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Area tecnica

Sinner vs Alcaraz: racchette e corde dei due fenomeni a confronto

La battaglia tra Jannik e Carlos è anche sfida di schemi e tensioni, di attrezzi più o meno pesanti, di Head contro Babolat

Ultimo aggiornamento: 28/11/2025 21:43
Di Michelangelo Sottili Pubblicato il 29/11/2025
8 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Carlos Alcaraz (sinistra) e Jannik Sinner (destra) - ATP Finals 2025 Torino (foto Francesca Micheli/Ubitennis)

Nella finale dell’esibizione dei Sei Re – il Six Kings Slam – re Jannik IV ha battuto re Carlos VI. I numeri romani sono lì più che altro per fare scena, ma già che c’eravamo abbiamo scelto quelli che contano l’ultimo torneo del Grande Slam vinto da ognuno dei due, il quarto per Sinner e il sesto per Carlos. “Grande” è necessario per evitare che un neo-appassionato capiti qua dicendo, “allora il Six Kings Slam è il suo quinto Slam?” con le immaginabili conseguenze. Che poi Jannik ha vinto a Riad pure l’anno scorso, quindi…
Però, perché tornare a quel loro confronto che non conta e non è contato e nemmeno è l’ultimo in ordine di tempo? Il motivo sarà presto svelato, questione di poche righe.

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Enter il DirettoreLa racchetta e le corde di AlcarazLa racchetta e le corde di SinnerUn esperimento pericoloso

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Ci avranno messo del loro anche le condizioni indoor condite con un po’ di altitudine, ma, diceva Carlos, “quando Jannik gioca a un livello così alto, con quel ritmo, diventa difficilissimo, non lascia spazio all’avversario per entrare nel match”. Tanto più se l’azzurro ha avuto modo di confrontarsi con il direttore Scanagatta sull’abilità del gioco di volo (chiariamo che Ubaldo partiva naturalmente avvantaggiato in quella sfida perché da sempre per qualsiasi colpo usa la continental, appunto l’impugnatura ideale per le volée).

Addentrandoci così a grandi balzi nelle questioni tecniche pur rimanendo distanti dal “livello nerd”, approfittiamo della presenza a Riad del Direttore di Ubitennis perché, tra la mastodontica quantità di materiale di cui ci ha sommersi in quei pochi giorni, ci sono interessanti informazioni di prima mano sugli attrezzi usati dai due finalisti. Parliamo allora di racchette e soprattutto di corde, vale a dire la parte dello strumento che effettivamente colpisce sempre la palla. Idealmente sempre: ogni tanto tocca al telaio, ma solo perché “la palla è schizzata sulla riga, il vento l’ha spostata, il sole negli occhi, le locuste”.

La racchetta e le corde di Alcaraz

Cominciamo con lo spagnolo classe 2003, il cui attrezzo, una Babolat Pure Aero (o commercializzata come tale), ha un ovale di 98 pollici quadrati e pesa 305 grammi non incordata, come del resto sappiamo per aver letto delle prove fatte da Carlos insieme al suo team durante la scorsa off season che lo hanno portato a decidere per un’aggiunta di cinque grammi di nastro di piombo. E neanche ci siamo persi l’articolo su swingweight e tendenza verso attrezzi più leggeri: “Il gioco è diventato talmente veloce che la maneggevolezza e la rapidità del movimento hanno superato l’importanza del peso”. Tuttavia, il peso continua a rivestire un certo… peso quando ti regalano una racchetta d’oro.

Il manico è un L4, relativamente grande, soprattutto ora che molti optano per misure inferiori abbandonando la vecchia regola per cui, impugnando con la eastern di dritto, dovrebbero rimanere 0,5-0,9 millimetri di spazio tra la punta dell’anulare e l’eminenza tenar (la parte cicciottella sotto il pollice), mentre manici troppo piccoli potrebbero portare a stringere eccessivamente la presa creando stress alle articolazioni.

le corde di Carlos Alcaraz – Six Kings Slam 2025 (foto Ubitennis)

Per quanto riguarda le corde con schema 16×20, Carlos usa lo stesso marchio del produttore del telaio, precisamente le RPM Blast, monofilamento in copoliestere. Il diametro di 1,30 mm si colloca nella fascia medio-alta: maggiore il diametro, maggiori il controllo e la durata, minori la potenza. lo spin e il comfort. La tensione è di 25 kg sulle corde verticali e 23 sulle orizzontali.

Una differenza di tensione di due chili non è estremamente comune (la usava Fabio Fognini, per esempio) e, in modo almeno azzardato, si può ricercare una motivazione nello schema 16×20: la corda orizzontale in più rispetto al solito 16×19 potrebbe diminuire l’effetto snapback delle verticali e si compensa scendendo con la tensione. Tornando ai fatti, incordatura a quattro nodi, dunque si usano due spezzoni di corda, uno per le orizzontali e uno per le verticali.

La racchetta e le corde di Sinner

Commercializzata come Speed MP, la Head di Jannik ha un ovale di 100 pollici quadrati, pesa 320 grammi e nella foto qui sotto due strisce di nastro piombato a ore 3 danno bella mostra di sé (chiaramente due strisce identiche sono posizionate a ore 9). Il painting è ancora quello del 2022, mai aggiornato alla versione uscita a inizio 2024: curioso per un atleta del suo valore anche in termini di “vendibilità”.
Il manico L2, davvero piccolo secondo chi è della “vecchia scuola”, dovrebbe offrire più facilità nella pronazione dell’avambraccio per generare topspin nell’esecuzione del dritto.

La racchetta di Jannik Sinner – Six Kings Slam 2025 (foto Ubitennis)

Anche per Jan corde del produttore del telaio, le Hawk Touch (1,30 mm di diametro come Carlos), monofilamento in copoliestere più morbido (stando a quanto si legge) delle Touch originali. Maggiore è la rigidità della corda, maggiori, tra l’altro, risultano sia il controllo sia lo shock da impatto su mano e braccio poiché la palla rimane meno tempo sul piatto corde.

le corde di Jannik Sinner – Six Kings Slam 2025 (foto Ubitennis)

Lo schema corde 16×19 facilita il topspin rispetto al più “denso” con 18 corde verticali e 20 orizzontali. La tensione è parecchio alta, 28 chili per verticali e orizzontali, ormai una rarità nel circuito proprio a causa della maggiore rigidità del monofilamento, che peraltro rischia quasi di perdere le sue caratteristiche così tirato.
In ogni caso, più alta è la tensione, maggiore è il controllo e minore la spinta, quindi è facile ipotizzare che a Sinner interessi principalmente lasciar andare il più possibile il braccio. Anche per lui 4 nodi, che garantiscono una tensione più uniforme e duratura.

L’importante è non provare i 28 kg sulla propria racchetta da amatore, altrimenti potreste non riuscire per un bel po’ a impugnare non solo l’attrezzo bensì anche una bottiglia per versarvi un bicchier d’acqua (e neanche di vino).

gli incordatori egiziani Qassem e Waheed – Six Kings Slam 2025 (foto Ubitennis)

Un esperimento pericoloso

I ventotto chili usati dal Rosso di Sesto non possono non riportare alla mente Adrian Mannarino e la sua tensione bassissima, 9,5 kg, che trasforma la sua racchetta in una vera fionda (minore è la tensione, maggiore è la potenza). Sarebbe interessante scambiare le tensioni di Jannik e Adrian a loro insaputa; probabilmente, almeno i primi colpi di Mannarino non arriverebbero alla rete (e chissà cosa direbbe il suo polso, se l’infortunio del 2011 lo aveva costretto a cambiare presa e swing del dritto), mentre quelli di Sinner finirebbero direttamente sui teloni (e i raccattapalle dovrebbero prestare parecchia attenzione).


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TAGGED:Carlos AlcarazfeaturedJannik Sinner
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