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Al femminile

L’eredità di Petra Kvitova

Come giocava Petra Kvitova, perché ha fatto da apripista a un particolare modo di interpretare il tennis e, infine, cinque partite memorabili della sua carriera

Ultimo aggiornamento: 12/12/2025 13:45
Di AGF Pubblicato il 09/12/2025
28 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Petra Kvitova - Wimbledon 2014, terzo turno (FOTO DI ART SEITZ)

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Finale Wimbledon 2011: Kvitova b. Sharapova 6-3, 6-4
Il match della rivelazione al grande pubblico di Petra Kvitova, allora ventunenne. Giocatrice già capace di ottimi risultati (non per nulla al via del torneo era testa di serie numero 8), ma non ancora riconosciuta come una possibile “Slam winner”. Invece Kvitova sconfigge nell’ordine: Glatch, Keothavong, Vinci, Wickmayer, Pironkova, Azarenka, Sharapova. Nella maggior parte degli incontri è sempre al comando, e nelle due occasioni in cui va al terzo set (contro Pironkova e Azarenka) gestisce il parziale decisivo con margine (6-2).

Un percorso che ha fatto scoprire a tutti il suo gioco aggressivo, con le avversarie sconfitte a suon di vincenti. Contro Sharapova, sul 6-3, 5-4 Petra va a servire per il titolo: chiude vincendo il game a zero e con Il punto conclusivo che arriva grazie a un ace. L’unico della sua partita, ma nel momento più importante.

Terzo turno Wimbledon 2014: Kvitova b. Venus Williams 5-7, 7-6(2), 7-5
Nel percorso che la porta a vincere il secondo Wimbledon la finale ufficiale sarà quella dominata contro Eugenie Bouchard (6-3 6-0), ma di fatto il match decisivo, una vera e propria finale anticipata, sarà questo incontro con Venus Williams.

Match da erba che più da erba non si può, fra due grandi campionesse di Wimbledon (a fine carriera saranno 2 titoli per Petra, 5 per Venus) in giornata di grazia al servizio. L’eccezionale qualità della battuta produce statistiche inusuali per il tennis femminile: tre sole palle break (due convertite) nell’intera partita. Man mano che il confronto si sviluppa, in campo e sugli spalti cresce la consapevolezza che un solo passo falso può risultare fatale; e infatti nelle rarissime occasioni in cui una giocatrice si trova 0-30 la tensione sale alle stelle.

Un autentico thriller sportivo, 150 minuti psicologicamente estenuanti e intensissimi, in cui le due giocatrici hanno il grande merito di riuscire a dare comunque il meglio di sé: giocando con una profondità impressionante, unendo potenza a precisione, e facendo capire perché hanno vinto più volte il torneo più prestigioso del mondo. Passano gli anni, ma il ricordo di quella partita non riesce proprio a svanire.

Terzo turno Premier Wuhan 2016: Kvitova b. Kerber 6-7(10), 7-5, 6-4
Uno dei WTA 1000 che Kvitova ha vinto più di una volta è quello di Wuhan: un titolo nel 2014 e il secondo nel 2016. Quando Kvitova si presenta a Wuhan nel 2016 è in un momento di crisi, tanto che nel ranking è scesa alla posizione 16: non era mai stata così in basso dal 2011. Invece, a sorpresa, in Cina “risorge”. Il successo arriva al termine di un percorso eccezionale, sia per il valore delle avversarie affrontate che per la qualità del tennis offerto da Petra. In quella settimana è davvero ispiratissima e bastano i numeri per spiegarlo. Ecco le giocatrici sconfitte e i punteggi:
R64: 6-3, 6-1 a Ostapenko
R32: 6-3, 6-1 a Svitolina
QF: 6-3, 6-4 a Konta
SF: 6-2, 6-1 a Halep
F: 6-1, 6-1 a Cibulkova

Nella serie di partite dominate fa eccezione questo confronto dei sedicesimi di finale, contro la fresca numero 1 Angelique Kerber. La tedesca è reduce da tre finali Slam disputate in stagione (Australian Open, Wimbledon, US Open) di cui ben due vinte (quelle sul cemento). La partita dura 3 ore e 22 minuti totali, tra due giocatrici che non vogliono assolutamente perdere per ragioni quasi opposte: da una parte Kerber che disputa il suo primo torneo da numero uno del mondo e vuole onorare il primato, dall’altra Kvitova che da cinque anni non è mai scesa così in basso in classifica e vuole dimostrare di non essere finita.

Un match caratterizzato da tanti grandi punti e almeno due momenti speciali da ricordare: lo scambio di 41 colpi vinto da Angelique per sfinimento dell’avversaria – si era alla fine della terza ora di gioco – e i crampi che colpiscono Petra proprio nel game conclusivo e sembrano dover rovesciare in extremis l’esito del match. Dieci (su dieci) le palle break salvate da Kvitova nel set finale, con vittoria al settimo match point.

Finale Premier Madrid 2018: Kvitova b. Bertens 7-6(6), 4-6, 6-3
Kvitova ha cominciato a giocare a tennis nel circolo di Fulnek, circolo con i campi in terra battuta. Le vittorie a Stoccarda e a Madrid dimostrano che quando le condizioni di gioco erano sufficientemente veloci, Petra poteva esprimersi bene anche sulla terra rossa. L’altitudine di Madrid l’ha sempre aiutata, tanto è vero che questo è il WTA 1000 (allora denominato Premier) che ha vinto per più volte. Il primo successo è del 2011 (finale contro Azarenka), il secondo del 2015 (finale contro Kuznetsova). Nel 2018 arriva il terzo sigillo, in finale contro Kiki Bertens.

Bertens è stata una delle migliori interpreti della superficie di quel periodo (vincerà il titolo proprio a Madrid l’anno dopo, in finale su Halep), e per batterla in questa occasione Kvitova deve sfoderare la tigna e la capacità di soffrire che spesso richiede la terra battuta in occasione delle grandi partite.

Finale WTA 1000 Miami 2023: Kvitova b. Rybakina 7-6(14), 6-2
A 33 anni compiuti si pensa che Kvitova abbia ormai perso la competitività ai massimi livelli; nel 2022 è perfino stata, per un breve periodo, fuori dalle prime trenta del ranking. Poi la situazione è un po’ migliorata, e prima di questo torneo di Miami la sua posizione in classifica è numero 15. Il circuito sbarca in Florida e nessuno pensa che Petra possa essere protagonista: si tratta di un torneo nel quale ha sempre sofferto a causa del clima caldo-umido, e lo conferma il fatto che in tutte le precedenti partecipazioni (ben dodici) non è mai riuscita ad andare oltre i quarti di finale.

Mai però sottovalutare il carattere di Petra: a Miami arriva un altro dei suoi successi inattesi, grazie a vittorie contro avversarie della vecchia guardia come Cirstea, contro giocatrici della generazione di mezzo come Vekic e Alexandrova, ma anche, in finale, contro le nuove stelle più giovani, come Rybakina. Partita che si decide soprattutto nell’equilibratissimo primo set, terminato al tiebreak 16-14 (cinque set point annullati per parte). Più semplice il secondo set; del resto, sul piano della tenuta mentale nelle finali, Kvitova ha uno “storico” chiaramente superiore a Rybakina.

Dopo questo successo americano di marzo, Kvitova ha ancora un ultimo asso da giocare: nel mese di giugno, sull’erba di Berlino, vince il WTA 500 e grazie a quest’ultimo titolo torna, a 33 anni, numero 9 del mondo. Dodici anni dopo il suo primo ingresso in Top 10 datato 2011: sono cambiate le avversarie, si è evoluto il tennis, ma il talento di Petra è resistito nel tempo.

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