A cura di Silvia Frigeni
All’inizio della breve intervista a Stefano Meloccaro, il direttore Ubaldo Scanagatta affronta subito il tasto dolente: “Ci conosciamo da anni, e ogni volta mi ricorda che mi ha battuto sull’erba di Hurlingham”. E Meloccaro, prontissimo: “Ma era un doppio! Quindi te la puoi sempre prendere col tuo compagno, che tra l’altro era tuo figlio”.
Sono gli inconvenienti di una passione che diventa mestiere. Oggi Stefano Meloccaro è giornalista televisivo e uno dei conduttori di Sky Tennis Club, tra i più importanti talk-show sul tennis. Si ricorda di quando vivere occupandosi di tennis era un sogno, ed era il direttore Ubaldo Scanagatta quello che vedeva dall’altra parte dello schermo: “Noi guardavamo la televisione e sognavamo di essere voi: Clerici, Scanagatta, Tommasi, Lombardi. Credo che tutti quelli che riescono a trasformare una passione in un lavoro siano persone fortunate nella vita. Certo, non è facile come pensano le persone, che credono consista solo nel guardare le partite alla tv. Però è sempre meglio che lavorare, come diceva sempre Tommasi”.
Il giocatore più simpatico e quello più antipatico
“Non è che noi giornalisti televisivi passiamo chissà quanto tempo coi giocatori. Ci concedono di fargli due, se va bene tre domande a testa ogni volta. Però col tempo arrivi a farti un’idea del carattere di chi ti sta davanti. Uno che non dà mai risposte banali e con cui mi farei volentieri una chiacchierata è Felix Auger-Aliassime. Alle Finals di Torino l’ho rivisto il primo giorno, quello dedicato al media day. Mi si è avvicinato lui per chiedermi: ‘Com’è andata a Riyadh?’. In effetti ci ero andato a seguire le WTA Finals. ‘E tu che ne sai che ero a Riyadh?’, gli rispondo. ‘Ma tu sei famoso, ti ho visto in televisione!’. Un altro così è Grigor Dimitrov. Ero a Wimbledon a fare la spesa, un po’ sovrappensiero, quando qualcuno mi dà una pacca sulla spalla e sento la voce di Dimitrov che mi fa: ‘Ahò, non mi saluti?’. Tra gli italiani, il più simpatico direi che è senza dubbio Cobolli. Nonostante sia in alto nel ranking mantiene la sua romanità, la capacità di sdrammatizzare, di non essere autoreferenziale. Invece Zverev, specialmente a inizio carriera, non era proprio un simpaticone di quelli che ti concedevano risposte lunghe. Però con gli anni è migliorato”.
Anche Scanagatta ha un aneddoto su Zverev: “Siccome lui è alto 1.98, a un certo punto proprio a Riyadh, quando c’era l’esibizione del Six Kings Slam, gli ho detto: ‘Facciamo un selfie?’. E lui: ‘Sì, sì, lo faccio io’. Però, visto che teneva il braccio così in alto, io nello schermo sembravo il nano Bagonghi. E allora mi sono arrampicato apposta su di lui e lui mi ha quasi sollevato”.
E Meloccaro: “Tutte a Riyadh le hai combinate! Perché ci ricordiamo tutti del palleggio Scanagatta-Sinner, e di quel punto che tu hai perso solo perché avevi l’impugnatura di voi degli anni Cinquanta, questa continental che tu ti ostini a usare… e quindi hai sbagliato, ovviamente di dritto. Di rovescio, non avresti mai sbagliato”.
Il torneo più bello da seguire
Se deve scegliere tra “i notturni, i trasferimenti, la gente, gli hamburger, gli odori, oppure i silenzi di Wimbledon” evocati dal direttore Scanagatta, Meloccaro non ha dubbi: “Secondo me i tornei si dividono in due grandi categorie: in una c’è Wimbledon, nell’altra tutti gli altri tornei delle restanti cinquanta settimane dell’anno. Con tutto il rispetto per Roma, che è sempre stato un torneo meraviglioso e che con gli anni è diventato ancora più bello; o per Torino, che ha un suo fascino; o per New York… Ma Wimbledon resta Wimbledon”.
