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Opinioni

Djokovic può ancora vincere uno Slam?

A 38 anni e dopo aver stabilito ogni record, Novak Djokovic si proietta ad affrontare una stagione diversa dalle precedenti. Conta la gestione dello sforzo più che il livello di gioco. Il circuito è cambiato, ma l’obiettivo potrebbe essere rimasto il medesimo, e l’Australian Open sta per iniziare!

Ultimo aggiornamento: 21/01/2026 11:29
Di Jenny Rosmini Pubblicato il 17/01/2026
12 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Novak Djokovic – ATP Atene 2025 (foto via Twitter @atptour)

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C’è una differenza tra considerare Novak Djokovic competitivo e pensare che possa ancora vincere uno Slam. La prima valutazione regge sui fatti, basta guardare ai risultati dell’ultima stagione: quattro semifinali Major, due titoli ATP 250 di cui quello conquistato ad Atene con una vittoria di alto livello su Lorenzo Musetti, e una classifica che lo vede ancora oggi numero quattro del mondo. La seconda richiede una serie di domande nette: ha senso oggi inserire Djokovic nel novero dei reali favoriti per uno Slam? [Per i bookmaker la risposta è sì]. E nella testa di Novak esiste ancora l’idea concreta di alzare un altro grande trofeo?

Sezioni
2025, semifinali Slam e acciacchiIl corpo di Djokovic, il bene più preziosoLa gestione del calendarioOpen d’Australia: numeri da record per NoleIl ritorno dopo l’assenza del 2022“Il mio Slam preferito”Il muro Sinner–AlcarazPossiamo davvero togliere Djokovic dalla conversazione?

2025, semifinali Slam e acciacchi

Il livello di gioco resta quello di un tennista di vertice, soprattutto nei momenti che contano. La condizione fisica, nel complesso, non ha subito un calo drastico – sapendo che tennisti ben più giovani di lui al momento sono alle prese con stop prolungati e rientri complicati. Innegabile però che un calo fisiologico ci sia stato: qualche acciacco in più da non prendere sottogamba, un’operazione al ginocchio nel 2024 a cui però ha fatto seguito l’oro Olimpico a Parigi (risultato che continua a sfidare ogni logica convenzionale) e una motilità non più elastica e reattiva.

A livello Slam durante la stagione 2025 si è arreso solo in semifinale (in tutte e quattro le occasioni non è riuscito a conquistare nemmeno un set): a Melbourne ha riportato un infortunio al bicipite femorale durante la combattuta e intensa vittoria nei quarti contro Alcaraz, che lo ha poi costretto al ritiro dopo un solo set nella semifinale contro Alexander Zverev. Al Roland Garros è partito contratto contro Sinner per poi trovare il suo miglior tennis, ma era ormai troppo tardi, Jannik aveva preso il largo. A Wimbledon, in luglio, è invece scivolato rovinosamente sull’erba del Centre Court in uno degli ultimi punti del quarto di finale vinto contro Flavio Cobolli, riportando un infortunio all’anca. Ha comunque stretto i denti per disputare la semifinale contro Sinner, arrendendosi in tre set.

Il corpo di Djokovic, il bene più prezioso

Sappiamo che, negli anni, l’attenzione al corpo è diventata una componente strutturale della sua carriera, quasi una pratica ascetica: dieta ferrea – vegetariana, gluten-free, rituali mattutini con acqua tiepida e limone che lo aiuterebbero a detossicarsi, integratori naturali – uniti a yoga, meditazione, respirazione consapevole, fino alla crioterapia e a diavolerie che spesso hanno fatto sorridere il grande pubblico (camere ipobariche a forma di uovo, strani patch indossati sul petto), ma che hanno contribuito a renderlo il giocatore più longevo dell’élite moderna: «So quante ore al giorno dedico a prendermi cura del mio corpo, ma allo stesso tempo l’età biologica non è qualcosa che puoi invertire, ed è quello che è. L’usura accumulata in tutti questi anni si fa sentire, ne sono consapevole, ma sto resistendo», aveva dichiarato.

La gestione del calendario

Per questa ragione il calendario viene ora gestito con maggiore selettività: la scorsa stagione Novak ha disputato soltanto 13 tornei, riducendo sensibilmente le settimane di competizione e concentrando la preparazione su pochi appuntamenti chiave. In questa logica rientra anche la decisione di ritirarsi dal torneo di Adelaide, evento di avvicinamento all’Australian Open: «Purtroppo non sono ancora fisicamente pronto per competere». Djokovic è quindi costretto a gestire con attenzione le proprie energie, rinunciando sempre più spesso ai tornei di preparazione per non rischiare di arrivare con il serbatoio mezzo vuoto nelle fasi finali dei tornei. Una scelta che tutela il fisico, ma che allo stesso tempo limita il ritmo partita e il contatto continuo con la competizione. In questo equilibrio delicato, ogni ora passata sul terreno di gioco pesa sempre di più e il margine di errore si riduce, soprattutto nei match al meglio dei cinque set.

Open d’Australia: numeri da record per Nole

Novak Djokovic vanta una storia d’eccellenza all’Australian Open, il torneo dello Slam in cui ha raccolto i maggiori successi. Dal suo debutto nel main draw nel 2005 (a 17 anni) ad oggi, il campione serbo ha partecipato a 20 edizioni (unica assenza nel 2022) e, dal 2007 in poi, non è più uscito al primo turno dal torneo. In questo arco di tempo Djokovic ha disputato 112 incontri, con un impressionante bilancio di 102 vittorie e 10 sconfitte (circa il 91%), comprensive delle tre partite di qualificazione, disputate esclusivamente nel 2005, unico anno in cui vi ha preso parte. Si tratta della migliore percentuale di vittorie nella storia del torneo, nessun altro giocatore vanta infatti una tale efficacia a Melbourne Park.

I numeri di Djokovic in Australia evidenziano un dominio quasi incontrastato. Ha conquistato 10 titoli, il che lo rende il tennista più vincente di sempre nel singolare maschile di questo Slam, ha trionfato per la prima volta nel 2008 (all’età di 20 anni) e da allora ha collezionato vittorie in serie: dieci finali giocate, dieci finali vinte.

Il ritorno dopo l’assenza del 2022

Archiviata la mancata partecipazione del 2022, Novak Djokovic ha fatto ritorno all’Australian Open trionfando nell’edizione 2023. In quell’occasione ha conquistato il suo decimo titolo a Melbourne, superando in finale il greco Stefanos Tsitsipas, e ottenendo quello che, ad oggi, resta il suo ultimo titolo australiano in carriera. Nel 2024 la striscia vincente di Djokovic si è interrotta. Il serbo è arrivato in semifinale ma è stato sconfitto da Jannik Sinner, per Nole uno storico passo falso: mai prima d’allora aveva perso una semifinale (o finale) qui, ma Sinner è riuscito nell’impresa di batterlo in quattro set, spezzando anche la sua serie di 33 vittorie consecutive a Melbourne. Sinner avrebbe poi vinto il titolo, ma la caduta di Djokovic in quell’occasione ha rappresentato un turning point: era da molto tempo che non “assaporava” il gusto amaro della sconfitta nelle fasi finali di questa competizione.

“Il mio Slam preferito”

Già nel lontano 2013, dopo aver sconfitto in finale Andy Murray e aver conquistato il suo quarto titolo agli Australian Open, Novak Djokovic aveva commentato così il successo: «È una sensazione incredibile vincere di nuovo questo trofeo. È sicuramente il mio Grande Slam preferito, quello in cui ho avuto più successo. Amo questo campo». Non sorprenderebbe dunque, se fosse proprio l’Australian Open il torneo in cui Djokovic tentasse l’assalto al 25° Slam, una conquista che avrebbe un valore particolare per il campione serbo.

Il muro Sinner–Alcaraz

Vincere uno Slam oggi, per Djokovic, significa quasi certamente passare attraverso entrambi. Con Sinner la faccenda è diventata quasi brutale nella sua nitidezza: l’head-to-head dice 6–4 Sinner, con cinque vittorie consecutive negli incroci più recenti; Novak ha avuto spesso la sensazione di aver impostato bene il match e di non riuscire comunque a farlo girare davvero dalla sua parte; oppure è accaduto il contrario: partenza in salita, tentativo di riacciuffarla alzando il livello (come lo abbiamo visto fare mille volte), ma non è servito. «Mi ricorda me stesso nel corso della mia carriera… giocare un tennis ad alto ritmo, togliere tempo, in un certo senso soffocare l’avversario…»: difficile avere a che fare con il proprio doppio, versione potenziata. Per giunta dove? In quello che potrebbe diventare il regno di Sinner, ma la consegna dello scettro è già avvenuta.

Con Alcaraz, invece, la storia resta in un certo senso più imprevedibile anche perché l’H2H è ancora relativamente “stretto”: 5–4 Djokovic. Il talento spagnolo è così esplosivo che può accendersi e spegnersi, e Djokovic – per intelligenza e sangue freddo – è ancora uno dei pochi capaci di trascinarlo in una terra di mezzo. Nell’ultimo anno però ha fatto un ulteriore passo in avanti, il Carlitos fru fru sembrerebbe solo un ricordo sbiadito e all’Australian Open si presenta con un certo appetito. Vincendolo completerebbe il Career Grand Slam, diventerebbe il più giovane della storia a riuscirci e supererebbe un torneo in cui finora non si è mai spinto oltre i quarti di finale, consacrandosi come campione completo su tutte le superfici. Quanto basta per solleticare il palato.

Possiamo davvero togliere Djokovic dalla conversazione?

Non importa se vincerà uno Slam o meno: ciò che tutti vogliamo è vederlo ancora su un campo da tennis, con la sua febbrilità agonistica. È chiaro che il pubblico non disdegnerebbe altre finali Sinner–Alcaraz, ma la consapevolezza che qualcuno possa incrinare questo duopolio renderebbe le aspettative per la stagione 2026 decisamente più frizzanti. Anche perché, guardando dietro di loro, nessun altro possibile contendente sembra oggi davvero credibile. Nel tennis di ripetizione che caratterizza l’epoca attuale, semplicemente Sinner e Alcaraz sono più forti: più solidi, più costanti, più adatti a sostenere quel livello di intensità, e Carlos in grado di percorrere terreni inesplorati.

In questa conversazione, nonostante tutto, non possiamo escludere Nole: può suonare assurdo, ma è la realtà. I due nuovi dominatori del circuito sono delle vere e proprie montagne da scalare e quasi sicuramente non riuscirà più a batterli, ma resta l’unico che, sul piano mentale e tattico, può ancora entrare nelle loro teste e portare il tasso di competitività alle stelle. Non è possibile immaginare un Djokovic senza mordente: se è ancora lì è perché sente l’attrazione della sfida ai massimi livelli e, pur nel realismo e nella consapevolezza feroce, ama maledettamente le sfide più impervie.


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TAGGED:Australian Open 2026Carlos AlcarazJannik SinnerNovak Djokovicpremium
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