“Nessuna colpa o negligenza”: è questa la decisione dell’ITIA, l’agenzia di integrità del tennis che dal 2022 si occupa anche di antidoping su delega dell’ITF, nei casi di Conner Huertas del Pino (Perù), Mateo Barreiros Reyes (Brasile) e Andres Urrea (Colombia). Nei campioni forniti dai tre durante il Challenger di Bogotà il 14 maggio 2025 era stato rilevato il boldenone, steroide anabolizzante inserito nella lista delle sostanze vietate della WADA.
Sospensione e indagini
Trattandosi di una “sostanza non specificata” e in mancanza di un’esenzione terapeutica, i tre erano stati provvisoriamente sospesi, provvedimento obbligatorio avverso il quale nessuno di loro aveva presentato ricorso. I tennisti sostenevano che il boldenone era presente nella carne da loro consumata e avevano iniziato a raccogliere prove e documentazione per supportare la loro tesi, tra cui ricevute dettagliate e informazioni sulla provenienza della carne consumata durante quel periodo. L’indagine parallela condotta dal’ITIA e la spiegazione e le prove dimostrate plausibili da esperti scientifici indipendenti hanno portato alle sentenze di Nessuna colpa o negligenza per ognuno di loro.
La regola dal futuro
Se le sentenze sono separate, è interessante evidenziare come il procedimento abbia tenuto in particolare considerazione proprio la circostanza della tripla positività. Di più: come si legge in una nota presente nelle tre sentenze, l’ITIA ha applicato l’emendamento allo Standard Internazionale per la Gestione dei Risultati del 2027, secondo cui, se ci sono più di due Risultati Analitici Avversi derivanti dalla stessa Fonte Contaminata, gli atleti devono esserne informati. Così, nella lettera di pre-accusa inviata ai tre era incluso un modulo di consenso alla condivisione dei propri dati di contatto con gli altri due giocatori, in modo che potessero confrontarsi e ricercare la possibilità di una fonte comune di boldenone nei loro campioni.
Le decisioni
Considerando la sovrapponibilità delle sentenze nei punti chiave, prendiamo a esempio quella di Conner Huertas del Pino. Nella sua difesa, il trentenne peruviano ha presentato una relazione del professor Pascal Kintz, le cui analisi di capelli e unghie dei piedi del tennista erano risultate negative alla sostanza. Kintz è considerato un’autorità in materia e il suo nome compare, tra gli altri, nei casi di Gasquet (2009), Yastremska (2020) e Halep (2022). Il tennista ha anche fornito le ricevute dei pasti consumati, citazioni di casi comparabili e di studi scientifici.
Nella sentenza viene rilevato che il boldenone è l’unica sostanza a cui l’atleta è risultato positivo, circostanza di per sé non decisiva, laddove la presenza di altre sostanze vietate andrebbe viceversa a minare la tesi della contaminazione. Tesi che in sede di giudizio è stata dunque ritenuta più probabile che non e di conseguenza la sospensione provvisoria è stata revocata con effetto immediato, dando al giocatore la possibilità di tornare alle competizioni. Inoltre, nel caso di un’eventuale nuova positività, quella sarà considerata come prima violazione agli effetti della sanzione.
Qualche precedente
Non è certo il primo caso di positività dovuto a carne contaminata, tanto che l’ITIA ha emesso due comunicati al riguardo. Il più recente, datato 2025, oltre a citare i Paesi a rischio – tra cui appunto la Colombia per un piccolo numero di casi di boldenone –, avverte del rischio nel consumare carne, consigliando di cercare altre fonti proteiche ove possibile. Inoltre, ricorda che l’eventuale positività comporterà la sospensione provvisoria e contiene una piccola guida che suggerisce di evitare venditori ambulanti, conservare le ricevute, fotografare il cibo e mangiare insieme ad altri giocatori. Quest’ultimo punto perché, come dimostra questo episodio, tre positività sono meglio di una.
Tra chi è incappato in questo tipo di contaminazione alimentare uscendo senza colpa dal procedimento antidoping, ricordiamo l’ex doppista colombiano Robert Farah e il brasiliano Nicolas Zanellato. Al contrario, il lungo procedimento che ha coinvolto Tara Moore, positiva a nandrolone e boldenone durante il torneo di Bogotà nel 2022, è terminato con una squalifica di quattro anni imposta dal TAS (da scontare al netto dei 18 mesi della sospensione provvisoria), a cui l’ITIA aveva fatto ricorso dopo che la sentenza di Nessuna colpa emessa dal Tribunale Indipendente.
Da Conner alle canne (del fratello)
Nel 2019 fu il fratello maggiore di Conner, Harklon, a risultare positivo a un test antidoping, al Challenger di Lima, la sua città. Nel suo caso si trattava di THC, il principio attivo della cannabis, oltre la soglia consentita. Legale in Perù, la WADA ne vieta l’uso in-competition, vale a dire dalle ore 00.01 del giorno del primo match del tabellone fino a 60 minuti dopo l’ultimo incontro disputato dal tennista nel torneo.
Nella sua meravigliosa difesa, Harklon disse di aver male interpretato la parte “in competizione”, pensando valesse solo prima del (e speriamo anche durante il) match del giorno. In pratica, lui giocava e poi si faceva due spinelli con la propria ragazza e un paio di amici, a quel punto considerandosi out-of-competition per il resto della giornata. Il giorno successivo, altro incontro, dopodiché altre canne.
Nella sentenza si legge che “his fault was extremely high” e ci piace pensare che lui abbia commentato, “maybe, but I was higher”. Di conseguenza, nessuna riduzione di pena per Colpa non significativa e due anni di sospensione. Colpa, non dolo, dunque, con relativa sanzione di due anni e non quattro perché, trattandosi di “sostanza specificata”, ricadeva sull’ITF l’onere di provare la volontarietà (viceversa è l’atleta a dover dimostrare l’assunzione involontaria). Il Tribunale Indipendente non era però convinto, al richiesto livello di “ragionevole soddisfazione”, che Arklon intendesse barare, vale a dire ottenere un ingiusto vantaggio agonistico.
Cosa abbiamo “imparato”
Considerando le due diverse conclusioni nei casi dei fratelli Huertas e che, quando si pasteggia a (presunte) bistecche agli steroidi, l’ITIA consiglia addirittura di farlo in compagnia, possiamo concludere che, dal punto di vista dell’antidoping, durante un torneo è meglio mangiare della carne contaminata che farsi una canna. Evitiamo invece di esprimerci dal punto di vista delle conseguenze per la salute, anche perché non siamo qui per accendere infervorate discussioni. E nemmeno sigarette sospette.
