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Reading: C’era una volta, e forse non c’è più, Stefanos Tsitsipas
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C’era una volta, e forse non c’è più, Stefanos Tsitsipas

Erede designato dalla “Lost Generation”, Stefanos difende a Dubai l’ultimo titolo della sua carriera con l’ombra dell’uscita dalla Top 40. Tra limiti tecnici, scelte tormentate e fragilità private, è arrivato al bivio decisivo della sua parabola

Ultimo aggiornamento: 24/02/2026 10:52
Di Carlo Galati Pubblicato il 24/02/2026
6 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Rotterdam, NL, 12th February, 2026. ROTTERDAM, NETHERLANDS - DAY 4: Stefanos Tsitsipas (GR) during the Round of the ABN AMRO OPEN ATP500 at Ahoy Arena on February 12 against Botic Van De Zandschulp (NL), 2026 in Rotterdam, Netherlands. (Photo by Carlo Casalini) Credit: Carlo Casalini/Alamy Live News

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C’era una volta Stefanos Tsitsipas, il ragazzo che sembrava destinato a cambiare l’ordine del tennis, o meglio, uno dei ragazzi destinati a farlo. Da oggi difende a Dubai l’ultimo titolo della sua carriera, con il rischio concreto di uscire dalla Top 40, una caduta che fotografa il tempo presente e che va oltre ogni statistica: non possiamo più parlare di passaggi a vuoto, ma del simbolo di una traiettoria che si è piegata su se stessa. Forse per sempre.

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Un’evoluzione rimasta a metàTra fragilità private e il bivio di Dubai

Eppure la memoria non è poi così corta. È lo stesso Tsitsipas che nel 2018 vinse le Next Gen Finals a Milano e, dodici mesi dopo, il titolo dei “grandi” alle ATP Finals di Londra battendo Thiem in finale: una doppietta consecutiva mai riuscita a nessuno. È lo stesso giocatore capace di dominare Montecarlo nel 2021, nel 2022 e poi ancora nel 2024, uno che sulla terra sembrava avere un linguaggio tutto suo. E come dimenticare le finali Slam perse solo da quel mostro di Novak Djokovic, forse il più implacabile dei dominatori contemporanei? In quel percorso c’era un filo logico, una crescita, una promessa. Oggi quel filo sembra essersi spezzato definitivamente.

Reduce dai quarti a Doha, vittoria su Medvedev, stop con Rublev, il greco si presenta negli Emirati con la pressione di chi deve difendere 500 punti e insieme la propria identità sportiva. “La salute è la cosa più importante nella vita e finalmente mi sento bene”, ha spiegato. “Posso giocare per più giorni consecutivi senza dolore alla schiena, e questo mi permette di concentrarmi solo sul tennis”. Parole che potrebbero raccontare di una possibile rinascita ma che riflettono anche la fragilità di questi ultimi mesi: acciacchi fisici, fiducia evaporata e risultati sempre più intermittenti. Il calendario dei punti da difendere vede in Dubai l’ultimo macigno da difendere. 

Un’evoluzione rimasta a metà

Il problema non è soltanto fisico: è tecnico, mentale, umano. Tsitsipas è rimasto a metà strada nella sua evoluzione: il rovescio a una mano, marchio di fabbrica, non ha trovato le contromisure necessarie contro il tennis moderno; il servizio non è diventato un’arma definitiva; le scelte di campo sono rimaste legate a un’idea romantica, a tratti splendida ma poco funzionale alla brutalità del circuito. Poi le decisioni fuori dal campo: la rottura con il padre Apostolos, l’arrivo di Ivanisevic e il successivo strappo, con accuse pubbliche e repliche piccate, fino al ritorno all’origine. Una confusione che si è riflessa direttamente nel rendimento.

Il campo, intanto, non aspetta. L’ultima stagione è stata durissima: a parte il titolo di Dubai, solo eliminazioni premature e Slam vissuti da comprimario. Il problema non è perdere, nel tennis è la normalità, ma non riuscire più a incidere, a cambiare inerzia, a imporre il proprio ritmo. Tsitsipas è diventato un giocatore leggibile, meno sorprendente, quasi prevedibile in un circuito che corre a velocità doppia rispetto a qualche anno fa; semplicemente a quella velocità non è riuscito a trovare contromisure.

Tra fragilità private e il bivio di Dubai

Anche la vita privata ha avuto un peso. La fine della relazione con Paula Badosa ha lasciato un segno evidente, tra messaggi criptici sui social e un senso di smarrimento difficile da nascondere. “Le persone non cambiano davvero. Diventano solo più brave a nascondere ciò che non vogliono che tu veda”, ha scritto in uno dei suoi post. Oggi, però, qualcosa sembra essere cambiato: accanto a lui c’è Kristen Thoms, ex tennista universitaria diventata modella, presenza discreta ma costante nelle ultime settimane. Un nuovo equilibrio sentimentale che potrebbe aiutarlo a ritrovare serenità dopo mesi turbolenti.

E allora la domanda torna, inevitabile: che fine ha fatto quel giocatore meraviglioso? Forse non è scomparso, forse è soltanto intrappolato in una fase di passaggio, tra la nostalgia di ciò che è stato e la fatica di reinventarsi. Lui stesso lo ha ammesso: “Sono entrato in una fase diversa della mia vita, mi sento più saggio. Voglio godermi questo momento, perché tutto cambia molto in fretta”. 

Dubai, quindi, non è soltanto uno dei  tornei del circuito: è un bivio. Provare a difendere con dignità quel titolo significa difendere una parte della propria storia, ma soprattutto dimostrare che il futuro non è già scritto. Perché nel tennis il talento non può scomparire, ma la fiducia in se stesso, quella, sì. C’era una volta Stefanos Tsitsipas. E forse, da qualche parte, c’è ancora. Sta a lui decidere se tornare protagonista o restare prigioniero del ricordo di ciò che è stato, il tempo, quello sì, non aspetta più.


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TAGGED:evidenzaStefanos Tsitsipas
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