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Quattro temi dai WTA 1000 di Doha e Dubai

Il ritorno al successo di Karolina Muchova, il carattere speciale di Victoria Mboko, la crescita di Antonia Ruzic e altro ancora

Ultimo aggiornamento: 24/02/2026 10:28
Di AGF Pubblicato il 24/02/2026
26 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Muchova e Mboko - WTA Doha 2026 - Via X @NBOToronto

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3) Il carattere di Victoria Mboko

In questa occasione non voglio trattare in modo approfondito di Victoria Mboko, la finalista di Doha, perché non credo di averla ancora del tutto inquadrata sul piano tecnico. Naturalmente mi sono fatto delle opinioni, ma non l’ho seguita abbastanza per averle completamente a fuoco. Desidero però raccontare la sensazione che mi comunica il suo modo di stare in campo; o, detto in altre parole, il suo atteggiamento agonistico.

Comincio subito dal giudizio sintetico: era da alcuni anni che non mi imbattevo in una nuova giocatrice capace di trasmettere la stessa forza caratteriale durante le partite. E non mi riferisco alle partite che Mboko ha disputato in occasione del successo in casa a Montreal 2025, con tutto il pubblico che la sosteneva; quella è stata una situazione speciale che non può fare testo, anche perché il Tour approda in Canada solo una volta all’anno. No, mi riferisco agli altri match, inclusi quelli che ha perso. Perché anche quando si è trovata sotto nel punteggio, in situazioni quasi compromesse, Victoria mi ha comunque trasmesso attraverso il body language l’idea che lei fosse sempre convinta che il punteggio potesse essere ribaltato, e la vittoria possibile. E lo faceva quasi sempre senza ricorrere a grandi esultanze o a gesti eclatanti, ma attraverso una fermezza e una compostezza perfino più efficaci.

Questa totale convinzione nei propri mezzi, emersa già nelle partite del 2025, è apparsa evidente quest’anno nell’occasione più ardua. Mi riferisco al confronto di quarto turno dell’Australia Open contro Sabalenka. Mboko aveva di fronte la numero 1 del mondo, che a Melbourne raggiunge ormai da quattro edizioni la finale, grazie a un tennis dominante. Sabalenka è arrivata a condurre per 6-1 4-1 e servizio: una situazione che avrebbe “ammazzato” chiunque. Chiunque ma non Victoria.

Lei ha continuato a tenere il campo decisa, concentrata, senza dare segni di cedimento. E sono convinto che Sabalenka l’abbia percepito: la partita non era così chiusa come il punteggio suggeriva, perché l’avversaria non aveva la minima intenzione di farsi da parte. La tensione ha cominciato a incrinare le certezze di Aryna, e così Mboko è riuscita a risalire la china, salvando tre match point; e finendo sì per cedere, ma solo al tiebreak dopo avere realmente preoccupato la numero 1 del mondo.

Scrivevo sopra che non vedevo una nuova giocatrice caratterialmente così “tosta” da alcuni anni. Per la precisione direi sei-sette anni, perché il sottinteso si riferisce alla giovane Sofia Kenin. Lasciate stare la Kenin di oggi, che è, in sostanza, una tennista mentalmente del tutto diversa da quella degli esordi nel Tour, e tornate con la memoria a quella del periodo 2018-20. Quella Kenin era una giocatrice che non disponeva di una tennis poi così travolgente sul piano fisico-tecnico, ma era però fortissima sul piano mentale.

Non conosceva la paura o il dubbio. La ricordo capace di battere Serena Williams al Roland Garros 2019, senza farsi sovrastare dal carisma e dalla personalità di una avversaria di tale spessore: quel giorno Sofia giocava meglio di Serena, e ha finito per vincere in due set, 6-2, 7-5. Punto e basta. Ma anche quando perdeva, proprio come capita oggi a Mboko, perdeva sul piano del rendimento, ma senza essere “messa sotto” su quello mentale.

Questo perché Kenin aveva affrontato il circuito WTA senza nemmeno concepire l’idea del complesso di inferiorità. Poteva andare male il singolo match, ma non lasciava scalfitture nella sua autostima. Ashleigh Barty la batteva 6-0 al terzo set in quello stesso Roland Garros del 2019, vincendo poi anche il titolo? Per Sofia era solo una giornata che poteva finire meglio; tanto è vero che in Australia, qualche mese dopo, si prendeva la rivincita contro la stessa numero 1 Barty davanti al pubblico di Melbourne, e poi proseguiva il proprio cammino conquistando lo Slam.

Un’altra giocatrice che ha esordito nel circuito comunicando una totale fiducia in sé stessa è stata Garbiñe Muguruza (degli esordi di Muguruza ho scritto QUI). Anche lei, come Kenin, poi nel corso della carriera ha cambiato il modo di stare in campo, ma quella delle prime stagioni sul circuito maggiore era altrettanto convinta di sé stessa. Una sicurezza che era quasi spavalderia.

La giovane Mboko, la giovane Kenin, la giovane Muguruza: tenniste accomunate dalla capacità di comunicare la sensazione di non essere inferiori ad alcuna, un atteggiamento che contribuisce a mettere ulteriore pressione alle avversarie. Non è difficile intuire perché questa speciale convinzione è una caratteristica specifica di alcune esordienti. Innanzitutto chi approda nel circuito maggiore ha alle spalle alcune stagioni ai livelli inferiori ricche di successi, che possono favorire la crescita della propria autostima. In più sembra a tutti logico, e perfino inevitabile, che chi ha appena cominciato ad affrontare le giocatrici più forti del mondo ci possa perdere. Di conseguenza in questi casi la sconfitta è molto più facile da metabolizzare: perché non è una certificazione definitiva di inferiorità, è piuttosto un passaggio quasi inevitabile nel processo di crescita. L’idea sottintesa è che, a causa della gioventù e dell’inesperienza, si perde oggi ma si vincerà domani.

Ovviamente i problemi possono emergere quando ci si lascia alle spalle questa prima fase; con la maturità arriva la stagione delle aspettative da non tradire, e delle conferme obbligatorie. Si tratta del periodo in cui le sconfitte fanno più male e cominciano a lasciare ferite profonde, complicate da rimarginare. Per questo è quasi impossibile riuscire a mantenere la stessa forza caratteriale per tutto l’arco di una carriera. Ma questo è un discorso prematuro per Mboko: fino a che la totale convinzione rimane viva, si possiede un’arma in più che aiuta a esprimere il massimo delle proprie potenzialità, a volte riuscendo perfino a sopperire a eventuali limiti fisico-tecnici.

a pagina 4: Serendipity: Antonia Ruzic

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