Pellegrino l’orgoglio senza pregiudizio: “Con Sinner devi rischiare tutto, non ti lascia respirare”

Il pugliese esce sconfitto 6-2 6-3 agli ottavi di finale, ma lascia il Foro Italico tra gli applausi dopo una settimana da sogno partita dalle qualificazioni. “La sua mentalità è fuori dal normale”

Di Carlo Galati
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Andrea Pellegrino - Roma 2026 (foto Francesca Micheli)

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La splendida avventura di Andrea Pellegrino ali Internazionali d’Italia durata quasi due settimane, passata per le qualificazioni lascia, termina agli ottavi di finale, battuto dal numero uno del mondo Jannik Sinner per 6-2 6-3, ma con la sensazione di essersi preso qualcosa di importante davanti al Centrale pieno del Foro Italico. Il pugliese, in conferenza stampa, ha raccontato tutta la difficoltà di affrontare il miglior giocatore del mondo, ma anche l’orgoglio per essere riuscito, col passare dei game, a sciogliersi e giocare il suo tennis.

“All’inizio è stato un po’ difficile perché sono entrato abbastanza teso”, ha spiegato Pellegrino in conferenza stampa. “Era una situazione nuova per me, giocare sul Centrale pieno, qui a Roma, con il giocatore più forte del mondo. Però dopo un po’ sono riuscito a sciogliermi e anche a godermi la partita”. Perché contro Sinner, racconta Andrea, non c’è mai davvero il tempo di respirare. “Ti toglie il fiato in tutti i punti. È un martello, sta lì, non ti regala niente”. Eppure, soprattutto nella parte centrale del secondo set, Pellegrino è riuscito anche a far correre il numero uno del mondo, prendendosi gli applausi del pubblico romano. “C’è stato un momento in cui facevo veramente fatica perché non vedevo un lato del campo dove potessi fargli male. Dritto, rovescio, servizio, risposta: è impressionante. Ho cercato allora di alzare il rischio e in alcuni momenti ha pagato”.

“La sua mentalità è il vero talento”

La risposta più significativa, però, Pellegrino la dà quando gli viene chiesto quale sia la cosa che gli abbia dato più fastidio del tennis di Sinner. “Tutto”, risponde sorridendo. Poi approfondisce il concetto. È talmente completo sotto tutti i punti di vista che non c’è una sola cosa che ti mette in difficoltà. Serve in maniera incredibile, soprattutto nei momenti importanti, con una percentuale di prime impressionante”. Ma per il pugliese il vero segreto del dominio di Sinner non è tecnico. È mentale. “La sua mentalità è la cosa che fa la differenza con tutti gli altri giocatori”, dice Pellegrino. “Un ragazzo di 24 anni che vince da mesi senza praticamente perdere set o partite… la gente forse non si rende conto di quanto sia difficile competere ogni giorno nel tennis. Ci sono mille variabili, puoi svegliarti stanco o con un dolore. Lui anche in quei momenti riesce sempre a tirare fuori il meglio di sé. Penso sia un talento che ha solo lui nel mondo”.

Parole che raccontano bene anche il livello raggiunto oggi dal circuito. Pellegrino, infatti, ha voluto sottolineare quanto sia complicato emergere anche partendo dalle retrovie del ranking. Come io da numero 150 del mondo ho vinto tre partite in un Masters 1000, allo stesso modo puoi perdere con giocatori molto più indietro in classifica. Il livello è altissimo ovunque, anche nei Challenger e nelle qualificazioni”. Una riflessione perfetta nella sua semplicità, da giocatore che conosce bene il peso della quotidianità nel tennis lontano dai riflettori del grandissimo circuito.

Il lavoro sul servizio e la nuova aggressività

Dietro alla miglior settimana della carriera di Pellegrino c’è anche un cambiamento tecnico importante. “Abbiamo lavorato soprattutto sul servizio e sul dritto”, ha raccontato il pugliese. “Ma soprattutto sul fatto di avvicinarmi alla riga. Prima giocavo molto in difesa, invece a questi livelli devi prenderti il punto e stare più vicino al campo, altrimenti contro certi giocatori resti cinque metri dietro e non ne esci più”. Una crescita evidente anche a Roma, dove Andrea ha mostrato personalità e coraggio contro avversari più quotati.

E quando gli viene fatto notare come il suo percorso, partito dalle qualificazioni senza wild card, abbia avuto più peso di quello di altri italiani entrati direttamente in tabellone, Pellegrino evita qualsiasi paragone. “Non devo dimostrare niente a nessuno se non a me stesso”, conclude. “Mi piace competere a questi livelli, ma non faccio gare con gli altri italiani. Penso alla mia strada e vado avanti”. E la sua strada vuol dire qualificazioni al Roland Garros, da settimana prossima. Ci sarà da soffrire di nuovo e, si spera, da gioire. La fiducia c’è.

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