PREMIUM WTA 1000 Roma: la migliore Svitolina di sempre?

Agli Internazionali d’Italia si pensava che il successo potesse andare a Swiatek, Gauff, Sabalenka o Rybakina; e invece a mettere d’accordo tutti è stata una vecchia conoscenza del torneo romano

Di AGF
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Elina Svitolina - Roma 2026 (foto X @InteBNLdItalia)

E così Svitolina è approdata in finale contro Gauff. Coco aveva regolato in due set la sorpresa del torneo Sorana Cirstea (che aveva eliminato Sabalenka), ed era di nuovo considerata favorita dai bookmaker: 1,60 a 2.30. Del resto Gauff è la campionessa in carica del Roland Garros, e aveva già raggiunto la finale lo scorso anno (battuta da Jasmine Paolini). Si prospettava un match particolarmente duro sul piano fisico, tra giocatrici con diversi tratti in comune: entrambe molto forti in difesa, capaci di coprire il campo come poche, ma che quando hanno l’occasione sanno anche cercare il vincente. E tutte e due con il rovescio come colpo più efficace, mentre il dritto a volte funziona e altre volte invece può portare a qualche errore di troppo. Ma soprattutto con in comune una dote caratteriale: la capacità di dare il meglio quando il confronto si fa serrato.

Dopo i primi game di rodaggio un po’ deludenti, il match è entrato nel vivo e ha offerto quanto ci si attendeva: diversi scambi molto intensi, anche dal ritmo alto, spesso allungati oltre i dieci colpi proprio per la qualità difensiva di entrambe. Nel primo set Gauff è partita meglio, e sul 4-2 ha avuto persino tra occasioni per portarsi sul 5-2 con doppio break di vantaggio; ma come già nei match precedenti, Svitolina ha reagito, infilando poi quattro game consecutivi. Di nuovo determinante il confronto sulle palle break: Svitolina ne ha salvate 8 su 10, Gauff 0 su 3.

Ma sappiamo che Gauff non è certo il tipo da farsi demoralizzare per un set girato male; Coco ha tenuto testa all’avversaria nel secondo set e se lo è aggiudicato in volata al tiebreak. Esito per nulla sorprendente: tra due grandi agoniste non è infrequente che quella in svantaggio trovi motivazioni ancora più forti per allungare la partita al set decisivo.

E così siamo arrivati al terzo set. Per ritrovare una finale degli Internazionali d’Italia decisa in tre set si doveva risalire al 2017, quando proprio Svitolina aveva sconfitto Halep 4-6 7-5 6–1. Personalmente ero curioso di capire se, in un match così duro sul piano fisico, la differenza di età avrebbe inciso; ricordo che Svitolina è nata nel settembre 1994, mentre Gauff nel mese di marzo del 2004: quasi dieci anni di scarto. E invece è stato proprio un passaggio a vuoto di Coco nel cuore del terzo set a scavare il solco decisivo: Svitolina è salita 5-2 ed è riuscita a chiudere al terzo match point, dopo avere di nuovo salvato tre palle break. 6-4, 6-7(3) 6-2 il punteggio finale in 2 ore e 52 minuti di lotta davvero intensa.

Ancora una volta Svitolina ha il solito dato favorevole che illustra al meglio l’eccezionale tenuta mentale mostrata durante l’ultimo impegno romano: palle break salvate 14 su 17. Gauff invece si è fermata a 9 su 15. A conti fatti, nei tre match conclusivi del torneo Elina ha concesso una quantità di palle break non da poco: 53; però ne ha salvate ben 41 (77,4%) e questo ha fatto la differenza. Si giocava sulla terra battuta, e quindi l’alto numero di palle break non è così inconsueto, ma a risultare determinante è come le ha giocate, e quante ne ha salvate.

Come è stata la finale romana? Secondo me è stata una bella partita, con qualche inevitabile momento di flessione (in quasi tre ore di tennis è del tutto fisiologico) però complessivamente ben giocata e ricca di scambi di qualità. Sia Elina che Coco hanno colpito piuttosto bene con il dritto: di sicuro rimane il loro colpo più debole, ma nel match di sabato non è stato così penalizzante come in altre occasioni. E sul piano emotivo la partita ha mantenuto quanto prometteva, cioè un confronto tra due delle più forti agoniste del circuito.

Ma il confronto è stato interessante anche sul piano tattico, visto che le contendenti proprio per le caratteristiche tecniche simili dovevano decidere con attenzione quando insistere sulla diagonale più forte (quella sinistra dei rovesci) e quando su quella più debole (quella destra dei dritti) e, ovviamente, quando provare a cambiare lungolinea. In più nella seconda parte di match, con l’obiettivo di introdurre nuove soluzioni, entrambe hanno provato a muovere gli scambi sulla verticale; e così abbiamo cominciato a vedere con più frequenza palle corte, discese a rete e, nel finale di match, persino dei serve&volley da parte di Gauff.

Già mi immagino la replica di chi ha posizioni più critiche sulla qualità del match: i numeri ufficiali dicono che, a fronte di 74 vincenti, ci sono stati ben 129 errori non forzati. Nel dettaglio: Gauff ha chiuso con un saldo di -31 (36/67) Svitolina di -24 (38/62). Sulla specifica questione avrei però due argomenti per confutare il giudizio negativo. Il primo è che quando si affrontano giocatrici particolarmente forti in difesa è quasi inevitabile che il numero dei vincenti diminuisca, e che lo scambio si concluda più spesso con un errore; è proprio la superiore capacità di coprire il campo a dirottare le statistiche verso un saldo apparentemente meno qualitativo.

Il secondo argomento è invece più legato al criterio di valutazione dei colpi: nel tennis non è poi così scontato stabilire se un errore è davvero gratuito oppure no; e ci sono una infinità di variabili e di sottigliezze che possono rendere un giudizio border line; in questi casi il metro può diventare molto soggettivo e influire parecchio sulle statistiche generali. Lo sottolineo soprattutto per questo match perché abbiamo il precedente della finale di Roma dello scorso anno che mi aveva lasciato molti dubbi.

Ne avevo parlato dodici mesi fa nell’articolo dedicato a Paolini. Secondo i dati ufficiali, il numero totale di errori non forzati delle protagoniste della finale del 2025 era: Paolini 20 gratuiti, Gauff 55. Totale 75. Allora avevo scritto che mi sarebbe piaciuto poter disporre di qualche valutazione alternativa per vedere che numeri proponeva. Dopo che l’articolo era stato pubblicato, ho monitorato il sito tennisabstract.com, che da molti anni compie un interessante lavoro di analisi dei match, ma che non pubblica “in tempo reale” le proprie statistiche. Ebbene, secondo il giudizio di tennisabstract (tabellino stilato proprio da Jeff Sackmann, il fondatore del sito) i gratuiti di Paolini sarebbero stati 16 e quelli di Gauff 44. Se fate la somma, risultano 60 gratuiti invece di 75: esattamente il 25% in meno; uno scostamento considerevole.

Il criterio di valutazione degli errori non forzati rimane un punto controverso del tennis; e chissà che in futuro non sia una intelligenza artificiale a trovare una linea di giudizio omogenea e costante per tutto il circuito. Nell’attesa rimane il fatto che, a volte, anche i dati ufficiali sul singolo torneo possono apparire non del tutto convincenti.

Insomma, per me, a dispetto dei numeri, la finale 2026 è stata una partita più che buona. Tanto che al termine dell’incontro mi sono domandato se la Svitolina di Roma 2026 non andasse considerata la migliore versione di Elina mai vista su un campo da tennis; perché rispetto al suo picco dello scorso decennio ha dimostrato di essere sempre efficacissima in difesa, ma anche di riuscire a misurarsi alla pari con le tenniste delle nuove generazioni sul piano del ritmo, della spinta e del desiderio di trovare il vincente quando si presentano le occasioni. E insieme a tutto questo continua a dare prova di una forza di carattere e di una tenuta agonistica molto superiore alla media: in questo era così nel 2017, e non è da meno nel 2026.

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