Sabalenka: “A 28 anni penso di aver già vissuto di tutto. Le ucraine non mi stringono la mano? Lo rispetto”

"Da giovane mi dicevano che ero stupida" ricorda Aryna Sabalenka, che non schiva i temi delicati come le morti del padre e dell'ex. E sugli ucraini: "Per tanto tempo siamo stati fratelli, ora c'è un muro tra di noi"

Di Beatrice Becattini
12 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Aryna Sabalenka - Madrid 2026 (foto X @MutuaMadridOpen)

Sabalenka sulle colleghe ucraine: “Rispetto la scelta di non stringere la mano, ma non comprendo tutto l’odio che mi arriva”

In seguito, la numero 1 WTA analizza quanto sia cambiata nella gestione delle emozioni. “Se vedo un obiettivo, devo raggiungerlo, e non esiste un’altra strada. È una parte della mia personalità che può farmi impazzire, ma che può anche spingermi in una vera modalità combattiva e aiutarmi a giocare con passione. Sono le due facce della medaglia”.

Pur rimanendo caparbia e testarda – lo imputa al segno zodiacale del toro – adesso il rapporto con il suo io interiore è più regolare. Ricorda come fosse prassi che si lasciasse travolgere dalle emozioni e come il lavoro psicologico con un professionista sia stato essenziale.
“Quando ero giovane mi emozionavo, e poi mi arrabbiavo con me stessa per essermi emozionata” dichiara. Ora capisco che va bene buttare la racchetta. Va bene urlare qualcosa. Va bene impazzire un po’ se senti che stai trattenendo troppo. A volte devi semplicemente lasciar uscire tutto, svuotarti, per essere pronta a ricominciare e giocare il match. Sì, a volte sembra brutto e terribile, ma per me è necessario per restare dentro la partita“.

Sabalenka si addentra poi in un terreno spinoso. Dal 2022, anno dell’invasione dell’Ucraina da parte della Russia, le tenniste del Paese offeso hanno smesso di stringere la mano a fine match alle colleghe russe e bielorusse – la Bielorussa è uno degli alleati di Putin.
Rispetto questa posizione. So che non è qualcosa di personale. Stanno mandando un messaggio” rivela. Ma è stato difficile, per la quantità di odio che ricevevo dalle persone nel circuito. Un allenatore è andato fuori di testa con me, dicendo che sono io quella che lancia le bombe”.

Aryna è stata accusata a più riprese di non aver fatto abbastanza per palesare la sua contrarietà al conflitto, con prese di distanza solo di circostanza e poco sentite.
È ovvio che voglio la pace per tutti. Non voglio che questa guerra accada. Dovrebbero sedersi a un tavolo e, con dei negoziati, sistemare questa situazione” puntualizza. Ma penso anche che lo sport sia una piattaforma e un luogo in cui possiamo unirci, non combattere tra noi come se fossimo in una nostra guerra. Stare insieme, mostrare pace. Per tanto tempo ucraini e bielorussi sono stati come fratelli e sorelle. Siamo la stessa cosa. Siamo tutti legati da vicino. E ora c’è un muro enorme tra noi e non so se scomparirà mai.

La numero 1 del mondo si lascia andare poi al dispiacere che l’odio online le provoca. “[…] Chiedo al mio manager: “Ma la gente mi odia davvero così tanto?” Poi entro nello stadio e sento tutto il sostegno e capisco che online sono in pochi, ma fanno tantissimo rumore”. La 28enne di Minsk sa di essere una figura esposta, non solo perché la migliore giocatrice, ma anche per l’uso compiaciuto che fa dei propri canali social. Tuttavia, non comprende cosa spinga le persone, che si celano perlopiù dietro account anonimi, a insultare e augurare il peggio: “C’è qualcosa che non va su questo pianeta”. Ma a Aryna non interessa piacere a tutti.

CONTINUA A LEGGERE

Leave a comment