Ignacio Buse è arrivato ad Amburgo da numero 57 del mondo e ne uscirà da Top 50, con il ranking che racconta solo una parte di questa che è la storia della settimana. Perché il 22enne peruviano non ha semplicemente messo in fila, una dietro l’altra quattro vittorie importanti nel main draw, partendo dalle qualificazioni: ha dato una scossa al torneo, ha acceso il pubblico del Rothenbaum, ha costretto anche i media tedeschi ad accorgersi di lui. La Morgen Post di Amburgo ha scritto che “ha conquistato i cuori degli appassionati”, e non è solo una formula da cronaca locale. Buse ha conquistato perché gioca un tennis riconoscibile: propositivo, brillante, d’attacco, con l’idea costante di prendersi il punto prima che il punto prenda lui.
Non aspetta troppo, non si limita a restare dentro lo scambio, non recita la parte del comprimario felice di essere nel tabellone principale di un 500. Entra in campo per comandare, con l’esuberanza dei suoi 22 anni, anche quando davanti trova giocatori più abituati di lui a questi palcoscenici. Al primo turno ha eliminato Flavio Cobolli, campione in carica e allora numero 12 del mondo: col senno di poi la gravità della sconfitta è ridimensionata, considerando anche che, in carriera, con i giocatori italiani, il buon Ignacio ha uno score di 18 vittorie su 22 incontri (quest’anno ha sconfitto anche Sonego a Roma e Berrettini a Marrakech). Poi ha superato Jakub Mensik, risultato che gli ha permesso di entrare per la prima volta tra i primi cinquanta; ha rimontato Ugo Humbert, battuto 6-3, 5-7, 6-3 dopo essere stato sotto 0-3 nel terzo set. Da quel momento ha vinto sei giochi consecutivi, trasformando una partita quasi scivolata via nella vittoria più emozionante della sua settimana tedesca. E venerdì ha facilmente gestito la pratica Kovacevic, rifilando un 6-1 6-4 all’americano.
Dal Perù alla Top 50: la scalata di “Nacho”
Buse, per tutti “Nacho”, diminutivo affettuoso e comunissimo in spagnolo per chi si chiama Ignacio, ha costruito questa settimana partendo da lontano. Da junior era già stato numero 9 del mondo, con una finale al Roland Garros e una semifinale allo US Open in doppio ragazzi insieme al connazionale Bueno. Poi la scelta del professionismo, dopo che l’ipotesi college negli Stati Uniti si era complicata per questioni legate al visto. Da lì è cominciata la strada vera, quella meno luminosa e più formativa: tornei ITF, Challenger, trasferte, classifiche da inseguire. Nell’ottobre 2023 ha vinto il primo titolo ITF a Mendoza, poi nel 2025 ha conquistato due Challenger, a Heilbronn-Bad Rappenau e Siviglia, prima di entrare in Top 100 nel gennaio 2026.
Un passaggio non banale, perché Buse è diventato il sesto peruviano nell’era del ranking computerizzato ATP a riuscirci, dopo Pablo Arraya, Jaime Yzaga, Carlos Di Laura, Luis Horna e Juan Pablo Varillas. In Coppa Davis aveva già dato un segnale forte battendo nel 2024 Nicolas Jarry, allora numero 20 del mondo: “Non ero affatto il favorito. Io credevo in me stesso, ma non c’è dubbio che mi abbia dato un’enorme fiducia”, aveva raccontato a CLAY.
Adesso il salto è ancora più netto: ad Amburgo è diventato il primo finalista peruviano nel circuito maggiore dai tempi di Luis Horna a Vina del Mar 2007.
Il Perù in tribuna, gli studi online e Rublev a Parigi
Buse non è soltanto classifica e risultati. Vive e si allena a Barcellona, alla TEC Carles Ferrer Salat Academy, ma continua a tenere insieme tennis e formazione: studia online economia aziendale con l’obiettivo di laurearsi, una scelta non banale per chi sta vivendo la fase più intensa della propria crescita nel circuito.
Nel frattempo prova anche a imparare a cucinare, seguendo le orme dello zio chef, pur dovendo fare i conti con le limitazioni alimentari di un atleta professionista. Il calcio lo segue senza particolare ossessione: tiene d’occhio l’Universitario de Deportes di Lima e, da quando vive in Spagna, anche il Barcellona. Il tennis, invece, è diventato il suo modo di rappresentare qualcosa di più ampio. Lo ha spiegato bene quando ha raccontato il desiderio di vedere questo sport più accessibile in Perù: “Lo vedono ancora come uno sport per persone ricche, quando in realtà è molto semplice: basta un campo, qualche racchetta, una rete e via”.
Ad Amburgo quel legame si è sentito anche fisicamente, tra bandiere, cori e messaggi arrivati da lontano. Dopo il successo con Humbert, Buse non ha nascosto l’emozione: “Un messaggio per il Perù: grazie per tutto il sostegno. Questa settimana è una delle più speciali della mia vita. I peruviani siamo pazzi, siamo ovunque. Ho ricevuto tantissimi messaggi e voglio ringraziare i tifosi peruviani”. Ora resta da capire quanto lungo possa diventare questo viaggio. Al Roland Garros, dove arriverà da Top 50, lo aspetta subito Andrey Rublev, numero 13 del mondo ed ex numero 5. Un debutto durissimo, ma perfettamente coerente con la nuova dimensione di Buse: quella di un giocatore che non si accontenta più di partecipare alla storia degli altri, perché sta già iniziando a scrivere la propria. Sulla terra di Amburgo per ora, poi si vedrà.
