Matteo Arnaldi giocherà una semifinale Slam. La sua prima, al Roland Garros 2026. Sfiderà Flavio Cobolli, in una partita tra due grandi amici, che si sono sfidati la prima volta quando di anni ne avevano 12. E ora si contenderanno una finale Major. Con anche la delusione, per il ligure, di esser andato avanti a causa del ritiro di Matteo Berrettini. Apparso molto male in conferenza stampa. Ma in ogni caso, per Arnaldi, la giornata rimane indimenticabile.
D: Matteo, non è il modo in cui avresti voluto vincere, ma come ti fa sentire essere per la prima volta in semifinale in uno Slam?
Arnaldi: “Sicuramente non è la partita che mi aspettavo e che volevamo vedere, ma sono molto contento della mia prestazione, di come sta andando il torneo ed è pazzesco pensare che sono in semifinale, quindi sono solo contento per questo. Mi dispiace per Matteo, ci alleniamo spesso insieme a Montecarlo ed è difficile vederlo così, però allo stesso tempo ha giocato un torneo incredibile, è tornato a un grande livello e adesso arriva la stagione sull’erba, dove gioca il suo miglior tennis, quindi sono sicuro che tornerà ancora più forte“.
D: Se non sbaglio ti mancano ancora 23 minuti in campo per battere il record assoluto di tempo in campo in uno Slam, superando le 20 ore. Se giochi almeno 23 minuti nella prossima partita, in semifinale, farai il record. Pensi di farcela? E pensi di avere ancora energie per giocare altre due partite qui?
Arnaldi: “In realtà mi sento abbastanza bene. Ovviamente oggi era un punto di domanda perché arrivavo da due partite lunghe di fila, però per la prima volta ieri non ho giocato a tennis: sono solo venuto qui, ho fatto fisioterapia e un po’ di lavoro in palestra e oggi mi sentivo abbastanza bene, quindi non posso lamentarmi. Ho giocato tanto, ma allo stesso tempo sono contento di stare in campo e di passare tempo in campo perché mi era mancato giocare. Sicuramente mi è rimasta ancora un po’ di energia per le prossime partite“.
D: Giocherai contro Cobolli in semifinale. Puoi spiegare che rapporto hai con lui e se avete giocato spesso quando eravate più giovani, le partite tra te e Flavio?
Arnaldi: “Siamo buoni amici, ci alleniamo spesso insieme. Abbiamo giocato tanto fin da quando avevamo 11-12 anni, quindi ci conosciamo molto bene. Sarà sicuramente una partita dura. Abbiamo giocato entrambi tante partite, io forse un po’ di più in questo torneo, però l’anno scorso abbiamo giocato qui, ha vinto lui in quattro set e ci siamo affrontati spesso anche nei Challenger. Spero che sarà una bella battaglia e allo stesso tempo una bella partita da vedere e da vivere in campo per entrambi. È difficile ricordare la primissima volta, ma sicuramente qualche campionato italiano Under 10 o Under 11, qualcosa del genere“.
D: Sei il giocatore che, dal ’91, arriva in semifinale di uno Slam avendo passato più ore in campo. So che sei molto scrupoloso per quanto riguarda mobilità e prevenzione. Ci puoi portare un po’ dentro il lavoro che stai facendo? Per esempio, cosa accade ora dopo questa conferenza stampa?
Arnaldi: “Mi piace prendermi cura di me stesso e passare tanto tempo sia in palestra che in campo. Sicuramente non è stato un periodo facile perché non riuscivo a fare quello che volevo per il problema che ho avuto, però ho cercato di fare tutto quello che mi è stato detto, stiamo ancora lavorando. L’ho sempre detto, non sono ancora al cento per cento, però sto molto meglio, questo mi permette di giocare, quindi non posso lamentarmi. Adesso ci sarà del tempo da passare in palestra, subito dopo la partita, e domani sarà un altro giorno in cui cercherò di recuperare ancora dal match precedente e da questo. Oggi pensavo di stare nettamente peggio, invece mi sentivo molto bene, quindi sono veramente contento del lavoro che abbiamo fatto e di come sta andando tutto“.
Vanni Gibertini: Non hai avuto un tabellone semplice fin dal primo turno. C’è stato un momento in questo percorso in cui hai avuto la sensazione che questo torneo potesse diventare un torneo speciale?
Arnaldi: “No, sinceramente no. Come ho ripetuto dal primo giorno, sono arrivato qua con l’idea di giocare tante partite, di sentirmi di nuovo bene in campo e stavo iniziando a sentirmi di nuovo bene dopo Cagliari e Roma. Avevo ritrovato un po’ di fiducia in me stesso e nel mio tennis, perché prima c’erano tanti punti di domanda ogni volta che entravo in campo. Questa era la cosa principale per cui sono venuto qui e il modo in cui ho interpretato il torneo.
Poi, piano piano, mi sentivo sempre meglio, ho giocato sempre più partite, ho affrontato avversari molto forti contro cui secondo me ho espresso un buon tennis. La cosa migliore è che, più andava avanti il torneo, più mi sentivo meglio in campo e più riuscivo a esprimermi bene. Ovviamente c’è un po’ di stanchezza, magari nel primo match ero un po’ più brillante, però sto ritrovando fiducia e mi mancava giocare, quindi più gioco, più mi sento meglio e più credo di riuscire a migliorare anche delle cose in vista dei prossimi tornei“.
Ubaldo Scanagatta: Oggi quando sei entrato in campo sei andato subito sotto 3-0. Da cosa dipendeva? Dal fatto che non eri tranquillo di testa, o avevi paura di muoverti? E poi, visto che adesso sei numero 34 del mondo, sono circa 70-80 posti guadagnati in pochissimi giorni…
Arnaldi: “All’inizio ero un po’ teso, sicuramente, però ho anche un piccolo problema con le luci: spesso ho bisogno di qualche game per riuscire a sentirmi bene e a vedere come voglio. C’erano tante cose a cui non ero abituato, per cui non ero preparato. Era la prima volta che giocavo sullo Chatrier con il tetto chiuso e con le luci. Quindi all’inizio sono entrato e non sono riuscito a esprimere il mio miglior tennis, facevo un po’ di fatica. Però più andava avanti il match, più mi sentivo meglio. Sono stato bravo a rimanere attaccato sul 3-0, quando lui ha avuto qualche occasione per andare 4-0, e da lì, piano piano, più andavo avanti, più riuscivo a vedere meglio e a stare meglio.
Ho iniziato a giocare meglio, a sentirmi meglio e poi il primo set è durato tanto, è stata una bella battaglia. Ho iniziato a sentirmi meglio in campo e quindi ero anche più tranquillo. Sono contento, è sicuramente inaspettato se penso a dov’ero un mese fa, che ero quasi 150 perdendo i punti di Madrid. Sono veramente contento, però credo che non sia arrivato per caso. C’è tanto lavoro dietro, da parte mia anche a livello mentale, nel cercare di rimanere tranquillo quando non potevo giocare o quando avevo ripreso ma non riuscivo a esprimermi come volevo“.
Ubaldo Scanagatta: Ci racconti un attimo i rapporti con Coboll? Hai detto prima in inglese che avete cominciato a giocare insieme a 10 anni. Raccontaci qualcosa di te e Cobolli, al di là dei punteggi, i risultati li sappiamo.
Arnaldi: “Abbiamo una bella rivalità in campo. Sin da quando eravamo piccoli abbiamo fatto tante battaglie, spesso molto lottate, quindi in campo c’è una bella rivalità. Però fuori dal campo siamo amici, spesso ci alleniamo insieme o stiamo insieme. In campo, come ho detto, c’è rivalità e magari non sembra che siamo troppo amici quando giochiamo, però fuori passiamo tanto tempo insieme. Come ho detto in inglese, siamo cresciuti insieme. È difficile trovare un aneddoto adesso, però l’unico che mi viene in mente è la prima partita che abbiamo giocato: era ai campionati italiani Under 14, perché lui è un anno più piccolo. Non mi ricordo neanche se ho vinto o perso, ma secondo me avevo vinto io quella partita. È stata una delle prime volte in cui ci siamo conosciuti davvero bene e abbiamo passato più tempo insieme“.
