Roland Garros: Chwalinska da impazzire! Supera Shnaider e si prende la finale

La storia più bella del torneo, l'incredibile favola di Maja Chwalinska che fa come Raducanu a New York 2021. Per diventare leggenda, ora manca solo l'ultimo passo

Di Cipriano Colonna
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[Q] M. Chwalinska b. [25] D. Shnaider 7-6(4) 6-4

Al primo Roland Garros della carriera, al suo terzo main-draw Slam, Maja Chwalinska vince la sua nona partita consecutiva e diventa la seconda tennista dell’Era Open a raggiungere la finale di un torneo del Grande Slam da qualificata, dopo il capolavoro di Emma Raducanu allo US Open 2021. La mancina polacca supera Diana Shnaider per 7-6(4) 6-4 in 2h07‘ e si giocherà la possibilità di alzare al cielo parigino il trofeo più prestigioso del tennis sul rosso contro Mirra Andreeva.

Una favola incredibile, che assume ancora più rilevanza se si considera ciò che Maja ha dovuto affrontare fuori dal campo. Da junior, in patria, veniva accreditata come il talento più cristallino del suo Paese, e potenzialmente capace di una grandissima carriera tra i professionisti, anche più di Iga Swiatek (con cui ha giocato e perso la finale di doppio junior a Melbourne nel 2017). Le promesse non mantenute, le aspettative disattese l’hanno fatto capitolare anche nel buio della depressione, fino addirittura a prendersi una pausa dal tennis. Ed ora questa tre settimane, partita fuori dalle 100 adesso lambisce le prime venti con il suo tennis d’altri tempi: fatto di variazioni di ritmo, di cambi di direzione, di sconfinata sensibilità manuale e soprattutto di sopraffine celluline grigie al servizio del gioco del tennis.

Una tennista diversa da tutto ciò che la modernità offre, con meno punch di ciò che richiede il tennis attuale, ma che rimedia a tale mancanza mediante una magnifica capacità nel saper usare l’intero repertorio della racchetta: tra parabole arcuate e feroci tagli sotto la palla. Ad un certo punto, Shnaider sui continui drop-shot non ci ha capito più nulla, mostrando dopo il primo set un’attitudine piuttosto abbacchiata per la grande occasione che le stava sfuggendo. I lob al millimetro l’hanno fatta impazzire, inoltre Diana non è mai stata in grado di anticipare e aggredire lo scambio offrendo così la possibilità alla rivale di giostrare a piacimento.

Il sogno di Maja invece continua e a questo punto non vuole essere svegliata. Prima di questo torneo non aveva mai battuto una Top 50 in carriera, adesso è già a quota quattro (Mertens, Sakkari, Kalinskaya prima di Shnaider) senza dimenticare il primo turno quando ha sconfitto una ex finalista Slam come Zheng. L’unica altra giocatrice capace di raggiungere le semifinali a Parigi, partendo dalle qualificazioni, era sta l’argentina Nadia Podoroska nel 2020. E’ la prima volta che Chwalinska si spinge sino in fondo in un evento che non sia un WTA 125.

Primo Set: Regna l’equilibrio, Chwalinska la spunta al fotofinish (a cura di Francesco De Salvin)

Il secondo pass per l’atto conclusivo dello Slam parigino si apre all’insegna del totale equilibrio, con Maja Chwalinska al servizio a inaugurare le ostilità. Fin dai primi scambi, né la polacca né Diana Shnaider riescono a prendere il largo: le due giocatrici si danno battaglia da fondocampo in un testa a testa serratissimo, rispondendosi colpo su colpo e mantenendo i rispettivi turni di battuta senza concedere strappi significativi. L’equilibrio si trascina così sul 5-5, momento in cui la tensione sale alle stelle; Chwalinska è glaciale nel mantenere il naso avanti sul 6-5, ma Shnaider non trema al momento di servire per rimanere nel set, trascinando meritatamente la frazione ai vantaggi del tie-break.

Nel “gioco decisivo” è la tennista russa a partire con le marce più alte, mettendo subito pressione alla rivale e scappando sul 3-1 grazie a una maggiore aggressività. La reazione di Chwalinska, tuttavia, non si fa attendere: la tennista polacca accorcia sul 3-2 e, cambiando marcia con alcune soluzioni pregevoli, piazza un contro-parziale micidiale che la porta a sorpassare l’avversaria sul 4-5. Nelle battute finali del tie-break, la lucidità premia il coraggio della giocatrice polacca, che riesce a piazzare la zampata decisiva per far suo un primo parziale tiratissimo ed estremamente dispendioso dal punto di vista fisico e mentale.

A conferma dell’incredibile equilibrio di questo primo parziale sono i numeri, che mostrano due giocatrici capaci di rispondersi colpo su colpo. Entrambe hanno raccolto la stessa percentuale di successo sulla prima di servizio (61%), ma la vera differenza a favore della polacca è arrivata dalla resa sulla seconda palla, dove Chwalinska ha toccato un eccellente 73% di punti vinti contro il 50% di Shnaider. Anche il computo totale dei punti fotografa un margine minimo (51 a 47 per la polacca), in un set dove le occasioni di break sono state pochissime e speculari (1/3 sfruttato da Maja, 1/4 da Diana). A fare la differenza, alla fine, è stato quel minuzioso dettaglio nel tie-break che ha permesso a Chwalinska di incamerare la frazione dopo aver infilato anche una striscia di 6 punti consecutivi nel corso del set.

Secondo Set: non svegliatela, Maja è in finale. Shnaider smontata dalla creatività polacca

Due mancine nelle semifinali di uno Slam mancavano dai tempi del derby ceco a Wimbledon 2014 fra Kvitova e Safarova. Per trovare una situazione simile al Roland Garros, bisogna invece ritornare al 1984. Quando nella metà bassa del tabellone andò in scena un altro derby, quello americano tra Evert e Camille Benjamin con Chris vittoriosa 6-0 6-0; mentre nella parta alta Navratilova sconfisse in rimonta Mandlikova.

Sul piano del gioco, la partita continua a confermare quanto visto finora con Maja totale padrona del campo: in controllo in ogni situazione tattica. La mancina polacca prosegue nel suo incessante stordimento russo, anestetizzando la potenza di Diana e costringendola a rincorse in avanti. Lo fa chiamandola a rete attraverso le proprie splendide smorzate bimani, a cui fa seguire ogni volta un magistrale pallonetto.

L’intelligenza tennistica di Chwalinska si è presa il proscenio dell’attrazione dello Chatrier. Una qualità che abbinata al suo innato senso del gioco, porta la ventiquattrenne quasi sempre ad anticipare le scelte avversarie riuscendo ad arrivare con quel piccolo frangente in anticipo sulla palla in grado di conferirle il tempo necessario per smistare con maestria la sua dose creativa. Per ora la potenza di fuoco in possesso di Shnaider è stata imbrigliata, tra strettini corti in slice alternati a topponi carici e accelerazioni super anticipate.

Le palle corte poi hanno creato un vortice di incertezze nella testa della classe 2004 che quando si presenta a rete, è talmente preoccupata del probabile lob rivale che va in totale confusione con le volée. Il secondo set comincia con un scambio di break, poi nel terzo gioco la n°23 WTA rimonta dal 15-30. Al cambio campo, sul 2-1, Maja riceve una medicazione. L’evidente fasciatura sulla coscia sinistra, unita ad altre incerottature, ci ricorda che questo per Chwalinksa è pur sempre il nono match nel torneo. Per quanto sinora abbia dimostrato una preparazione atletica e una abilità fisica invidiabili. Tuttavia, se nella prima parte della gara sostanzialmente gli unici errori commessi dalla polacca sono stati forzati dalla bravura russa, adesso qualche gratuito inizia inevitabilmente a fare capolino.

Ma Shnaider non sembra trasmettere la consapevolezza necessaria per ribaltare il match e magari approfittare di un leggero calo rivale. Mentalmente, infatti, Maja è stata decisamente più composta nella gestione dell’incontro a discapito della superiore esperienza nel circuito di Diana. Forse ciò che la n°114 WTA ha vissuto nella sua vita personale, le ha donato una serenità tale da permetterle di affrontare anche quello che è sinora il torneo della vita con una tranquilità disarmante. Le parabole arrotate estremamente alte continuano ad essere un rebus per il tennis di Shnaider, che non riesce a trovare una soluzione ragguardevole nonostante un po’ di ricerca di profondità con il passare dei minuti la polacca l’abbia smarrita.

Sul 4-3, dal quarto in gioco le due protagoniste non hanno più rischiato nulla al servizio tenendo sempre il proprio turno a quindici, Diana richiede l’intervento del fisioterapista e si fa trattare la parte bassa della schiena. Dopo il MTO, l’allieva di Sascha Bajin appare abbastanza rigida sugli appoggi. Entrambe, comunque, appena l’altra accorcia sulla diagonale destra sono mortifere con la sberla lungolinea, regalando sempre più vincenti di rovescio al match. In difesa, invece, Maja continua a far faville con recuperi mozzafiato, facendo giocare sempre un colpo in più alla propria avversaria che nei colpi sopra la testa adesso sta faticando tantissimo.

Se poi lo scontro diventa sempre più un duello di manualità nei pressi delle rete, non c’è confronto che tenga per quanto Shnaider non sia la classica sparapalle. Sul 4-4 grazie ad altri due prodigi volanti, culminati in un drop shot meraviglioso di rovescio imprendibile, Chwalinska rompe nuovamente l’equilibrio e potrà andare a servire per guadagnarsi una clamorosa finale Slam.

Ormai la ventiduenne russa non sa più che pesci prendere con il rovescio alto in totale apnea. Allora decide di mettersi a fare la Chwalinska e paga definitivamente dazio. Con un passante di dritto sulla riga, il sogno è realtà. Le lacrime di Maja raccontato tutto, un nuovo monumento del tennis polacco si è fatto strada gridando il suo nome in tre settimane memorabili.

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