Il destino di Alexander Zverev si è infine compiuto. Il tedesco, dopo tre finali perse, si è infine laureato campione Slam. Battendo Flavio Cobolli, finalista a sorpresa, in cinque set, dominando di fatto il primo e l’ultimo. Soffrendo molto nel durante. Ma è consapevole di aver svolto a pieno il suo dovere, di avercela finalmente fatta. Come dimostra in conferenza stampa.
D: Meno di un anno fa a Londra e a Madrid facesti conferenze stampa molto intense dicendo che ti sentivi vuoto, e mi sembrava che fossi molto lontano da questo momento. Hai mai perso la fiducia e come ti sei ricostruito? Perché ho avuto l’impressione che tu sia tornato subito a un livello competitivo molto alto, nel giro di poche settimane o mesi.
Zverev: “Ho ricominciato a giocare davvero bene a Vienna l’anno scorso. Prima di quel torneo il 2023 non era stato un buon anno per me: avevo molti problemi fisici, faticavo con il mio tennis e non giocavo bene. Questo trofeo mi aiuta moltissimo. Come hai detto tu, ora sono molto lontano da quel momento. Credo che il 2023 sia stato uno dei periodi più difficili della mia carriera e il 2024 uno dei più felici, è una sensazione completamente diversa adesso“.
Ubaldo Scanagatta: Hai battuto un italiano, per te è diventato quasi normale. Dimmi una cosa: hai detto qualcosa tipo ‘Invece di essere il miglior giocatore a non aver mai vinto uno Slam, preferisco essere il peggior giocatore ad aver vinto uno Slam’. Come commenti questa frase? Io non penso che tu sia il peggior giocatore. E quanto è importante questo trionfo per la Germania dopo trent’anni?
Zverev: “Credo sia la prima volta che un tedesco vince il Roland Garros nella storia, nel singolare maschile (nell’Era Open, ndr). Nel femminile abbiamo Steffi che ne ha vinti tanti, ma tra gli uomini questo è un trofeo molto importante per la Germania, essendo il primo a riuscirci. A dire la verità sono già un po’ ubriaco, quindi mi ripeto più del solito, ma sono semplicemente felice di essere seduto accanto a questo trofeo“.
D: Nella seconda intervista sul campo hai detto che vuoi vivere il momento, ma hai anche parlato del futuro e di come sarà giocare senza il peso, il dolore e le delusioni del passato. Ora che ti sei lasciato tutto alle spalle, pensi che questo possa cambiare il modo in cui affronti gli Slam e che il tuo livello possa salire perché ti sentirai più libero?
Zverev: “Forse sì. Per me questa sensazione è arrivata presto nei Masters 1000, perché ne ho vinto uno a 20 anni e poi ne ho vinti molti altri, quindi quel tipo di sollievo, a livello Masters, l’ho avuto subito, mentre negli Slam è arrivato più tardi. Adesso, qualunque cosa accada, sarò sempre un campione Slam e nessuno potrà togliermelo. Forse questo mi darà un po’ di libertà in più, forse mi aiuterà a essere più tranquillo quando giocherò un’altra finale, sapendo che anche se dovessi perderla resterò comunque un campione Slam. Questo trofeo per me è molto importante perché, se non l’avessi vinto, la fiducia in me stesso sarebbe calata tanto, ma ora che l’ho vinto sento di poterci riuscire di nuovo“.
D: Cosa ti è passato per la testa dopo il match point, quando sei caduto a terra? Era un momento di cui avevi parlato tanto prima. Cosa hai provato esattamente in quell’istante? Sollievo o cos’altro?
Zverev: “È stata una combinazione di cose. All’inizio non ci credevo che avessi vinto, poi ho guardato il mio box e li ho visti festeggiare, soprattutto mio padre che alzava le braccia, ed è lì che ho realizzato davvero di aver vinto. Quando ero a terra sono uscite tutte le emozioni, perché questo campo per me è molto speciale, in modo positivo ma anche negativo. Qui ho vissuto alcuni dei momenti più duri della mia vita tennistica, sono rimasto steso su questo campo per un infortunio dopo il quale non sapevo se sarei tornato a giocare, ho perso una finale Slam qui. Tutti quei ricordi non sono cancellati, sono ancora con me, ma questa vittoria li supera tutti“.
D: Solo per fare un seguito su questo: è per questo che hai parlato di “crampi mentali”? Ti tornavano alla mente quegli episodi passati durante il quarto set?
Zverev: “No, ero semplicemente molto teso oggi. Sento di aver gestito benissimo le ultime due settimane: con tutte le sconfitte arrivate presto nel torneo, con Jannik eliminato, Novak fuori, sono riuscito a restare composto e calmo mentalmente e penso di aver giocato un tennis davvero buono. Oggi invece non ho gestito così bene: la partita è stata molto più altalenante. Il mio livello non è stato stabile come nei match precedenti ed ero molto più nervoso, il che è umano fino a un certo punto. È per questo che dico che in un certo senso i crampi mi hanno aiutato, perché la mia mente ha mollato un po’ la presa: ho iniziato a colpire più liberamente, in modo più aggressivo. A causa dei crampi non potevo più concentrarmi sulla tensione, dovevo lasciarmi andare, ed è per questo che ho giocato il quinto set in quel modo“.
D: Flavio ha detto che verso la fine del quarto set e all’inizio del quinto le sue gambe erano praticamente finite. Ti sei accorto che stava avendo problemi fisici e questo ha influito sul modo in cui hai giocato? Hai reagito a questa sensazione?
Zverev: “No, non mi sono accorto che avesse problemi fisici fino a dopo la partita, quando ne abbiamo parlato e me l’ha detto lui. Ero più preoccupato del mio stato fisico, perché anche io ho iniziato ad avere crampi nel quarto set. Però ho cominciato a colpire la palla molto più forte. Ho lasciato andare un po’ il braccio e il risultato finale è stato molto positivo per me“.
Vanni Gibertini: Un colpo che oggi, e per tutto il torneo, è stato molto importante è stato il servizio. Se guardiamo tutte le statistiche, sei il migliore in tutti i dati che contano. Come lavori su questo colpo e come lo metti così a punto? Per arrivare a questa precisione ed efficienza serve una messa a punto molto fine, immagino.
Zverev: “Sulla terra la precisione è probabilmente ancora più importante della velocità, anche se la velocità del mio servizio questa settimana è stata piuttosto alta. È un colpo che mi ha aiutato molto in queste due settimane. Nei momenti più importanti potevo contare su di lui per tirarmi fuori dai guai quando non giocavo bene da fondo campo. È però anche un colpo con cui ho avuto difficoltà: ho perso la finale dello US Open 2020 a causa del servizio. Ho passato tante ore a lavorarci e sono felice che sia stato il colpo che mi ha fatto vincere questo trofeo“.
D: È stata una lunga rincorsa. C’è qualcuno a cui ti piacerebbe dedicare questo momento e questo trofeo, oltre a te stesso, naturalmente?
Zverev: “Come direbbe Mira, sì. Nel mio caso è davvero il risultato di uno sforzo di famiglia e di squadra. Perché ho lo stesso team da dodici anni, almeno con lo stesso preparatore atletico, e gli allenatori da ancora più tempo. Credo che tutti loro meritino questo trofeo“.
