Negli occhi di Flavio Cobolli c’era tutto. Un percorso durato anni, capitoli di vita che si sommano tra traguardi e contrattempi. La finale del Roland Garros ha sorriso ad Alexander Zverev, che da anni attendeva il suo lieto fine. Ma l’azzurro sa che la cavalcata di Parigi può essere l’inizio della sua favola.
Intanto il tennista romano può godersi il passaggio di status, con una top 10 raggiunta a suon di risultati. Tra poco Cobolli sarà chiamato a tornare in campo. Il tennis e la sua scansione temporale non offrono margini per fermarsi a pensare e realizzare cosa è successo in due settimane di Slam. L’ATP 500 di Halle è alle porte e anticipa di una manciata di giorni Wimbledon, dove Flavio proverà a difendere – e perché no migliorare – i quarti di finale del 2025.
Tutti questi successi uno dopo l’altro non lo hanno cambiato, però. Parola di mamma Francesca.
Dopo il Roland Garros, la madre di Cobolli ha accettato di raccontarsi e raccontare il figlio in un’intervista a “La Nazione”.
Lei che da sempre preferisce le retrovie alle luci della ribalta.
“Lascio la scena a Flavio. Pensi che alle partite mi metto defilata così nemmeno mi riprendono” ammette Francesca Neri. “Già ha il padre allenatore, da me vuole soltanto che faccia la mamma“.
Cobolli, mamma Francesca Neri: “Flavio amava il calcio, ma gestiva meglio l’ambiente tennis”
La madre di Flavio, Francesca, esordisce dicendo che lei di tennis poco se ne intende. E confessa di aver appeso la racchetta al chiodo perché: “La battuta non mi entrava”.
Poi aggiunge che in casa Cobolli si parla di sport. Ma non della disciplina che tutti immaginiamo.
“A casa non si parla assolutamente di tennis, sennò non va bene. Semmai parliamo della Roma”.
Francesca Neri è nata a Strada in Chianti, un paese alle porte di Firenze, città dove Cobolli è nato e a cui ha dedicato uno dei 30 tatuaggi. Della Toscana le manca tutto, ammette. Ma la vita accanto a Stefano, tennista professionista, l’ha portata a Roma. Tra pochi giorni il legame tra il tennista azzurro e il capoluogo toscano verrà sancito dalla sua presenza al Calcio Storico nelle vesti di Magnifico Messere.
Per Francesca tutto è un gioco di equilibri. Tra Roma e Firenze, tra sport e privato. Il marito è anche l’allenatore del figlio. Stefano Cobolli da sempre si divide tra il ruolo di coach e quello di padre. Nessuno può nascondere le difficoltà a bilanciare i due aspetti. “Però Stefano è stato bravo a smussare il suo carattere” dice la signora Neri. “Sia lui che Flavio sono molto forti e vogliono avere sempre ragione“. Mentre lei è: “Il classico mediatore. Mi potrebbero dare una laurea ad honorem”.
Sebbene il tennis sia il pane quotidiano della famiglia Cobolli, Flavio fino a 13 anni ha faticato a scegliere tra la pallina gialla e il pallone di cuoio. Durante la sua militanza nelle giovanili della Roma ha stretto un’amicizia fraterna con Edoardo Bove, che era presente a Parigi per sostenerlo contro Alexander Zverev.
Ad un certo punto, il classe 2002 ha capito di dover prendere una decisione. Allora, arrivederci calcio.
“Gestiva meglio l’ambiente del tennis rispetto a quello del calcio” si esprime la mamma.
La madre di Cobolli: “Flavio non è cambiato. È generoso, troppo buono e pure bello! Anche se da piccolo mi faceva arrabbiare…”
Francesca Neri tiene a precisare che la vita di suo figlio non varia a seconda dei risultati.
“Non è cambiata affatto. Ma volutamente, per scelta: bisogna rimanere quello che siamo”.
Lei è contenta dei successi di Flavio, ma preferisce celebrarli con misura, senza prevaricare i confini: “Lui da me vuole che rimanga sua madre“.
Il fratello Guglielmo, invece, ama girare il mondo ed è il primo a volare ovunque.
Poi, alla domanda su come sia Flavio Cobolli, mamma Francesca risponde secondo la sua chiave di lettura: “Lui è stupendo davvero. È generoso, sembra burbero e invece è buono, anche troppo. E poi è bello. No?”
Tuttavia, non nasconde l’indole birichina del figlio sin da quando è piccolino. “Da piccolo mi faceva arrabbiare tanto. Se decide una cosa va avanti sempre — si vede anche in campo. Una volta tanti anni fa l’ho addirittura rincorso con la scopa per la strada. Perché? Mi rispondeva male: quando è troppo è troppo. E poi voglia di studiare, poca. Sempre avuta poca”.
Infine il consiglio per la prossima finale importante: “Goditela e divertiti, se ci riesci“.
