Il tennis sta vivendo una crescita enorme negli ultimi anni. Secondo il Presidente dell’ATP Andrea Gaudenzi, però, si potrebbe fare molto meglio. L’ex numero 18 al mondo, a capo dell’Associazione dei Tennisti Professionisti dal 2020, ha rilasciato un’intervista al Financial Times. Tra i temi toccati, il 52enne italiano ha detto la sua riguardo alla frammentazione degli enti che governano il tennis, ma non solo.
Gaudenzi: “Troppi conflitti interni ed eccessiva frammentazione”
Secondo Gaudenzi, l’attuale fatturato annuo del tennis, che ammonta a circa 3,5 miliardi di dollari, potrebbe raddoppiare o persino triplicare se solo l’ATP, la WTA, l’ITF e i quattro Slam (Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open) non guardassero solamente ai propri interessi. “Il tennis è sotto-monetizzato. C’è un’enorme opportunità per far crescere il mercato”, ha dichiarato Gaudenzi, che vorrebbe uno sport nel quale emittenti, sponsor, tifosi e tennisti vestissero la stessa divisa.
“Siamo ancora troppo frammentati, eccessivamente lenti. Ci sono troppi conflitti interni, troppa attenzione su quale fetta della torta dovrebbe spettare a ciascuno, invece di far crescere la torta nel suo complesso”. Di questa situazione se ne parla da anni e il Presidente dell’ATP non ha alcuna intenzione di mollare la presa su quest’argomento. “Nella mia seconda vita, dopo essere stato un tennista, sono diventato un imprenditore. Come imprenditore si punta in alto e si cerca di raggiungere obiettivi estremamente difficili. L’opportunità è enorme e ho ancora molta energia per continuare a lottare e a provarci”.
Gaudenzi: “Tra i giocatori e i tornei non c’è un completo allineamento”
Infine, Gaudenzi, che è stato da poco rieletto per il terzo mandato come Presidente dell’ATP, ha speso qualche parola anche sul rapporto tra i giocatori e i tornei. Di questi tempi, non il migliore che si sia mai visto, dato che i tennisti vorrebbero avere una fetta più importante dei ricavi nei tornei dello Slam. “Non si tratta tanto della cifra in dollari, quanto dell’allineamento degli interessi. Vogliamo che i giocatori siano dei partner. Al momento, abbiamo un rapporto un po’ complicato in cui i giocatori sono dei liberi professionisti. I tornei fanno le loro cose, il che va bene. Ma non c’è un allineamento completo con i giocatori. Potrebbe andare molto meglio”.
