ATP/WTA: i top e flop di Halle, Queen’s e Berlino. Tiafoe da 10, che succede a Sabalenka?

L'impresa di Francisco Cerundolo, primo argentino a vincere al Queen's. Il ritorno di Tiafoe ad altissimi livelli a Halle. La prima volta di Noskova in top ten, dopo il trionfo a Berlino. Tre grandi tornei nei quali i pronostici sono stati sovvertiti. Ai top degli inattesi vincitori In cui fanno da contraltare i flop di Sabalenka, Rybakina, Medvedev e De Minaur.

Di Andrea Ciocci
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Frances Tiafoe – ATP Miami 2026 (foto via Twitter @atptour)

La pronosticabile imprevedibilità dell’erba ci ha fatto vivere ancora una volta emozioni forti. Grazie a soliti e insoliti tennisti che si rialzano dal baratro, annullano match point e vanno ad alzare la coppa. La seconda settimana dello swing verde ha offerto 3  tornei importanti. Per prestigio e campo di partecipazione. Gli uomini si sono divisi fra Londra e Halle. Le donne erano, almeno le migliori, tutte a Berlino. Ne sono usciti tre vincitori inattesi. Ma non per questo meno meritevoli.

I top

Tiafoe (10)

Un po’ sprecone, un po’ arruffone. Un bel po’ guascone. Ma decisamente talentuoso. Francis va preso così. Non è il tipo di giocatore che garantisce un rendimento costante lungo tutta una stagione. Ma i suoi picchi possono essere notevoli e gli consentono di vincere tornei prestigiosi come Halle. Ne sanno qualcosa Cobolli, che l’ha pescato subito all’esordio. Ma soprattutto Auger-Aliassime, che contro di lui non ha sfruttato 3 match point nei quarti nell’incredibile tie-break del terzo set. Deciso solo dopo 26 punti. La semifinale con Altmaier è stata una pura formalità. E contro Fritz in finale Francis è stato capace di sovvertire il pronostico. Complice anche la stanchezza del compatriota.

Noskova (10)

Di cognomi che suonano come il suo sono pieni gli albi d’oro del tennis. Di qui a prevedere quanto vincerà Linda ce ne passa. Però la nazionalità ceca è un ulteriore elemento di garanzia. A Berlino Noskova ha vinto il suo secondo titolo, sempre nella categoria 500. E fatto l’ingresso nella top ten. Una settimana trionfale, che l’ha vista battere Parry, Badosa, Eala in semifinale e soprattutto Pegula domenica. Tutti match vinti nettamente, eccezion fatta per la finale che ha richiesto un terzo set. Se la regola delle -ova verrà confermata, occhio a chi affronterà Linda a Wimbledon.

Cerundolo (10)

Massú che sei forte, Francisco. Finalmente Cerundolo senior ha messo le mani su un trofeo importante. Di quelli che da tempo sembravano alla portata del suo talento. Certo, farlo al Queen’s, primo argentino a riuscirci, lo rende un evento storico. Proprio appena dopo aver ingaggiato Nicolas Massú come coach. Sarà anche che gli saranno girate fraternamente le scatole per il fatto che ultimamente si parlava molto di più del fratello Juan Manuel. Inutile dire perché. Comunque, Fran ha avuto un tabellone non impossibile. Ma anche la capacità di capitalizzare l’occasione. Brooksby, Fery e Nakashima in semifinale. Tre avversari non certo di primissimo livello. Ma che non si battono da soli, soprattutto Brandon. Poi Paul in finale è sicuramente un avversario di rango. Il suo tennis aggressivo, specie dal lato del dritto, è assolutamente compatibile  – anche – con l’erba. Francisco deve solo crederci.

Fritz (9)

Come quei tir che faticano a prendere velocità, ma che sul lanciato ti sfidano a stargli dietro. Dopo lo stop per la tendinite alle ginocchia, Taylor ci sta prendendo gusto. Certo, probabilmente sperava di portare a casa il torneo di Halle, ma un tabellone proibitivo, che lo ha visto affrontare Shelton nei quarti (cui ha annullato un match point) e Zverev in semifinale, gli ha tolto quelle energie necessarie per affrontare in finale un Tiafoe tirato a lucido. Quel che è certo è che a Wimbledon molti si augureranno di non entrare in rotta di collisione con il californiano.

Paul (8,5)

Tommy e il suo all-around game. Tommy e la sua velocità. Ma anche Tommy e le sue titubanze. Un grande torneo dalle parti di Barons Court, Londra, per lo statunitense. Che d’altronde, aveva vinto il Queens nel 2024. Ma onestamente, data la maggiore esperienza e l’attitudine specifica per l’erba, in molti si aspettavano che battesse Francisco Cerundolo in finale. Purtroppo per lui, Paul difetta di killer instinct. E non è la prima volta che si lascia sfuggire occasioni importanti. Un bilancio positivo nel complesso, a parte la stecca finale. Eliminare van de Zandschulp, Davidovich Fokina e Humbert è segno di qualità. Ma da lui ci si aspetterebbe di più.

Pegula (8,5)

Si può vivere in un eccellente grigiore? La crudeltà dello sport può importi un’esistenza relativamente poco brillante, se il benchmark è solo la vittoria dei big title. Jessica sembra intrappolata in questa immagine della perdente di lusso. D’altronde, spesso, dopo aver compiuto un’impresa – come il 6-0 inflitto nel terzo set a Sabalenka in semifinale a Berlino – non è riuscita a confermarsi contro avversarie di caratura inferiore. Nel 500 tedesco ha battuto Siniakova e Keys, per poi fare il colpaccio in semifinale ai danni di Aryna. L’inciampo in finale contro Noskova ne evidenzia i limiti caratteriali. Che non sembra in grado di superare, specie nei teatri più importanti.

Shelton (8,5)

Per Ben – ma non solo per lui – non è sempre domenica. E infatti stavolta a domenica non è arrivato. Già, perché anche gli avversari (Fritz) ti annullano match point. Il tennis è un continuo giro di ruota. Che una volta ti arride e quella dopo ti lascia a fissare il vuoto. D’altronde, il gioco di Shelton non prevede compromessi. E l’alea che caratterizza il tennis su erba aggiunge il carico. Una partita facile con Sonego. Un ottavo vinto alla distanza ai danni di Quinn. E il solito festival dei tiebreak con Fritz nei quarti. Stavolta con Taylor nella veste di chi l’ha scampata bella, arrivando a un punto dal perdere. Shelton e la sua sfrontatezza restano comunque un’esperienza da evitare il più possibile a SW19.

Zverev (8)

Giocare una semifinale contro un avversario che ti batte quasi sempre con l’equivalente di tre litri e mezzo di Coca Cola in corpo a causa di un sensore glicemico starato. Non dev’essere affatto facile. Incidente  a parte, il torneo di Halle, il primo da detentore di un titolo slam, ha dato buone indicazioni sullo stato di forma del tedesco. Va anche detto che il suo cammino non è stato così proibitivo. Kopriva, Hanfmann e Collignon non sono avversari che possano impensierirlo più di tanto. Con Fritz in semifinale Sascha ha lottato come sempre. E forse avrebbe potuto portarla a casa senza l’eccessiva assunzione di glucosio. Restano i dubbi sull’efficacia del suo gioco sull’erba – il tedesco non ha mai superato gli ottavi a Church Road. E ci sentiamo di dire che neanche quest’anno rientra fra i primi quattro favoriti.

Bellucci (6,5)

Estro e continuità sono un matrimonio difficile. E Mattia non sarà mai un tennista su cui scommettere casa. In terra tedesca Bellucci ha passato le qualificazioni e battuto addirittura Bublik in due set. Con alcuni punti da circoletto rosso nel tiebreak della prima frazione. Poi, partito molto bene con Collignon, si è spento mano mano. Dimostrando ancora di non saper gestire le fasi calde dei match. Un minimo di inquadramento tattico e il lombardo potrebbe, sulle superfici più rapide, fare un bel salto di qualità.

…E i flop

Cobolli (5,5)

Ha pescato male Flavio. Siamo tutti d’accordo. Ma, se perdere all’esordio dal futuro vincitore del torneo può essere considerato un evento non proprio fortunato, una certa fretta e incapacità di sovvertire la situazione durante il match sono ascrivibili a un approccio non ancora da top ten convinto e consapevole. La sconfitta con il Tiafoe visto a Halle ci sta. Meno la facilità con cui è maturata. Senza che Flavio trovasse le chiavi tecniche necessarie almeno a contrastare l’esuberanza dello statunitense. C’è ancora da lavorare. Ma Cobolli ne è pienamente consapevole

De Minaur (5)

Il mio regno per 10 chili di punch. Al Queen’s l’australiano era numero uno del seeding. Ma, dopo due vittorie di routine contro Diallo e uno sbiadito Shapovalov, Alex si è fatto sorprendere nei quarti dall’aggressività di Nakashima. Rimediamo una netta sconfitta in due set. Il tennis che De Minaur esprime al momento non vale la sua classifica. Troppi i giocatori che riescono a fare partita contro di lui. Che crediamo baratterebbe volentieri un po’ della sua velocità in cambio di una rozza castagna. Di quelle che sfalciano via fili su fili d’erba.

Medvedev (4,5)

Con il Medvedev attuale, soprattutto al di fuori dell’amato cemento, ci si accontenta del fatto che almeno si è impegnato. Cosa che non sempre accade. A Halle, dopo aver fornito due prove abbastanza convincenti contro Etcheverry e Atmane, nei quarti si è arreso dopo 3 ore di battaglia all’ostico Altmaier. Coriaceo, ma battibile, soprattutto per uno con il pedigree del russo. Invece Daniil continua a vivacchiare fra le sue montagne russe – appunto. Percorrendo le quali il fu octopus, lungi dall’intrappolare gli avversari nelle sue trame, sembra avvilupparsi su se stesso.

Sabalenka (3)

Dalla boulangerie parigina alla bäckerei berlinese è un continuo mangiare ciambelle per Aryna. Dopo aver rischiato grosso con Bartunkova (la ceca era avanti 6-2 4-0), Sabalenka ha glitchato clamorosamente (di nuovo) durante un set decisivo, subendo un umiliante bagel da Pegula in semifinale. Il suo Wimbledon, così come quello di diverse altre top ten, sembra impronosticabile.

Rybakina (4)

Grinta ed Elena devono aver litigato da piccole. La stagione su erba si sta trasformando in un’asfittica comparsata di una colpitrice che non sa essere giocatrice. A freddarla al suo esordio berlinese, l’energia e il sorriso di Alexandra Eala. Il cui mancinismo viene esaltato dai prati. A parziale scusante ci sarebbe anche un fastidio all’anca. La sua apparentemente abulica accettazione della sconfitta sembra però essere ancora più preoccupante.

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