Wimbledon, Djokovic e la soluzione per i troppi infortuni: “Dobbiamo cambiare il formato dei circuiti”

"Si cerca di aumentare il valore economico del tennis creando giornate di gara più lunghe, tornei più estesi", ha spiegato Novak Djokovic

Di Matteo Beltrami
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Novak Djokovic - Roland Garros 2026 (foto X @ATPComms)
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Un tema che tiene sempre banco tra tennisti e addetti ai lavori è quello che riguarda gli infortuni, sempre più frequenti tra i giocatori. Un argomento sviscerato anche da un recente articolo apparso sulla testata The Catcher On The Line, dal titolo The System That Breaks Its Players. Al suo interno vi sono alcuni dati molto esemplificativi, ad esempio che dal 2002 in poi “l’incidenza dei ritiri per infortunio è aumentata del 25% tra gli uomini e del 50% tra le donne”, con un incremento nella media dei ritiri (1,56 ogni 1000 partite nel circuito ATP e 1,36 in quello femminile).

Un dato legato, tra gli altri, anche al tipo di superfici di gioco. Infatti, emerge sempre nell’articolo, oltre la metà dei match (il 58%) si svolge su cemento, a fronte del 30% sulla terra e del 10% sull’erba. Una superficie – la prima citata – che richiede uno sforzo ulteriore alle articolazioni. A tal proposito, nella conferenza stampa dopo il suo match d’esordio a Wimbledon, è stato chiesto a Novak Djokovic un parere sull’ aumento degli infortuni negli ultimi anni, e se pensa esista una soluzione realistica a questo problema.

Credo che dobbiamo guardare la questione da due prospettive. La prima, che oggi è probabilmente quella predominante nel nostro sport – e non siamo gli unici – è quella commerciale”, ha esordito Novak. Si cerca di aumentare il valore economico del tennis creando giornate di gara più lunghe, tornei più estesi e aggiungendo altri eventi a un calendario già estremamente congestionato. Io, personalmente, non gioco neanche lontanamente quanto giocavo un tempo durante una stagione completa. Ho il privilegio di poter scegliere dove e quando giocare. Non sono quindi esposto a un calendario così intenso come la maggior parte degli altri giocatori”.

Djokovic: “Il tennis ha bisogno di un ripensamento”

Un tempo il pluricampione slam era presidente del Consiglio dei giocatori, ma “non avevo abbastanza potere esecutivo per votare contro. È andata così. Penso che il tennis abbia davvero bisogno di una sorta di ripensamento generale”.

Un problema per Djokovic che dovrebbe essere discusso tra giocatori e tra gli organismi che governano il nostro sport. “Secondo me, se vogliamo davvero migliorare questo sport e garantire ai circuiti un successo duraturo nei prossimi decenni, rendendoli competitivi in termini di popolarità con gli altri grandi sport globali, dobbiamo riunire tutti gli interessi in gioco, tutti gli attori principali, sederci allo stesso tavolo e capire insieme cosa possiamo fare“.

“Oggi la soglia di attenzione è molto più breve”, conclude Nole. “Dobbiamo capire come funziona il mercato e come raggiungere quel pubblico. Secondo me dobbiamo cambiare il formato dei circuiti: tornei con partite più brevi, più dinamiche, capaci di offrire qualcosa di più coinvolgente e di durata inferiore, perché così è troppo lungo”.

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