LONDRA – Dopo la sbronza di emozioni e commozione del primo turno contro Stan Wawrinka, e dopo la splendida prestazione contro Arthur Fils due giorni dopo, il nostro Matteo Berrettini affronta un po’ a sorpresa Grigor Dimitrov nei sedicesimi di finale.
Dimitrov, wild-card qui a Wimbledon, arriva al match avendo battuto piuttosto nettamente il giovane rampante Jakub Mensik, facendo a tratti rivedere il tennis scintillante che lo aveva portato al numero 3 ATP, e alla vittoria alle Finals del 2017.
I tifosi azzurri se lo ricordano bene, perchè l’anno scorso, negli ottavi di finale dei “Championships”, stava per eliminare Jannik Sinner, ma un terribile infortunio al pettorale destro lo fermò quando era in vantaggio due set a zero.
La partita con Berrettini si annuncia interessantissima, come tutti i match che propongono un confronto di stili fra giocatori diversi, ma entrambi di gran qualità. Grigor è stato etichettato per l’intera carriera come una “versione meno forte” di Roger Federer, per le tante somiglianze tecniche e nell’esecuzione dei colpi che ha con la leggenda svizzera. Lui, quando capita che gliene si parli, giustamente non sopporta questa etichetta.
Dimitrov è un giocatore dalla manualità sopraffina, si vede in particolare nella splendida esecuzione dello slice di rovescio, e nelle giornate “buone” tira un dritto anticipato e potente di prim’ordine. Anche il rovescio a una mano in top-spin è bellissimo ed efficace, e il servizio è un’arma importante.
Uno si potrebbe chiedere (l’ho fatto tante volte) come sia possibile che un ragazzo dotato di un braccio d’oro simile non abbia passato l’intera carriera tra i top-5, non solo qualche mese. Il problema di Grigor è storicamente sempre stato una tendenza istintiva a giocare in modo troppo conservativo, da incontrista, assai indietro rispetto alla riga di fondo. Fidandosi forse in modo eccessivo del suo straordinario fisico, ha giocato molto spesso come se fosse Djokovic, con cui condivide l’incredibile elasticità articolare, e la capacità di scivolare con successo su qualsiasi superficie. In ogni caso, vedere la pulizia dei suoi gesti, il timing quando si decide ad aggredire, e i sontuosi rovesci sia spinti che tagliati che è in grado di tirare, è sempre un piacere per gli occhi.
Il suo miglior risultato a Wimbledon rimane una semifinale persa proprio da Novak nel 2014, esattamente per queste ragioni: su erba, la proattività paga ancora molto. Cosa dovrà fare Matteo per far valere la sua evidente maggior predisposizione ai prati? Semplicemente imporre, prendendosi tutti i rischi del caso, la sua superiore potenza, a partire dal servizio e dal dritto.
Se Berrettini riuscirà a scatenare il bombardamento di cui è capace, contenendo con il rovescio tagliato gli attacchi dell’avversario da quel lato, potrà farcela sicuramente. Se la partita dovesse incanalarsi sui binari della lotta sulle geometrie e sui tagli a tutto campo, magari a una velocità di palla più gestibile, una vecchia volpe di infinito talento come Grigor potrebbe diventare letale.
In ogni caso, è un confronto da non perdere, giustamente programmato dagli organizzatori sul campo centrale come terzo match. Godiamocelo insieme, sperando in una vittoria azzurra: dovesse andare male, rivedere in campo lo spettacolo del tennis di Dimitrov sarà almeno una piccola consolazione.
