Jasmine Paolini è tornata. Tre indizi fanno una prova, e nel suo caso gli indizi sono tre vittorie nei primi tre turni di Wimbledon: diverse per andamento, difficoltà e sensazioni, ma unite dallo stesso filo conduttore, quello della fiducia ritrovata. Fiducia in sé stessa, nei propri mezzi, nel proprio tennis. Dopo mesi complicati, tra dubbi, risultati meno brillanti e un piede che l’ha costretta a gestire il corpo con attenzione, l’azzurra si è riaffacciata alla seconda settimana di uno Slam con un’espressione che dice molto più del punteggio: un sorriso che è figlio della consapevolezza. Il che non è poco.
In conferenza stampa dopo la vittoria contro Sakkari, Paolini non ha voluto trasformare queste tre vittorie in una dichiarazione di guerra al tabellone, né in una promessa per il futuro. Ma il senso del momento è chiaro. “Penso di aver avuto qualche dubbio negli ultimi mesi e questo non mi ha aiutata a esprimermi in campo. Mi sono dovuta fermare un po’ dopo il Roland Garros per recuperare da un infortunio. Sono arrivata qui senza troppe aspettative, ma sono contenta di come ho giocato queste tre partite, perché credo siano state partite difficili e sono riuscita a giocare bene i punti importanti”. E poi la frase che racconta meglio di tutte la giornata: “Oggi ho fatto davvero pochi errori e mi stavo divertendo in campo. È una sensazione bellissima, quando fai la tennista e giochi così”.
Il punto, per Jasmine, non è solo aver vinto. È aver ritrovato una qualità di presenza che negli ultimi mesi sembrava più intermittente: stare dentro la partita, accettare il punteggio, non scivolare via emotivamente. “Credo che la chiave oggi, ma anche nelle ultime due partite, sia stata restare positiva a prescindere dal punteggio, punto dopo punto, game dopo game, ed essere più fiduciosa nel mio gioco”. Il tennis di Paolini, quando funziona, ha bisogno proprio di questo: energia, lucidità, leggerezza. Non leggerezza superficiale, ma quella che ti permette di prendere la palla con coraggio anche quando il margine è sottile. “Questa sensazione di essere sempre presente, sempre concentrata, qualunque fosse il punteggio, mi rende più rilassata in campo e anche più lucida su quello che devo fare tatticamente, sul diritto e sul rovescio.Credo che questo sia il punto”.
Il diritto e il sorriso
Dalla tribuna, le immagini più forti sono state due: il diritto e il sorriso. Il primo è tornato a fare male, a uscire veloce, a darle campo e comando. Il secondo è il termometro più semplice, e forse più sincero, della sua condizione. Paolini lo sa, e non prova a nasconderlo. “Sì, oggi è andata bene. Oggi, se non sorrido oggi…”, ha detto con la consueta naturalezza. Poi, tornando al tennis: “Il diritto è allenato ed è tornato lui. Credo che stare qui da qualche giorno e anche aver vinto due partite aiuti un po’ a prendere sensazioni. Oggi mi sentivo bene in campo, ho sbagliato poche palle, ero lì mentalmente e mi sono divertita.È stata una buonissima partita”.
La parola chiave resta “atteggiamento”. Non perché vincere tre partite consecutive basti da solo a cancellare tutto, ma perché indica una direzione e perché riconosce che qualcosa, almeno nel modo di stare in campo, si è rimesso al proprio posto. “Ho la sensazione che, quando sto così mentalmente e fisicamente, le cose buone possano arrivare. Poi possono anche non arrivare, perché ci sono le avversarie e non tutti i giorni sono uguali. Oggi è stato un giorno particolarmente positivo, domani chissà. Però questo è il modo giusto di stare in campoe farò il possibile per cercare di mantenerlo”.
In questa prospettiva va letto anche il ritiro dal doppio, deciso insieme al suo team e a Sara Errani. Una scelta giusta, non presa con leggerezza, perché Paolini al doppio tiene davvero, ma necessaria in un momento in cui ogni energia va amministrata. “Avevo bisogno di un giorno in più per recuperare. Negli ultimi mesi è stata dura con il piede e il mio corpo stava facendo un po’ fatica. Ieri ne abbiamo parlato con il mio team e con Sara, e questa è stata la decisione migliore. È stato difficile, perché tengo molto al doppio, ma per oggi era la decisione migliore”. A Wimbledon, adesso, la priorità è una sola: arrivare al prossimo turno con il corpo nelle condizioni migliori e la mente nello stesso posto in cui è stata nelle ultime partite.
Eala, il pubblico e una seconda settimana da vivere
Agli ottavi ci sarà Alex Eala, la filippina che ha eliminato la campionessa in carica Iga Swiatek e che a Wimbledon sta vivendo il torneo della consacrazione. Paolini l’ha già affrontata quest’anno a Dubai, vinto dalla filippina 6-1 7-6, ma sa bene che qui sarà un’altra storia. Un’altra superficie, un altro contesto, un’altra Eala. “Ho visto un po’ dei suoi match qui a Wimbledon. Penso che il gioco di Eala si adatti molto bene all’erba. Ha mostrato un grande livello anche a Berlino e credo che qui sia una giocatrice molto pericolosa”.
Il precedente potrà servire, ma fino a un certo punto. “Penso che sia utile averla già affrontata una volta, ma qui è un’altra superficie, anche se Dubai era molto veloce. Credo che guarderò il suo match di oggi, perché ormai sono passati cinque o sei mesi e lei sta giocando benissimo”.
Poi Paolini ha sottolineato anche l’aspetto più emotivo del prossimo match: il pubblico, la spinta, il rumore intorno a una giocatrice che rappresenta qualcosa di importante per un intero movimento. “Ha un grande sostegno del pubblico. Penso che sia molto bello per il nostro sport coinvolgere sempre più persone nel mondo e credo che lei sia una sorta di stella del nostro sport. Sarà una battaglia dura. Il pubblico ci sarà su ogni punto, ma questo è lo sport. Mi piace molto giocare anche in situazioni del genere e spero che ci saranno anche tanti italiani”.
Alla vigilia del torneo, però, la seconda settimana non era un pensiero concreto. Jasmine era arrivata a Wimbledon con la testa sul primo turno, non sugli ottavi. “Non ci pensavo molto ed ero molto concentrata sul primo turno, che già mi sembrava difficile. Vengo da mesi difficili e la scorsa settimana a Eastbourne non ho giocato una buona partita. Quindi ero molto concentrata sulla prima, che secondo me poteva essere una partita ostica. Adesso siamo arrivati a tre partite, sono contenta, e sono state tre belle vittorie, differenti tra loro. Però non era una cosa a cui pensavo necessariamente”.
Però adesso tocca pensarci. Pensare agli ottavi, pensare a Wimbledon, alla seconda settimana, alla Eala, un diritto che torna a correre e un sorriso che non sembra più soltanto un gesto di cortesia. È il segnale di una giocatrice che ha ricominciato a sentirsi dentro il proprio tennis e quando Jasmine riesce a stare lì, con quel focus e quella leggerezza, tutto torna possibile.
