PREMIUM Wimbledon donne, preview quarti di finale: facciamo le carte a Kostyuk-Paolini e Noskova-Mertens

Ai Championships i quarti di finale della parte bassa propongono Kostyuk contro Paolini e Noskova contro Mertens. Come potrebbero svilupparsi i loro match?

Di AGF
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Jasmine Paolini - Wimbledon 2026 (foto Ubitennis)
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Nella decima giornata di Wimbledon sono previsti gli ultimi due quarti di finale donne, relativi alla parte bassa di tabellone. Proviamo a valutare le caratteristiche delle giocatrici che scenderanno in campo e come potrebbero influenzarsi reciprocamente.

Marta Kostyuk (tds 12) vs. Jasmine Paolini (tds 13)

Kostyuk e Paolini sono due giocatrici fisicamente piuttosto differenti, e questa diversità determina in parte anche le loro qualità tecnico-tattiche. Kostyuk è più abituata a comandare, Paolini non sempre può permetterselo. Ma attenzione a interpretarle come tenniste profondamente differenti, perché hanno anche aspetti in comune. Cominciamo da questi.

Entrambe amano variare il gioco e non disdegnano le discese a rete. Questo perché, tutto considerato, si fidano abbastanza delle loro qualità di volleatrici. Per esempio Kostyuk nel confronto di terzo turno con Emma Navarro più di una volta ha deciso di avanzare, accettando anche il rischio di essere infilata da qualche ottimo passante di Emma. Per quanto riguarda Paolini la sua carriera di doppista parla per lei; ma ricordo anche che la scorsa settimana nel match di secondo turno contro Golubic Jasmine è scesa a rete ben 36 volte.

Cito alcuni dati interessanti del torneo a questo proposito: Kostyuk ha vinto solo il 48% degli scambi da fondo campo; ma ha vinto il 73% di quelli in transizione e il 69% di quelli a rete. Paolini vanta il 50% di punti vinti da fondo campo, ma il 67% a rete e il 75% di quelli in transizione. Insomma, per entrambe è importante una certa dose di verticalizzazione del gioco: rimanessero ancorate alla linea di fondo, il loro rendimento scenderebbe, e di parecchio.

Sia Marta che Jasmine si muovono in modo efficiente e possiedono la tecnica necessaria per difendere bene e assorbire gli attacchi avversari. Anche se, per la verità, l’erba non esalta queste doti all’estremo, come sarebbe accaduto se si fossero affrontate sulla terra rossa. Ricordo che sia Kostyuk che Paolini hanno vinto un WTA 1000 in carriera sulla terra battuta: Marta a Madrid, Jasmine a Roma (oltre che quello sul cemento di Dubai).

Ma forse l’elemento più importante da sottolineare tra quelli in comune è l’idea che, oltre agli scambi di ritmo, si possano impostare i match anche attraverso logiche più articolate e varie: tutte e due sotto questo aspetto sono in grado di eseguire colpi differenti sul piano degli spin, della geometria e della potenza. Non mi sorprenderebbe se a inizio partita ci fossero alcuni game di studio nei quali entrambe proveranno ad andare alla ricerca di specifiche parabole esecutive che possano mettere in difficoltà l’avversaria.

Veniamo alle diversità. Kostyuk è fisicamente più alta e potente. Questa differenza si esprime nella velocità massima dei colpi al rimbalzo, ma anche nella gestione della battuta. Per Kostyuk la prima di servizio è una occasione per cercare di fare il punto rapidamente; se non direttamente con un ace, magari attraverso gli uno-due. E’ invece più raro che Paolini riesca ad avere una battuta così incisiva per impostare in questo modo lo scambio.

Ovviamente questa interpretazione differente del servizio ha delle conseguenze sulle percentuali esecutive: salvo giornate di ispirazione straordinaria, quasi sempre chi forza di più la prima si ritrova con una percentuale più bassa. Infatti Kostyuk nel torneo ha servito con il 56% di prime; Paolini, con una prima più conservativa, ha un dato del 68%. Altra percentuale che conferma queste diverse caratteristiche del servizio: il 35% delle battute di Kostyuk risultano “non ritornate”, mentre per Paolini siamo soltanto al 20%.

Ma la diversa incisività del servizio (prima come seconda) può avere ricadute sullo sviluppo dell’intero scambio, perché se la battuta non impensierisce a sufficienza l’avversaria, si rischia di andare incontro a risposte aggressive che possono spostare l’equilibrio del match. Sintetizzerei il tema “servizio” in questo modo: quanto più la battuta peserà in positivo sull’andamento del match, tanto più Marta dovrebbe risultare avvantaggiata.

Chiudo con il grado di aggressività delle protagoniste. In questo articolo ho provato a spiegare più in profondità di cosa si tratta. La sostanza è questa: esistono diversi strumenti analitici per misurare il grado di aggressività delle giocatrici, ma il più semplice e diretto è quello della lunghezza media dei loro scambi. In sostanza più gli scambi sono brevi, più la giocatrice è aggressiva (e viceversa). Il dato di carriera di Paolini è 4,0. Quello di Kostyuk è 3,8.

Ultima informazione: gli scontri diretti tutti piuttosto datati, dicono 2-1 per Paolini.

Linda Noskova (tds 9) vs Elise Mertens (tds 25)

Riparto dal dato sopra citato della lunghezza degli scambi per passare alla analisi del secondo quarto di giornata: Mertens è a 3,9, Noskova a 3,2 di durata media degli scambi.

Dunque in questo match la differenza è molto più marcata, e di conseguenza, gli schemi messi in campo saranno più prevedibili. Noskova cerca sempre di prendere il controllo del gioco (se ha l’occasione anche in risposta) e sicuramente proverà a mettere sotto pressione Mertens. Elise da parte sua avrà soprattutto due opzioni per cercare di arginarla.

La prima opzione è l’efficacia della prima di servizio: negli ultimi anni ha cominciato a forzare molto di più la battuta, per ottenere più punti facili, accettando però di diminuire la percentuale di prime in campo. (La gestione della sua prima di servizio ha spostato verso l’alto il grado di offensività di Mertens). Dovesse trovare una buona giornata con la prima, sotto forma di ace e servizi vincenti, potrebbe contenere la risposta di Noskova. Ma se invece il suo servizio non funzionasse a dovere, Linda probabilmente cercherà di prendere il comando dello scambio direttamente con il secondo colpo.

La seconda opzione a cui Mertens probabilmente si affiderà nel tentativo di arginare Noskova, sarà la capacità di “addormentare” il gioco attraverso la profondità dei colpi, il rallentamento degli slice e l’uso di geometrie che facciano colpire da ferma il meno possibile Noskova. Ci riuscirà? Non semplice, ma quasi indispensabile.

Rimangono però alcune caratteristiche strutturali che non possono essere cancellate, a partire dalla potenza dei colpi da fondo. Mertens è più “asimmetrica” di Noskova, nel senso che il suo rovescio è molto più solido ed efficiente del dritto. Al contrario Noskova cerca più spesso il vincente di dritto, ma il suo rovescio è comunque un’arma pericolosa. A questo proposito Linda avrà un match diversissimo rispetto a quello vinto contro Keys: se contro Keys trovava, almeno sulla carta, una giocatrice con il dritto ancora più potente ed efficace del suo, contro Mertens partirà con un chiaro vantaggio di esplosività sulla diagonale destra.

Ma al di là di tutto, quando si affrontano giocatrici con stili di gioco così differenti, molto spesso le sorti della partita sono in mano (nel bene come nel male) della giocatrice più offensiva. Non dico che con Noskova ci si ritrova nella identica situazione dei match di Ostapenko, ma uso il riferimento di Jelena per spiegare il concetto: se Noskova sarà in una giornata di grande ispirazione sarà difficilmente arginabile. Se invece il suo numero di errori non forzati dovesse crescere, allora la partita potrebbe aprirsi a qualsiasi esito.

Non ci sono scontri diretti a livello WTA fra le due giocatrici, che però hanno un dato interessante che le avvicina. Linda ed Elise negli ultimi due anni sono le giocatrici che hanno vinto più match sull’erba: Noskova 17, Mertens 15.

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