Wimbledon, Gauff: “Io in semifinale? Se me lo avessero detto sette giorni fa, avrei riso”

Dopo la vittoria su Pegula, Coco raggiunge la prima semifinale ai Championships: “Ho trovato una svolta su questa superficie. Non devo giocare un punto spettacolare ogni volta”

Di Carlo Galati
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Cori Gauff - Wimbledon 2026 (x @Wimbledon)
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Coco Gauff ha guardato il suo angolo e, quasi più incredula che felice, ha lasciato uscire una domanda semplice: Oh my God, how?. Come? Come si arriva alla prima semifinale di Wimbledon dopo anni in cui l’erba sembrava più un ostacolo che una promessa? Come si batte Jessica Pegula in rimonta, 4-6 6-3 6-3, dopo un’altra partita complicata e piena di strappi? La risposta, forse, è tutta nella nuova consapevolezza della statunitense, che per la prima volta sembra aver smesso di sentirsi fuori posto sui prati londinesi. “Se mi avessero detto che sarei stata in semifinale qui, avrei risposto: siete divertenti”, ha ammesso Gauff, sorridendo. Il riferimento è chiaro: la sconfitta a Berlino, le delusioni degli ultimi due anni a Wimbledon e la sensazione che il suo tennis,  esplosivo, fisico, costruito sulla tenuta e sulla difesa aggressiva non trovasse mai davvero il modo di respirare sull’erba. E invece Coco è ancora lì, dentro il torneo: Credo di aver trovato una sorta di svolta sull’erba.

La svolta: meno fretta, più fiducia

La parola chiave è fiducia. Non quella generica, da conferenza stampa, ma una fiducia tecnica, quasi tattile: nei piedi, nei colpi da fondo, nella capacità di restare dentro lo scambio senza la tentazione di forzare sempre la soluzione. “In passato si è parlato molto del fatto che il mio gioco non si adattasse a questa superficie”, ha spiegato Gauff. “Nel primo set oggi forse avevo fretta, cercavo di uscire dallo scambio troppo presto o di colpire troppo forte. Poi ho capito che non devo giocare un punto spettacolare ogni volta per vincere”. È qui che cambia la sua Wimbledon. Non in un colpo nuovo, non in una rivoluzione improvvisa, ma nell’accettazione che anche sull’erba può bastare essere se stessa. Con Belinda Bencic prima e contro Pegula poi, Gauff ha trovato conferme pesanti: “Ho capito che i miei colpi da fondo sono abbastanza buoni per stare competitiva con chiunque anche su questa superficie”. E poi c’è il dato fisico, che lei stessa non nasconde: Sono una buona atleta, mi muovo bene, e questo si traduce su tutte le superfici. Non è poco, soprattutto in un torneo in cui ogni equilibrio si rompe in un attimo e ogni set perso può diventare un buco nero.

Wimbledon, destino e leggerezza

C’è anche un tema mentale, forse il più interessante. Gauff è arrivata a Londra senza il peso che si era portata addosso al Roland Garros, dove le aspettative erano altissime e lei stessa riconosce di essersi bloccata. “A Parigi avevo troppa pressione, sentivo di poter giocare bene e non è venuto fuori. Forse mentalmente mi sono bloccata. Qui invece sto affrontando il torneo in modo diverso”. Anche per questo la semifinale ha un sapore speciale: non era programmata, non era attesa, quasi non era immaginata. Alla domanda sul destino, Coco si è affidata alla sua fede e a un sorriso: “Credo in Dio, penso che in qualche modo la storia sia già scritta. Ma se Wimbledon faccia parte della mia storia, non lo so. Se me lo aveste chiesto sette giorni fa, avrei detto no”. Oggi, però, qualcosa è cambiato. Non abbastanza per dichiararsi soddisfatta, “voglio arrivare fino in fondo”, ma abbastanza per guardare il Centre Court con occhi diversi. Perché Gauff, la ragazza che a 15 anni si era presentata al mondo proprio qui, ora è la più giovane dai tempi di Maria Sharapova nel 2007 a raggiungere la semifinale in tutti e quattro gli Slam. E se davvero la storia è già scritta, Coco spera che prima o poi passi anche da quel muro dei campioni di Wimbledon: Mi piacerebbe vedere il mio nome lì.

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