Sinner si ricorda ancora di quando gli fu fatta, con la felpa blu, la prima foto con Djokovic. Quando pensò: “Non arriverò mai al suo livello”. Io lo vidi giocare contro il serbo il suo primo duello a Montecarlo. Era ancora quasi un bambino. Ora lo ha battuto 6 volte su 11, ma non credo – anche se ha solo 24 anni, 15 meno di Nole! – che arriverà mai a vincere 24 Slam, a raggiungere 55 semifinale di Slam, 8 consecutive a Wimbledon dove ha trionfato 7 volte.
Ma non mettiamo limiti alla Provvidenza, perché anche Jannik ha le stimmate del fenomeno. E venerdì dovrebbe giocare da favorito, perché come ha detto Djokovic “Stasera ho vinto con il cuore, ma venerdì non so come risponderà il mio corpo”. Anche per un atleta formidabile come Nole, il recupero per un grosso, spaventoso sforzo anche per un teenager è probabilmente più impegnativo che correre una maratona di oltre 5 ore e 15 minuti, con tutto lo stress che essa ha comportato. Ma ero sicuro, peraltro, che al momento decisivo Djokovic avrebbe fatto prevalere la maggior personalità nei confronti di Aliassime.
E’ un po’ come quando Sinner deve affrontare un momento difficile, una pallabreak, un setpoint. Dà sempre il meglio. E quel meglio gli consente di venire fuori dalle situazioni più complicate, anche quando sembra sull’orlo del precipizio.
Impossibile oggi dar torto a Jannik Sinner quando dice, dopo ogni partita, di aver fatto meglio della partita precedente. Dopo l’esordio difficile con Kecmanovic, contro il quale aveva perso il primo set e poi anche il terzo giocando davvero maluccio – ma aveva poi finito dominando quarto e quinto (62 63) -, Jannik ha vinto 14 set di fila, mettendo in riga Borges, Brooksby, Mochizuki e per ultimo Struff. Set quasi mai vinti troppo facilmente, anzi – cinque sono stati tiebreak – ma pur sempre vinti.
Il tedesco è quello dei 5 avversari che secondo me non era solo il più esperto, ma era anche il più forte. Ciò anche se la sua classifica, n.74, era inferiore a quella di Borges (48) e di Kecmanovic (50). Struff è l’avversario che contro Jannik ha giocato decisamente meglio di tutti. Meglio anche di Kecmanovic, perché contro il serbo era stato Sinner a giocare piuttosto male per i suoi standard. E nessuno degli altri 4 precedenti avversari serviva bene come Struff nè giocava con altrettanta potenza. Del resto Struff è stato anche n.21 del mondo.
Con la 12ma vittoria di fila a Wimbledon fra 2025 e 2026, Jannik ha così raggiunto la terza semifinale all’All England Club, la n.10 negli Slam. In questo torneo ha fin qui perso il servizio soltanto 6 volte (come, peraltro, in tutto il torneo di un anno fa).
Struff ha detto chiaramente che contro un Sinner che non sbaglia quasi mai e che – soprattutto! – quando ha bisogno di mettere a segno servizi vincenti li mette regolarmente, è davvero difficile pensare di vincere. Anzi, è quasi impossibile se non si è un super top-player. Difatti Jan Lennard Struff ha finito per perdere tre set a zero.
Struff è riuscito a conquistarsi in 2 ore e 34 minuti soltanto due pallebreak, pur avendo raggiunto diverse volte i vantaggi: in un’occasione ha strappato l’unico break sull’1-2 del secondo set (è stato un immediato controbreak), ma nell’altra, sul 5-4 per lui e quindi sul setpoint, Sinner gli ha sparato un servizio imprendibile a 134 miglia orarie (215,606 km), seguito da un ace e un altro servizio vincente. E così il sogno di strappare un set al n.1 del mondo per il coraggioso tedesco è svanito. Perché poco più tardi, nel tiebreak che ha deciso il secondo set, Sinner ha messo dentro tutte prime, salvo che nell’ultimo punto.
Decisamente Sinner ha fatto straordinari progressi sul servizio. Un colpo che – e l’ho già scritto più volte – fino a due anni fa veniva considerato forse il tallone di Achille per il tennista della Val Pusteria.
Rispetto a un anno fa il dato solo apparentemente più significativo in progresso è quello degli ace: nei 7 vittoriosi incontri del 2025 nel mise a segno 62. Quest’anno, in soli 5 match, ne ha già fatti 97.
Ma, attenzione, fra qualche riga cercherò di spiegare perché quel dato necessiti di un confronto più approfondito fra le due annate…
Ciò per via della diversa tipologia degli avversari affrontati e ancor più per il diverso svolgimento di quei match se paragonati a quelli di quest’anno.
Per me è più importante che sia salita la percentuale delle prime palle, anche se sembra un progresso irrisorio, dal 62% del 2025 al 66% di quest’anno. Sembrerà poco un 4% in più, ma quando tenti più spesso di fare ace – e se li ha fatti è certo anche perchè li ha tentati – di solito la percentuale scende. A Sinner non è successo.
Il 51% delle sue battute non sono tornate indietro, mentre l’anno scorso erano state il 43%, e per quanto concerne le seconde quest’anno i suoi avversari non sono riusciti a rispondere per il 27% mentre un anno fa non c’erano riusciti per il 22%.
I dati vanno sempre interpretati: il dato delle risposte non riuscite alle sue seconde palle non risente degli ace come invece quello sulle prime. E’ più importante.
Ad ogni modo mettere a segno un servizio vincente – e ancor più una seconda vincente – contro Alcaraz (affrontato un anno fa in finale da Jannik) piuttosto che contro un non top-player è assai diverso.
Mi sembra necessario adesso ricordare tutti i sette avversari battuti da Jannik qui un anno fa: con Nardi (64 63 60), Vukic (61 61 63) e Martinez (61 63 61) furono tutte passeggiate in 3 set, con appena 17 games concessi in 9 set (meno di due giochi persi di media a set). Poi ci furono i due set persi con Dimitrov (6-3 e 7-5) con il drammatico ritiro del bulgaro che si strappò il muscolo pettorale sul 2 pari. Tutte partite rapide. Fare tanti ace in così poco tempo era impossibile.
Nei quarti e in semifinale Sinner vinse sì tre set a zero, ma furono set combattuti. Con Shelton (76 64 64) e con Djokovic (63 64 64), prima della vittoria finale in 4 set (su Alcaraz 46 64 64 64). Sinner perse in tutto il torneo 3 set, due con Dimitrov e 1 con Alcaraz.
Quest’anno Jannik ha perso soltanto i 2 di primo turno con Kecmanovic, ma – come accennato sopra – 5 tiebreak significano set più lunghi, 30 game di servizio soltanto per quei 5 set, più i punti dei 5 tiebreak.
Insomma secondo me, alla fine, sono molto più importanti le migliorate percentuali delle prime di servizio (sia pur in misura modesta), che l’aumentato numero degli ace.
E poi – anzi prima! – è davvero diversamente fondamentale il momento in cui Jannik gioca quei servizi vincenti. L’ho già scritto e lo ripeto: nel tiebreak del secondo set Jannik ha messo tutte prime, salvo che sull’ultimo punto! Questo sì che conta, come il fatto che quando Struff ha avuto il setpoint sul 5-4 Sinner ha fatto da quel momento due servizi vincenti intervallati da un ace. Tre punti diretti di battuta. Nel computo delle statistiche che ufficialmente vengono rese note non risalterranno per la loro importanza, ma ci sono stati.
Ciò mi preme sottolineare, anche se il numero degli ace ai parvenu fa più impressione. E magari oggi leggerete su qualche giornale che quel numero cresciuto spiega i progressi di Jannik alla battuta!
Non è così.
E’ chiaro che se Sinner un anno fa giocò quattro partite vinte in meno di due ore e con pochi game…non poteva fare 24 ace a match. Un anno fa giocò un solo tiebreak, quest’anno ne ha già giocati 5: chiaro che più le partite sono lunghe e più ace uno riesce a mettere a segno.
Struff che aveva vinto 3 maratone di 5 set (con Baez, Nakashima e Hurkacz e con Medvedev aveva vinto 76 76 75) è arrivato ad affrontare Sinner che aveva fatto 100 aces. Oggi ne ha fatti altri 12…
Riprendo qui quanto avrete trovato anche nella conferenza stampa di Sinner, che avrete già letto…ma non si sa mai.
. “Per il momento sto servendo un po’ meglio dell’anno scorso e anche per questo mi ritrovo in semifinale, probabilmente su questa superficie”, ha detto Jannik.
Il lavoro non nasce oggi. Sinner ha raccontato un processo lungo, fatto di dettagli tecnici e fisici: “Credo che ci sia anche una componente fisica. Se diventi più forte fisicamente, ti senti anche un po’ più stabile. Abbiamo lavorato tanto sicuramente negli ultimi due anni: abbiamo cambiato il movimento, il lancio di palla, il tempo, tante cose”. Ma il punto non è soltanto tirare più forte. “Non sempre sulla velocità: abbiamo cercato di usare il servizio giusto nel momento giusto”.
Sull’erba questa differenza pesa il doppio. Una buona percentuale di prime non protegge soltanto il turno di battuta, ma libera anche la testa nei game di risposta. Sinner lo sa bene: “Su questa superficie, se metti un’alta percentuale, può aiutarti tantissimo, anche in termini di fiducia, e ti permette di giocare molto bene anche i game di risposta”.
Ecco, magari sui game di risposta si può far meglio. Anche se Sinner l’altra sera mi avea risposto: “Ma si può anche far peggio!”.
Spero però che venerdì non faccia peggio di come fece nella semifinale di Melbourne contro Djokovic quando di 16 pallebreak ne seppe trasformare solo 2 e nessuna delle 8 del quinto set. Ma è vero che se c’era una chance per Djokovic di conquistare il 25mo Slam questa era quella di Wimbledon. Gli mancano due vittorie e quella con Sinner è probabilmente la più difficile per lui
Intanto però oggi mi auguro che, a proposito dell’ultimo Australian Open, Flavio Cobolli sappia rovesciare l’esito del match che perse in tre set con Fery. Non stava bene e qui invece sembra stare benissimo, meglio di sempre. Per me Cobolli è decisamente più forte del britannico n.114 del ranking ATP. Mentre non sono sicuro che Jasmine Paolini sia più forte dell’ucraina Kostyuk che quest’anno sulla terra rossa aveva perso una sola partita. Da aprile a oggi ha un record di 20 partite vinte e una persa. Ma poiché si gioca sull’erba…E sull’erba due anni fa Jasmine era qui in finale. Eppoi non ero sicuro che Jasmine avrebbe battuto la Eala, quindi spero proprio che anche con la Kostyuk che molti considerano favorita, Jasmine invece sorprenda tutti e ce la faccia. L’appuntamento è con la storia: tre italiani in semifinale? Sarebbe fantastico. E tutt’altro che impossibile. Due italiani in semifinale maschile d’uno stesso Slam li abbiamo avuti nel Roland Garros 1960, quando Nicola Pietrangeli battè Haillet e Orlando Sirola perse da Luis Ayala, il cileno che in finale fu sconfitto da Pietrangeli; poi nel Roland Garros 2025 (Sinner e Musetti) e nel Roland Garros 2026 (Cobolli e Arnaldi). E se questa volta sia Sinner sia Cobolli arrivassero in finale come accadde per Flavia Pennetta e Roberta Vinci all’US Open 2015? Sognare non costa nulla.
