PREMIUM Pagelle Wimbledon: Sascha lascia, Jannik raddoppia

Sinner bissa il successo ai Championships risorgendo dopo il ko di Parigi. Noskova vince il derby ceco, mentre Djokovic e Serena non mollano

Di Antonio Garofalo
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Jannik Sinner - Wimbledon 2026 (x @Wimbledon)
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Un messaggio dal direttore
Per molti di voi Ubitennis non è soltanto un sito da aprire quando c’è una notizia. È un’abitudine, un luogo familiare, una voce che accompagna la stagione del tennis. Dagli Slam ai tornei più piccoli, dalle grandi finali alle storie che spesso restano ai margini. Vi sarò grato se vorrete proseguire a leggermi.

La più grande resurrezione della storia dopo quelle di Gesù e Lazzaro é compiuta. 

Dopo il ko fisico di Parigi, a Jannik Sinner (10) i dottori laureati all’Università del Challenger di Francavilla al Mare avevano diagnosticato ipoglicemia, insulinoresistenza, peste, colera, tifo, pertosse, orecchioni, varicella, rosolia, mononucleosi, sindrome di Sjogren, crisi vagali, prostatite cronica, diverticolite, alluce valgo, alopecia e gengivite. Al San Raffaele grazie ad elettrocardiogramma sotto sforzo, holter cardiaco e risonanza magnetica si é riusciti a trovare una cura miracolosa: un beverone a base di carota e caffè Lavazza, nel quale intingere 100 grammi di pasta De Cecco e un pizzico di Parmigiano Reggiano, controllando attentamente il tempo di cottura con il Rolex.

Gli effetti non sono stati immediati e infatti per almeno 10 giorni il nostro campione ha vagato per Church Road con le sembianze e la mobilità di Mario Adinolfi prima dell’arresto, salvo ritrovarsi pienamente al cospetto di Novak Djokovic (8,5), trentanove anni e non sentirli nemmeno dopo cinque ore e passa impiegate per battere Auger-Aliassime (6,5).

Dopo il trionfo Jannik si è finalmente sciolto, lasciandosi andare e ha abbracciato con trasporto tutto il suo box, tranne la fidanzata: “È danese di origini bosniache, tifa Rune e i suoi connazionali ci hanno sbattuti fuori dal mondiale” si vociferava a Wimbledon. In realtà pare che Jannik non abbia voluto esagerare con le effusioni per non dare un nuovo pensiero a mamma Siglinde (10) e papà Hanspeter (10) che dopo tutte queste emozioni non sono ancora pronti all’arrivo di un nipotino. 

C’è voluta la migliore versione del numero uno del mondo per battere un indemoniato Sascha Zverev (9) mai così forte sui prati e che sognava di riportare i tedeschi a dominare dopo i tempi di Becker e Stich, riuscendo nell’impresa di diventare il primo vincitore di Wimbledon senza giocare una volée nell’intero torneo.

Un derby c’è stato nel torneo femminile con tanto di psicodramma e contropsicodramma. Alla fine l’ha spuntata Noskova (10) dopo che Muchova (9) aveva riaperto un match che sembrava chiuso. Oramai nel tennis femminile i pronostici si possono fare bendati e infatti in finale sono arrivate due ceche. Ma tra poco arriverà Tyra Grant (7,5) e saranno dolori per tutti, Vannacci permettendo.

C’è stato anche il ritorno di Serena Williams (4) alla quale gli organizzatori non hanno avuto il coraggio di spiegare che la wildcard era per il torneo delle leggende. Serena in ogni caso non molla e rilancia in vista degli Us Open: non ritenendo Venus idonea da un punto di vista fisico, ha chiesto a Billie Jean King di giocare insieme il doppio, mentre per il doppio misto il dubbio é tra Rod Laver e Frank Sedgam. 

Gli inglesi si sono aggrappati a Fery (9), uno che tre anni fa perdeva in finale al futures di Pozzuoli e che ora è arrivato in semifinale a Wimbledon spiegando a Flavio Cobolli (7) che il tennis può essere Fery e può essere piuma. Certo che qualcuno ha fatto la bocca storta per le sconfitte di Flavio e di Jasmine Paolini (7,5) ai quarti dei Championships o per il ko di Berrettini (6,5) con Dimitrov: forse si é perso il senso della misura.

E qui ci sia consentita un’amara riflessione: vuoi vedere che si stava meglio quando al martedì/mercoledì della prima settimana degli slam gli italiani erano tutti a casa? 

No, perché mai come durante questo torneo abbiamo assistito al delirio di stampa e social, tra beatificazione di San Jannik da San Candido e deriva ultras capitanata da improvvisati influencer tennistici, che con improbabili slang dialettali hanno dato luogo a simil-sette di assatanati, continuamente aizzati contro l’avversario di turno, ricoperto di improperi e insulti o contro l’ignaro telecronista reo di non essersi genuflesso dinanzi al protagonista tricolore. 

La perla di tutto ciò poi sta nel continuo tentativo di contrapporre allo strapotere del tennis azzurro, le miserie del calcio italiano, quando in realtà proprio dal tanto vituperato calcio, questi signori hanno mutuato la perversa logica ultras che sta drammaticamente inquinando quello che fu lo sport dei gesti bianchi. 

Restiamo però fiduciosi, alle prime défaillance dei fenomeni azzurri della racchetta, troveranno altri interessi con i quali invogliare i beoti a spendere soldi per magliette, gadget e chi più ne ha più ne metta. Nel frattempo applaudiamo Jannik e i suoi fratelli e resistiamo: si tornerà ad amare il tennis anche e soprattutto quando non sarà più alla mercé di tutti…

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