Musetti lavora al rientro: “Un anno difficile, ora servono pazienza e resilienza”

Il carrarino racconta il lungo stop per l’infortunio al quadricipite, il rapporto tra mente e corpo e la speranza di rientrare allo US Open. Su Sinner: “È il nostro leader, ma guida anche tutto il tennis italiano”. E sul proprio stile: “Essere vintage rappresenta un valore aggiunto”

Di Carlo Galati
7 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Lorenzo Musetti - Australian Open 2026 (foto X @atptour)

Elegante in campo, misurato nelle parole, sorridente anche quando il momento richiederebbe espressioni ben diverse. Lorenzo Musetti si è raccontato in una lunga intervista al Financial Times, che lo ha incontrato al Circolo della Stampa-Sporting di Torino durante uno dei periodi più complicati della sua carriera.

Il numero cinque del mondo, semifinalista a Wimbledon e al Roland Garros e vincitore della Coppa Davis con l’Italia, sta facendo i conti con un infortunio al quadricipite che lo ha costretto a fermarsi a Melbourne quando, nei quarti di finale, in vantaggio di 2 set a zero su Djokovic era ad un passo da diventare numero 3 del mondo. Da lì una serie di ricadute, la più importante agli Internazionali d’Italia a cui sono seguiti prima il forfait al Roland Garros, poi quello al Queen’s e infine la rinuncia a Wimbledon. Una sequenza dolorosa, che però il carrarino può e deve mettersi alle spalle. 

“La cosa più difficile è stata accettarlo”

È stato un anno difficile, soprattutto perché in Australia sentivo di essere davvero al massimo, ha ammesso Musetti al quotidiano finanziario britannico. Il dolore fisico, le sedute di fisioterapia, la riabilitazione e le visite specialistiche hanno rappresentato soltanto una parte del problema.

“Ho consultato professionisti in ogni campo, ma la cosa più difficile è stata semplicemente accettare la situazione, ha spiegato il toscano, che spera di poter tornare in campo durante l’estate americana e di essere presente allo US Open.

Patrick McEnroe, ex capitano della squadra statunitense di Coppa Davis, ne ha sottolineato le qualità ma anche la necessità di trovare continuità fisica: Musetti possiede uno dei rovesci a una mano più belli ed efficaci di questa generazione. Sa giocare su ogni superficie, ma deve riuscire a essere più presente nel circuito. Per diventare stabilmente un grande giocatore bisogna poter competere a tempo pieno”.

Musetti guarda comunque al futuro senza fretta. L’obiettivo non è soltanto recuperare per il prossimo torneo, ma costruire una carriera lunga: Oggi vediamo che i giocatori riescono a prolungare molto la propria attività. Spero di poter continuare fino alla fine dei trent’anni, come sta facendo Novak.

Sinner, Berrettini e Fognini: “Felice di fare parte della band”

Nell’intervista al Financial Times c’è spazio anche per il momento straordinario attraversato dal tennis italiano. Musetti individua in Jannik Sinner il principale punto di riferimento del movimento, senza dimenticare chi ha preparato il terreno negli anni precedenti.

“Jannik è il nostro leader, ma guida anche tutto lo sport del tennis in Italia”, ha detto Musetti. Fabio Fognini ha preparato il terreno, mentre Matteo Berrettini ha aperto le porte degli Slam arrivando in finale a Wimbledon.

Secondo il carrarino, i risultati ottenuti da Fognini, Berrettini e successivamente Sinner hanno modificato la percezione del tennis italiano, aumentando l’attenzione, gli investimenti e soprattutto le ambizioni della generazione attuale.

“Hanno fatto avanzare tutto il movimento, sia in termini di notorietà e investimenti sia per quanto riguarda i nostri sogni. Sono molto felice di far parte di questa band”, ha aggiunto Musetti.

Il tennis “vintage” e la lezione di Federer

Musetti non si sottrae alla definizione di giocatore “vintage”. Al contrario, sembra accoglierla come un complimento. In un circuito dominato da ritmi sempre più alti e da scambi giocati con grande potenza, il suo tennis continua a cercare angoli, rotazioni e soluzioni differenti.

“Giocare il rovescio a una mano e avere quel tipo di movimento è ormai abbastanza raro da poter essere definito vintage”, ha raccontato. Il modello, inevitabilmente, resta Roger Federer: “Sono cresciuto con lui come idolo. Credo sia il più grande di sempre, senza alcun dubbio almeno dal punto di vista estetico”.

Il tennis moderno, osserva Musetti, è diventato sempre più rapido: Ora è tutto un colpire, colpire e colpire ancora. La possibilità di variare, tuttavia, può ancora rappresentare un vantaggio: Avere un gioco pieno di soluzioni costituisce un valore aggiunto e può mettere in difficoltà l’avversario.

Uno stile riconoscibile che ha attirato anche l’attenzione del mondo della moda. Dopo l’accordo tecnico con Asics, Musetti è diventato ambasciatore di Bottega Veneta. Non soltanto per i risultati ottenuti, ma per un’identità personale e sportiva ben definita.

La famiglia e il legame tra mente e corpo

A soli 24 anni, Musetti è già padre di due bambini, Ludovico e Leandro, avuti con la compagna Veronica. La paternità, racconta, ha cambiato profondamente il suo modo di interpretare la vita e la professione.

È stata una vera trasformazione personale. Il passaggio dall’essere un ragazzo al diventare un uomo è cominciato già durante la gravidanza della mia compagna”.

Il tennis era entrato nella sua vita quasi per caso, quando il padre gli regalò una racchetta per il quarto compleanno. Quello che doveva essere semplicemente un modo per tenerlo occupato durante l’estate è diventato prima la sua passione e successivamente la sua professione. Una professione che Musetti, però, continua a non considerare soltanto un lavoro.

Lo stop degli ultimi mesi gli ha permesso di comprendere ancora più chiaramente quanto la componente mentale sia legata a quella fisica. Il rapporto tra mente e corpo è tutto. Per stare bene bisogna essere forti psicologicamente e mentalmente, ha spiegato.

La strada verso il ritorno passa dunque dal lavoro quotidiano, ma anche dalla capacità di non forzare i tempi. Il recupero richiede pazienza e resilienza: bisogna avere il coraggio di riprovare. Una frase che fotografa il momento di Musetti: fermo, ma non immobile, in attesa di tornare a disegnare il proprio tennis, che può essere vintage nell’estetica ma completamente moderno nei risultati.

Leave a comment