Dal nostro inviato ad Umago
(Domanda in inglese) Prima di tutto, complimenti per la meritata vittoria. Durante l’incontro ci sono stati un paio di momenti in cui è sembrato ti rivolgessi al pubblico, come se qualcosa ti avesse distratto. Puoi spiegarci meglio che cosa è successo?”
“Sì, è stata sicuramente una buona partita. Avrei potuto chiuderla in due set, ma lui ha giocato molto bene nel finale del secondo. Sono quindi contento di essere riuscito a venirne fuori nel terzo. Non è stato facile e sono molto soddisfatto della mia prestazione. Per quanto riguarda il resto, nulla di particolare: sono cose che fanno parte della partita.”
(Domanda in inglese) Puoi dirci qualcosa in più sul momento che ha cambiato la partita? Ci sono stati molte alti e bassi e diversi cambi d’inerzia, ma a un certo punto hai alzato decisamente il livello del tuo gioco. Qual è stato, secondo te, il momento decisivo?”
“Come ho detto, credo di aver giocato meglio per buona parte dell’incontro. Ero avanti 6-3, 5-4 e 0-40: in quel momento avevo praticamente la partita in mano. Poi lui è riuscito a giocare davvero molto bene per alcuni game. All’inizio del terzo set, sull’1-1, ho salvato due palle break e sono poi riuscito a strappargli il servizio nel game successivo. Credo che quello sia stato il momento chiave della partita.”
Matteo, complimenti per la vittoria. È stata sicuramente più difficile e sofferta di quanto ti aspettassi. Volevo chiederti: dopo l’infortunio che hai avuto, affronti il campo con una mentalità o un atteggiamento differente? Stai migliorando molto e stai davvero tornando ai livelli di prima. È cambiato qualcosa nella tua mentalità o nel tuo modo di giocare?
“Credo che ogni anno e ogni giorno si cerchi di migliorare e di evolversi. Penso quindi che sia un processo che continuerà e che, anno dopo anno, mi porterà a migliorare sempre di più. Per quanto riguarda il modo in cui sto in campo, penso che si sia visto a Parigi e anche nei tornei precedenti quanto mi fosse mancato giocare a tennis. Quando sei infortunato e sei costretto a stare lontano dai campi, ti manca giocare, ti manca la competizione. Credo di aver portato questa voglia nei primi tornei sulla terra, nei quali ho giocato meglio. Cercherò sicuramente di conservare sempre questo ricordo e di portarlo con me.”
(Ilvio Vidovich – Ubitennis) Mi collego alla domanda del collega e al fatto che già a Parigi avevi detto quanto ti era mancato giocare. Ora che la fase più difficile dell’infortunio è passata, riesci ad allenarti con continuità e nel modo in cui vorresti? La domanda è legata anche al fatto che hai detto che spesso, quando cambi superficie, avverti un po’ di dolore al piede. Volevo sapere se qui a Umago il passaggio dall’erba alla terra ti abbia creato qualche problema.
“Sì, non ho mai detto che il problema sia scomparso completamente. È ancora presente e lo sarà per parecchio tempo. È un infortunio lungo e particolarmente difficile da curare, perché riguarda un punto molto delicato sul quale non si riesce a lavorare facilmente. I fastidi ci sono e continuano a esserci. Come ho già detto, si fanno sentire soprattutto quando cambio superficie. Anche qui ho avuto qualche giornata più complicata e oggi ho avvertito un po’ di dolore. Sono però diventati dolori che riesco a gestire. Quando gioco non mi preoccupano eccessivamente, riesco a esprimere il mio tennis e ad allenarmi come voglio. Non posso dire di essere al 100%, ma riesco a fare ciò che desidero. Rimane sempre una certa attenzione nei confronti di quella parte del corpo, ma posso fare tutto quello che voglio.”
Ancora complimenti. Dopo l’amarezza del Roland Garros, ritrovi la terra battuta, una superficie che in passato ti ha dato molte soddisfazioni. Dal punto di vista morale, come ti senti? Ti sei lasciato alle spalle le ultime settimane? Le sensazioni che provi qui sono migliori?
“In realtà non credo di aver mai avuto brutte sensazioni. Anche a Wimbledon. Sicuramente sull’erba faccio più fatica e ho sempre avuto poco tempo per giocarci. Anche quest’anno ho disputato soltanto due tornei e sono rimasto su quella superficie per meno di tre settimane. Come ho sempre detto, credo comunque di poter giocare bene anche sull’erba. Penso che, se un anno riuscirò ad adattarmi gradualmente e a disputare molte partite, potrò ottenere dei buoni risultati. Sono però felice di essere qui e di ritrovare la terra battuta, che sicuramente si adatta molto di più al mio gioco rispetto all’erba. Qui posso scambiare maggiormente e trovare più ritmo, e credo che oggi si sia visto.”
(Ilvio Vidovich, Ubitennis) Qui, se tutte le cose andassero per il verso giusto ovvero vincessi il torneo, potresti migliorare il tuo best ranking. Ci hai pensato oppure preferisci procedere giorno dopo giorno e non è un tema per te attualmente?
“Onestamente no, perché negli ultimi mesi ho giocato davvero poco. Ho ricominciato a competere con continuità soltanto negli ultimi due mesi. Ho davanti tutto il resto dell’anno e anche l’inizio del prossimo, fino a Cagliari e Parigi, un periodo nel quale ho praticamente soltanto punti da guadagnare. Per questo sono molto tranquillo. Sono felice di poter disputare i tornei, di sentirmi nuovamente bene e di aver raggiunto i quarti di finale qui. Sicuramente uno dei miei principali obiettivi, in questo momento, è rientrare tra teste di serie nei Masters 1000 e nei tornei del Grande Slam.”
