ATP Umago, Cobolli: “Sono più in difficoltà quando gioco da favorito. Aspetto da migliorare”

La conferenza stampa di Flavio Cobolli dopo la sconfitta contro Roman Andres Burruchaga negli ottavi di finale del Croatia Open di Umago

Di Ilvio Vidovich
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Flavio Cobolli - Roland Garros 2026 (foto X @rolandgarros)

Dal nostro inviato ad Umago

(Domanda in inglese) Flavio, oggi non hai espresso il tuo solito livello di gioco. Come ti sei sentito in campo, considerato che hai anche chiamato il medical time out.
Le prime due notti qui non ho dormito molto bene, forse per l’aria condizionata. Sono ancora un po’ raffreddato, però naturalmente non ho perso per questo motivo. Oggi lui ha meritato e ha giocato meglio di me, quindi gli auguro buona fortuna per il resto del torneo. Adesso mi prenderò qualche giorno di pausa per ricaricarmi in vista della tournée americana. Ne ho davvero molto bisogno, anche perché inizierà molto presto, quindi devo riposarmi un po’.

(Domanda in inglese) È evidente che ami giocare qui. Questa volta, inoltre, eri la prima testa di serie ed eri arrivato con una classifica molto alta. Il fatto di aver perso questa partita rende la delusione ancora più grande?
“Sì, certamente, perché considero davvero questo torneo come quello di casa. Mi piace moltissimo giocare qui. Come avevo già detto in un’altra intervista, tutta la mia famiglia è cresciuta molto vicino a questo luogo e qui sono presenti tutti i miei familiari. Questo torneo e questa partita significano molto per me, ma oggi non sono riuscito a gestire bene i momenti difficili. Può succedere, naturalmente, però sono davvero molto dispiaciuto.”

(Ilvio Vidovich – Ubitennis) Flavio, hai già parlato in inglese della delusione per la sconfitta e del fatto che non stavi bene. Il medical time-out l’hai chiamato per un problema fisico oppure era legato alla tosse?
“No, quello è un altro problema. Sono stato un po’ male per l’aria condizionata e ho un po’ di tosse, che mi dà fastidio, ma non è niente di grave. Nei primi giorni mi sono sentito un po’ debole, però ho fatto tutto quello che potevo per arrivare a oggi e rendere al meglio. Nel terzo game ho sentito tirare un po’ una parte del corpo qui (si tocca il fianco sinistro, poco sopra l’anca ndr) che non so neanche esattamente quale sia, lo psoas credo, e mi ha dato un po’ fastidio. Non ho voluto rischiare al 100%, però ci ho provato. Sicuramente, se avessi vinto l’ultimo game, avrei provato a spingere ancora di più. Alla fine, comunque, ero in campo e dall’altra parte c’è stato un avversario più forte di me.”

Ciao Flavio. Oggi c’è questa delusione, che si aggiunge a quella di Wimbledon, però noi abbiamo ancora davanti agli occhi la tua meravigliosa prestazione parigina. Credo che sia qualcosa che porterai con te e che ti aiuterà anche nelle prossime settimane e nei prossimi tornei. Che cosa ti dà ancora oggi il ricordo di quella splendida esperienza vissuta a Parigi?
Sicuramente sto compiendo un percorso importante e ottenere questi risultati, soprattutto nei tornei del Grande Slam, mi dà tanta voglia di migliorare e tanta energia per proseguire la stagione, affrontare nuove sfide e raggiungere i miei obiettivi. Ormai sembra quasi che i quarti di finale di uno Slam siano passati di moda, vista la straordinarietà di Jannik, che ci ha abituati davvero molto bene. Credo, però, che raggiungere i quarti di finale di un Grande Slam sia comunque un risultato molto difficile. Non lo dico perché tu abbia sostenuto il contrario, ma per far capire che non è soltanto la finale di Parigi a darmi tanta energia: anche i quarti di finale di Wimbledon sono stati, secondo me, altrettanto complicati da raggiungere. Soprattutto su una superficie che non è propriamente la mia e, parlando un po’ per tutti, neanche quella più congeniale a noi italiani. Credo quindi di essere in un buon momento di forma. Arrivare a essere favorito nei quarti di finale di un Grande Slam è comunque motivo di orgoglio. Trovarmi nella posizione di favorito in un quarto di finale Slam mi suona ancora strano. Anche questa partita, secondo me, non rispecchia il livello che sto esprimendo durante i tornei. Sono tranquillo e ho soltanto bisogno di riposare molto e magari di concedermi un po’ di svago, cosa che farò nei prossimi giorni.”

(Ilvio Vidovich – Ubitennis) Mi collego alla domanda della collega. Hai parlato dell’orgoglio per i quarti di finale, perché giustamente è stato fatto osservare che raggiungere i quarti è un grande traguardo. Qui sei stato per la prima volta la testa di serie n. 1. È andata come è andata, ma tu sei anche un giocatore che si nutre dell’energia del pubblico. Tutti gli impegni che hai avuto qui rappresentano per te un’energia in più, che poi riesci a portare in campo, oppure finiscono per togliertene?
“Ovviamente avere tanti impegni è un po’ stancante, ma riflette anche ciò che rappresenti per il pubblico e per il torneo. È quindi soltanto un onore essere coinvolto in attività esterne al campo durante un torneo. Naturalmente queste attività tolgono un po’ di energie, ma significa anche che stai facendo bene. Mi piacerebbe trascorrere più tempo in camera, però mi sono divertito durante le iniziative alle quali ho partecipato. È evidente che sto avendo qualche problema quando parto da favorito, non lo nego. Ho perso alcune partite nelle quali, magari inconsciamente, finisco per sottovalutare l’avversario. Razionalmente non lo sottovaluto, però il mio inconscio mi dice: “Cavolo, sei il favorito, devi vincere per forza”. Nel tennis di oggi, però, non funziona più così. Un top ten deve giocare al meglio per riuscire a battere anche un giocatore che si trova fuori dai primi cento. Oggi, per esempio, abbiamo visto Arnaldi esprimere un ottimo tennis contro un giocatore fuori dai primi duecento. Anche i tennisti che abitualmente disputano i Challenger, quando vengono a giocare nei tornei ATP, hanno il livello necessario per affrontare un giocatore stabilmente presente nel circuito maggiore. Devo migliorare sotto questo aspetto. Mi trovo più in difficoltà quando gioco da favorito che quando parto da sfavorito, e questo è il prossimo obiettivo che mi pongo.”

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