Scanagatta a Radio Sportiva: “Il tennis di oggi ha un livello medio più basso di un tempo”

Il direttore di Ubitennis: "Ci sono elementi di punta straordinari, ma se De Minaur è il numero cinque del mondo..."

Di Redazione
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Alex de Minaur - Australian Open 2026 (foto via Twitter @AustralianOpen)

Ecco la trascrizione dell’ultimo intervento di Ubaldo Scanagatta a Radio Sportiva: da Sinner a Darderi, tanti i temi toccati in questa fase di transizione tra l’erba e il cemento americano.

Com’è stato questo fine settimana del tennis? Agrodolce direi, no? Perché poteva essere qualcos’altro…

UBALDO SCANAGATTA: Un fine settimana anche di relax, perché quando uno torna… Io soprattutto adesso, che non sono più un ragazzino, quando torno da uno Slam sono stanco, perché sono due settimane impegnative al massimo, con sempre una dozzina di italiani in gara. Poi a Wimbledon sono andati avanti in diversi: Cobolli è arrivato nei quarti, non c’è stato solo Sinner. Berrettini ha fatto sognare andando a sfiorare la vittoria con Dimitrov, e secondo me se vinceva non avrebbe perso da Fery di sicuro, e ci sarebbe stato uno scontro fra Cobolli e Berrettini. Diciamo che è stato un torneo, quello di Wimbledon, comunque memorabile e importante. Dopodiché ci sono i tornei come Båstad, francamente Rublev rispetto a Darderi ha comunque un altro passato, un altro curriculum. È vero che Darderi aveva vinto l’anno precedente, però Rublev è uno che è stato numero sei del mondo, ha un altro potenziale. È uno che ha vinto anche tornei come Monte Carlo e ha fatto partite importanti nei Masters 1000, non solo negli ATP 250.

E quindi è chiaro che è una settimana questa un pochino più di scarico, il lavoro di scarico anche per i giornalisti e per i cronisti che come Ubaldo Scanagatta seguono il vertice del tennis da tanti anni. Però tornando ancora su Sinner, perché poi il grande tema rimane sempre lui, Jannik Sinner è secondo te il più grande atleta italiano di sempre in tutti gli sport?

UBALDO SCANAGATTA: Intanto se facciamo un paragone con tutti gli sport diventa dura, perché già sono scettico quando si fanno i paragoni fra gli atleti di diverse epoche di uno stesso sport.

Però Panatta e Pietrangeli li ha battuti, dai, possiamo dirlo.

UBALDO SCANAGATTA: Sì, però non è giusto contare soltanto gli Slam vinti e gli Slam persi. Per esempio tutti parlano di Rod Laver come l’ultimo giocatore che ha fatto i due Grandi Slam: nel ’62 e nel ’69 ha vinto tutti e quattro i tornei principali, che è un’impresa non riuscita né a Federer, né a Nadal, né perfino a Djokovic. Però c’è stato un giocatore come Borg che è andato una volta sola in Australia e ha fatto il terzo turno, e però aveva vinto sei Parigi e cinque Wimbledon quando l’erba era un’erba completamente diversa da quella di oggi, la terra rossa era diversa da quella di oggi, non c’erano due o tre settimane per adattarsi dalla terra rossa del Roland Garros all’erba di Wimbledon. Quindi secondo me come si fa a paragonare i successi di uno con i successi di un altro? Pietrangeli e Panatta, per esempio: Pietrangeli ha giocato in un periodo in cui c’erano otto-dieci professionisti che giocavano nella Troupe Kramer che non facevano parte del cosiddetto tennis dilettantistico. Quindi lui quando ha vinto Parigi due volte…

Eccoci.

UBALDO SCANAGATTA: Mentre Panatta sì, Panatta quando ha vinto c’erano, però per l’appunto il suo torneo si è sviluppato con giocatori in semifinale e finale che non erano di primissima grandezza: lui ha battuto Dibbs e Solomon, due americani che sono stati a lungo fra i primi dieci, ma mai numero uno, due, tre o quattro. Allora non è facile fare questi paragoni. Se io penso per esempio a Rod Laver, perché bene o male nessuno dal ’69 in poi ha vinto quattro tornei principali, però c’è stato un giocatore, Ken Rosewall, che batteva regolarmente Laver e che è stato undici anni professionista. Quindi in quegli undici anni lui, che ha vinto otto Slam, ha perso la possibilità di giocare 44 Slam, 11 per 4 fa 44. Quanti Slam avrebbe vinto se avesse giocato quegli undici anni fra i cosiddetti dilettanti, che poi dilettanti non erano, perché i dilettanti dei paesi comunisti erano in realtà atleti di Stato?

È complicato.

UBALDO SCANAGATTA: Per questo dico che è molto superficiale dire: “Djokovic ha vinto 24 Slam, Nadal 22, Federer 20, quindi Djokovic è sicuramente più forte di tutti. C’è, per esempio, anche una questione estetica e di eleganza, per cui chiaramente ci sono i tifosi di Federer che non accetteranno mai di essere inferiori a nessuno.

Io non credo sinceramente, Ubaldo, ti dico la mia opinione naturalmente: io credo che Federer appartenga comunque a una dimensione superiore rispetto agli altri nomi. Posso augurare a Sinner di diventare bello come Federer, ma…

UBALDO SCANAGATTA: È l’occhio che vuole la sua parte: l’estetica, l’eleganza, la raffinatezza, il fatto che finiva le partite anche di cinque set vinte magari 16 a 14 al quinto senza una stilla di sudore, mentre gli altri dopo un gioco grondavano di sudore. È chiaro che c’è tanta gente che incontro ancora adesso che rimpiange la finale di Wimbledon del 2019 persa da Federer con due punti partita contro Djokovic, per loro è stato un dolore insopportabile e indimenticabile. Diciamo che io non voglio fare il presuntuoso, però non bisogna essere superficiali nel paragonare giocatori di una generazione con un’altra. Io posso solo dire che oggi, per esempio, un giocatore come De Minaur, che secondo me è un tennista di media qualità, tant’è vero che ha perso mi pare 13 volte di fila con Sinner senza mai portargli via un set nelle ultime 10-11 partite, però è il numero 5 del mondo. Quello ti fa pensare che il tennis di oggi abbia degli elementi di punta straordinari, ma un livello medio non così eccezionale come invece è stato in altri momenti, in cui c’erano sì due o three giocatori di punta come sarebbero oggi Sinner e Alcaraz se si rimetterà a posto, e però c’era anche dietro una diversa profondità. Gli altri discorsi sono discorsi di passatempo da appassionati, come chi dice: “Ma è più forte Messi o Maradona?”.

Maradona, Maradona! Io rispondo sempre Maradona, Ubaldo. Però è divertente fare questo gioco, hai ragione, però è suggestivo.

UBALDO SCANAGATTA: Certo, la gente si diverte. Ho fatto l’altro giorno su YouTube un discorso di questo tipo e la gente si diverte a morire: ognuno scrive la sua, ti dice perché secondo lui è più forte quello o quell’altro. C’è chi conta gli Slam vinti e chi conta gli anni in cui è stato sulla breccia, perché Jimmy Connors a 39 anni arrivava in semifinale all’US Open, o lo stesso Federer a 37 anni era ancora fortissimo, idem Nadal, non parliamo di Djokovic che è un po’ il Messi del tennis. Però Panatta a 30 anni non ha più vinto, Pietrangeli ha vinto fino a 39 anni. Allora chi è più forte dei due? Quello che gioca bene per 20 anni o quello che riesce a stare fra i primi dieci per sei mesi?

È un grande tema, è chiaro.

UBALDO SCANAGATTA: Che cosa risponderesti visto che ti pronunci nettamente a favore di Maradona? Esci dal guscio!

Esco dal guscio! Ma su Maradona-Messi io dico Maradona, perché per me Maradona vinceva le partite da solo. È chiaro che poi nel tennis ci sono altri aspetti da sottolineare, però anche lì secondo me la bellezza vince sul numero di titoli, quindi per me Federer vince a prescindere rispetto ad altri. Però è una mia opinione, chiaramente non vuole essere assoluta.

UBALDO SCANAGATTA: Tutte queste opinioni su queste cose sono soggettive, sono discorsi un po’ da bar, però al bar ci divertiamo tutti quando ci andiamo.

Infatti! Ubaldo Scanagatta, prima di salutarti, ti riporto a quello che accade anche nella giornata di oggi: a Kitzbühel subito fuori Cinà tra gli italiani. Questo è un ragazzo comunque di qualità che seguiamo.

UBALDO SCANAGATTA: Fa un po’ fatica, però ha il padre allenatore che è una persona seria, ed è quello che ha portato Roberta Vinci a giocare nel 2015 una finale all’US Open. Roberta Vinci aveva delle qualità soprattutto da doppista, ma non era eccezionale come singolarista, eppure è diventata numero sette del mondo. Ho fiducia nell’allenatore, quindi nel padre, anche se il rapporto padre-giocatore è sempre difficile. Il ragazzo ha qualità, però ha bisogno di tempo, perché non tutti diventano… Se guardiamo il brasiliano Fonseca, è fortissimo però ancora perde un sacco di partite. Magari fra quattro anni, quando avrà l’età di Sinner, sarà un giocatore straordinario. Ora ha già battuto una volta Djokovic e domani chissà. E lo stesso Cinà: bisogna aver pazienza. C’è anche un giocatore allenato da Furlan, che è Nardi, che secondo me ha delle qualità tecniche notevolissime, però ancora non è maturo come tipo di testa, come tipo di condotta di gara e via dicendo. Però Furlan è quello che ha portato la Paolini, dopo sette-otto anni dal numero 40 del mondo, a numero sei, cinque, quattro. Bisogna aver pazienza nel tennis, non si può pensare che a 19-20 anni si faccia subito il botto, se non ci si chiama Rafa Nadal o… Lo stesso Roger Federer fino a 22 anni non è che abbia vinto tanto.

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