Il folle match point di Alhogbani in Davis: il vomito, un diluvio e il trionfo nella notte

L'incredibile disavventura del saudita Ammar Alhogbani durante gli spareggi di Coppa Davis contro Singapore vale l'accesso al World Group II

Di Sabrina Giorgi
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Ammar Alhogbani Davis Cup / instagram @ammar.alhogbani

Nel tennis si dice sempre che la partita non è finita finché non si stringe la mano all’avversario. A volte, però, prima della stretta di mano ci si mettono di mezzo lo stomaco e un meteo a dir poco inclemente. È l’incredibile e quasi tragicomica storia che ha visto protagonista il tennista saudita Ammar Faleh Alhogbani durante gli spareggi di Coppa Davis a Kuala Lumpur, in Malesia, diventato virale in queste ore per un finale di partita ai limiti dell’assurdo.

Il vomito sul match point

Il palcoscenico di questa bizzarra vicenda sono i campi in cemento all’aperto del National Tennis Centre. Alhogbani, ventottenne numero 1043 del ranking mondiale, stava affrontando il singaporiano Bill Chan, numero 1373 ATP. Il match si era da subito rivelato una vera battaglia di nervi: dopo aver ceduto il primo parziale per 2-6, il saudita aveva ritrovato il suo tennis, pareggiando i conti con un netto 6-2 nel secondo set e portandosi in vantaggio per 5-3 in quello decisivo. Sul tabellone luminoso campeggiava il punteggio di 40-15: match point per l’Arabia Saudita. Ma proprio nell’istante in cui si preparava a servire per chiudere la contesa, il fisico di Alhogbani ha ceduto. Un improvviso malore ha costretto il tennista a piegarsi in due, vomitando a bordo campo mentre le telecamere, implacabili, immortalavano la scena.

Interruzione per pioggia: partita ripresa dopo 7 ore

Come se la situazione non fosse già abbastanza complessa per il povero Alhogbani, il cielo sopra Kuala Lumpur ha deciso di aggiungere il suo carico drammatico. Esattamente in concomitanza con il malore del giocatore, un violento acquazzone tropicale si è abbattuto sull’impianto. Il giudice di sedia non ha potuto fare altro che sospendere l’incontro, mandando tutti negli spogliatoi. Quella che doveva essere una banale interruzione per pioggia si è trasformata in un’attesa estenuante, un limbo durato la bellezza di sette ore. Solo a notte fonda, con l’impianto illuminato artificialmente e i giocatori ormai stremati dall’attesa, si è potuto riprendere a giocare da quel fatidico 40-15. A stomaco decisamente più vuoto, ma con la concentrazione intatta, Ammar Alhogbani è tornato in campo giusto il tempo di convertire il match point, chiudendo il set decisivo per 6-3 e consegnando la vittoria al suo Paese.

Vittoria che sa di World Group II

Questo lieto fine sudato, bagnato e decisamente sofferto, ha fatto da preludio alla festa di tutta la squadra. Grazie a questa vittoria, preceduta dal successo del compagno di squadra e fratello Saud Alhogbani, l’Arabia Saudita ha chiuso la sfida contro Singapore per 2-0. Un successo prezioso che vale la promozione ai playoff del World Group II.

Per chi non mastica il regolamento della competizione, bisogna immaginare la Coppa Davis come una grande piramide. In cima c’è l’élite del tennis mondiale, che si contende la celebre “Insalatiera”. Subito sotto ci sono il World Group I e il World Group II, che rappresentano i gradini appena inferiori al vertice globale. Alla base della piramide ci sono invece i Gruppi regionali, divisi per continenti (ovvero Europa, Americhe, Africa e, appunto, Asia/Oceania) e classificati con i numeri romani III, IV e V. L’Arabia Saudita e Singapore si stavano sfidando proprio nel Gruppo III Asia/Oceania. L’obiettivo era vincere per salire di livello e abbandonare la fase puramente regionale. Con questo 2-0, l’Arabia Saudita ha centrato l’impresa, accedendo ai playoff del World Group II. Il prossimo anno potrà quindi sfidare nazioni provenienti da tutto il mondo per cercare di scalare ulteriormente la classifica globale. Singapore, invece, uscendo sconfitta dallo scontro, è condannata a rimanere confinata nel Gruppo III asiatico.

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