ATP Montreal, Berrettini: “Le pause sono una tappa per arrivare alla performance massima” [ESCLUSIVA]

Matteo Berrettini punta ad arrivare al massimo allo US Open. "Mi è dispiaciuto saltare i tornei estivi, ma è stata la scelta giusta"

Di Vanni Gibertini
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Matteo Berrettini con il coach Alessandro Bega - Montreal 2026 (Ubitennis)

Al National Bank Open di Montreal ritorna in campo anche Matteo Berrettini, che dopo il bel torneo disputato a Wimbledon e la sconfitta di misura con Dimitrov era stato costretto a un altro, l’ennesimo, periodo di pausa che non gli ha permesso di giocare i tornei estivi sulla terra battuta.

Ora sembra che il problema fisico avuto a Londra sia alle spalle e c’è tanto entusiasmo per affrontare questo “swing” nordamericano sui campi in duro.

“Ho pagato lo sforzo di recuperare in fretta l’infortunio del Roland Garros”

Iniziamo con una domanda insolita: come stai?

MATTEO BERRETTINI: “Sto bene, sto bene. Sono contento di essere in Canada, è un po’ di anni che non venivo a giocare qui, a giocare questi tornei, quindi sono contento e sto bene.”

Purtroppo non sei riuscito a giocare i tornei estivi sulla terra battuta, tornei che sono adatti a te sia dal punto di vista tecnico e che ti riportano anche bellissimi ricordi. A Wimbledon hai detto: «Non so che cos’è, perché è una cosa nuova, non ho idea». Come sei riuscito a superare l’impasse fisico?

MATTEO BERRETTINI: “Sì, sappiamo bene la mia storia e tutte le cose che ho dovuto fare anche per tornare in tempo a Wimbledon, no? Perché comunque l’infortunio di Parigi, per fortuna, non era troppo grave, però mi ha fatto accelerare un processo di guarigione che, se non ci fosse stato Wimbledon, probabilmente sarebbe stato un po’ più lungo. Quindi ho fatto uno sforzo fisico veramente importante e, come tutti noi tennisti, quando arrivi ai 30 ci sono delle cose con cui devi convivere e devi essere molto bravo a gestire il calendario, soprattutto con la mia storia. Quindi è stata una decisione comunque non facile da prendere perché, come hai detto giustamente tu, sono due tornei a cui sono molto affezionato, dove mi piace giocare, però devo pensare purtroppo al mio fisico come priorità in questo momento e questa è stata la scelta giusta.”

“Ho accettato i limiti del mio fisico”

Dopo averlo rassicurato che non sono solo i tennisti a dover convivere con dolorini fisici dopo i 30, abbiamo chiesto a Matteo come è riuscito a incorporare questa nuova forma mentis nel suo modo di vivere la carriera professionistica.

MATTEO BERRETTINI: “Sì, guarda, io, come dicevi tu prima che iniziasse l’intervista, mi ricordo tutto e mi ricordo tutte le sensazioni del mio corpo, mi ricordo i feeling buoni, quelli cattivi, e studio il mio corpo continuamente, che è una cosa positiva da una parte, ma che può portare verso un’ipersensibilità che alcune volte non aiuta. Quello che ho cambiato è l’approccio che ho. Mentre prima mi domandavo e quasi un pochino mi lamentavo del fatto che ci fossero tante cose che non mi permettevano di andare al 100% come avrei voluto, adesso ho accettato il fatto che sono così, che questo fa parte del mio percorso e quindi un eventuale fastidio, un eventuale dolore, so che poi può essere superato con il fermarsi per una settimana, con un po’ di fisioterapia o appunto cambiando un po’ la programmazione.

Quindi non la vedo più come una cosa, diciamo, sfortunata che mi sta succedendo, ma come un passaggio necessario per arrivare alla performance massima. Questo switch, che non è stato facile da fare, è stato importantissimo perché mi ha permesso di non finire troppo nell’oblio quando ci sono dei fastidi che escono fuori.”

Accompagnato dai genitori

Qui a Montreal, Berrettini è accompagnato da papà Luca e mamma Claudia, che sono una presenza piuttosto rara a bordo campo durante i match di Matteo.

MATTEO BERRETTINI: “Sì, non sono mai stati qui in Canada e mi hanno detto… perché sono sempre un po’ timidi quando devono venire ai tornei. Io dico: “Ragazzi, ma se volete venire a me fa solo piacere”, perché poi alla fine è il momento in cui riesco a vederli. Non vivendo più ovviamente nelle stesse città, non li vedo così spesso, quindi mi rende super felice, perché poi vanno in giro, scoprono le città, anche per me, perché loro hanno più tempo per visitare rispetto a me, e quindi quando possono sono veramente felice.”

Rimangono fino allo US Open?

MATTEO BERRETTINI: “No, non credo, anche perché comunque l’estate italiana, europea, va goduta un po’. Eh sì, sì, no, Cincinnati non è proprio il posto dove consiglierei di andare in vacanza. Nonostante mi abbiano detto che il torneo sia molto meglio adesso, però, insomma, tra le coste italiane e Cincinnati capisco che non c’è tanta lotta.”

“Fieno in cascina per New York”

Domenica ci sarà l’esordio contro Mariano Navone, per provare a “mettere fieno in cascina per arrivare bene a New York,” dice Matteo. “Il cambio di superficie comunque è sempre complesso: arrivando dall’erba, mi sono allenato, però so che è un po’ come quando i nordamericani, gli americani, vengono in Europa: c’è sempre da adattarsi. Quindi sicuramente la priorità è quella di non chiedermi di giocare il mio miglior tennis qui in Canada. Poi magari succederà, però l’obiettivo è quello di giocare più partite possibili, di arrivare a New York con una bella preparazione, sapendo che può essere uno dei tornei più duri anche dal punto di vista fisico. Però poi è ovvio che, se riuscissimo a vincere qualche partita tra qua e Cincinnati, non sarebbe male, anche perché vincere aiuta a vincere.”

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