Si è conclusa subito l’avventura di Matteo Berrettini al Masters 1000 di Montreal, sconfitto in tre set dall’argentino Mariano Navone.
“Non mi sono adattato alle condizioni”
Come ti sei sentito in campo, considerando che non era sicuramente la partita migliore per ritrovare il ritmo dopo un periodo di pausa?
MATTEO BERRETTINI: “Non un granché. Non sono riuscito ad ambientarmi bene alle condizioni, non avevo un buon feeling con la palla e, nonostante prima della prima interruzione fossi partito abbastanza bene, sono rientrato male in campo dopo lo stop. Invece la terza volta che sono entrato, secondo me avevo un’energia diversa: sono riuscito a lottare, a restare lì, nonostante non mi sentissi comodo quando giocavo. Sentivo di fare tanti errori, che la palla si muoveva tanto, avevo poco feeling con la palla e credo si sia visto. Diciamo che questo torneo l’ho giocato poche volte, non è mai stato il mio torneo preferito come sensazioni, però sapevo che sarebbe stata una partita difficile. E niente, come al solito si va avanti.”
“Tanti rimpianti per aver perso il primo set”
Hai avuto 12 palle break e ne hai concretizzata una sola nel primo set. Lui serve bene, piazza, varia, ma non è propriamente un cannoniere: cosa non ha funzionato in risposta in quelle occasioni?
MATTEO BERRETTINI: “Alcune volte ho sbagliato la risposta, altre volte la profondità. Il fatto di non essere riuscito a brekkarlo spesso, nonostante poi mi sia ritrovato tante volte a rispondere, vuol dire che anche il feeling da fondocampo non era dei migliori. È un giocatore sicuramente molto solido, quindi devi trovare il modo giusto per scardinarlo da fondo, e quello è ciò che ha funzionato un po’ meno bene. Nonostante questo, ho avuto le mie chance. Dove c’è più rimpianto è nel primo set, perché ho avuto tantissime occasioni e poi mi sono ritrovato a perderlo. Però è così: nello sport lo sappiamo, se l’energia non è quella giusta e, a maggior ragione, se il feeling non è quello giusto, è difficile poi girare le partite a qualsiasi livello; nei Masters 1000 ancora di più.”
Mezzo servizio
Stai bene? Ti abbiamo visto fare due smorfie toccandoti il fianco e ci siamo un po’ spaventati: è tutto a posto?
MATTEO BERRETTINI: “Sì, sì. Poi non mi va di dare scuse. Purtroppo nei giorni precedenti al torneo un pochino di fastidio l’ho sentito e, come dicevo prima del torneo, la chiave è accettare il fatto che io sia così e che queste siano cose che ogni tanto succedono, soprattutto quando magari mi fermo un attimo, poi riprendo, cambio superficie, faccio viaggi lunghi. Insomma, è un corpo che è stato usato parecchio e quindi ogni tanto mi arrivano dei fastidi che sono più difficili da gestire mentalmente che fisicamente, perché poi alla fine la mia partita l’ho giocata. Non mi sono mai sentito al servizio come se andassi al massimo, però comunque il servizio ha pagato il giusto. Sono cose difficili da gestire mentalmente, questo lo so e lo sappiamo, però non mi sento di dire che la partita l’abbia persa per questo.”
Avevi pensato di giocare anche il doppio, visto che hai bisogno di mettere partite nelle gambe?
MATTEO BERRETTINI: “Ci avevamo pensato, però in questo momento della mia carriera, in questo frangente, voglio giocare quando mi fa piacere giocare, quando trovo il giusto stimolo. Non voglio giocare un doppio per trovare il ritmo: se gioco il doppio è perché voglio provare a giocarlo seriamente. L’idea era quella di giocare il singolo e vedere come andava. Non mi piace fare troppi programmi prima: secondo me è giusto arrivare al torneo, giocare la propria partita. Adesso ci saranno un po’ di giorni per recuperare e per cercare di fare meglio a Cincinnati, quindi questo è l’approccio.”
