Draper sul crollo emotivo: “Non mi commuovo spesso, mi sono sentito sopraffatto. Ma c’è una via d’uscita”

"È una situazione difficile perché sono un vincente. Sono lì in campo, voglio dare il massimo. Ma devo accettare la realtà", confessa Jack, che si rimetterà in gioco a Cincinnati

Di Pietro Sanò
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Jack Draper - Madrid 2025 (foto X @MutuaMadridOpen)

Un talento smisurato. L’apice, le dolorose cadute. La convivenza con un fisico – suo malgrado – predisposto agli infortuni. Questo è Jack Draper, l’eccezionale tennista londinese – nato nel sobborgo di Sutton – candidatosi (assieme ad altri) per diventare il terzo incomodo del circuito, disturbando quei due alieni in cima al ranking. Il trionfo a Indian Wells, la semifinale a Flushing Meadows. Sembrava essere tutto perfettamente in ordine per veder arrivare il classe 2001 in fondo ad ogni torneo, e dopo la complicata annata 2023 – costellata d’infortuni – Jack è riuscito finalmente a trovare continuità – supportato temporaneamente dal fisico – sgomitando tra i temuti rivali e sbarcando in top 5. Il mancino britannico, col fulmine tatuato sul braccio, era diventato lo spauracchio dei primi della classe.

“Non mi commuovo spesso, ma…”

Ma riecco il calvario, il crollo fisico ed emotivo. Draper si è raccontato ai microfoni del The Guardian, poche ore prima del suo debutto a Cincinnati. Sono stati giorni duri per l’inglese, che in quel di Montreal non ha trattenuto le lacrime, come ha rivelato in esclusiva al giornalista del quotidiano britannico, Tumaini Carayol. “Non mi commuovo spesso – afferma il ventiquattrenne – Una volta mi sono commosso durante un allenamento a maggio, quando avevo una tendinite al ginocchio davvero grave e anche il braccio mi faceva molto male. Provavo un dolore fortissimo. Correvo e il ginocchio mi faceva male, e quando colpivo le palle mi faceva male il braccio“. Un’immagine che ha scosso particolarmente anche gli spettatori, e sugli spalti, e quelli incollati allo schermo. Nel corso del set decisivo contro Atmane, col francese ormai scappato via nel punteggio, Jack ha scavato a fondo dentro sé stesso in un semplice e breve cambio campo, cedendo alle emozioni, ripensando al peso di un momento complicatissimo della sua carriera.

“Mi sentivo sopraffatto. Questa realtà è difficile da accettare”

“La settimana scorsa mi sentivo un po’ sopraffatto – aggiunge Draper, riguardo alla trasferta canadese -, avevo così tante cose su cui concentrarmi e da gestire, così tanti cambiamenti in corso nel mio tennis. Sono arrivato al n.4 del mondo facendo sempre le stesse cose, con un lavoro costante, apportando delle modifiche, e poi ho attraversato tutto questo percorso fatto di tante battute d’arresto e tante difficoltà”. Un ragazzo dotato di qualità eccezionali, riuscito ad entrare nella stretta cerchia dei tennisti più forti del pianeta, relegato adesso alla 143^ posizione del ranking per via degli ultimi pesantissimi forfait, e impossibilitato a difendere la miriade di punti conquistati l’altr’anno.

Draper è stato costretto a rimanere mero spettatore dell’intero swing europeo sul rosso (incluso l’Open di Francia), rinunciando anche a Wimbledon dopo esser stato sorteggiato per un primo turno d’élite con Taylor Fritz. Un infinito tunnel senza via d’uscita, una sensazione di impotenza che ha messo mentalmente alle corde lo sfortunatissimo atleta di Sutton: “Questo mi ha prosciugato le energie. Ma allo stesso tempo mi trovo nella situazione di dover ricominciare da capo. A volte questa realtà è difficile da accettare”.

“Tra tutte queste sfide, rischi di dimenticare chi sei sul campo”

Un up and down contino, tra sprazzi di felicità e lunghi mesi passati lontano dalle competizioni. La consapevolezza di poter lottare con i migliori, e probabilmente essere il migliore, ma non poterlo dimostrare. “Il motivo per cui mi sono commosso è che, tra tutte queste sfide, si rischia di dimenticare chi sei sul campo. E la settimana scorsa mi sono sentito come se non potessi dare più nulla. Ero commosso perché non riconoscevo il giocatore che ero in campo a causa dei miei infortuni e, probabilmente, per come mi sono sentito per molto tempo”, confessa Jack al The Guardian.

Il britannico, a soli 24 anni, martoriato dagli infortuni, si è sempre rialzato dopo ogni caduta, dimostrando resilienza e maturità anche dopo questo tonfo emotivo: “È una situazione difficile perché sono un vincente. Sono lì in campo, voglio dare il massimo. Ma devo accettare la realtà, ovvero che in questo momento devo trovare un modo per cavarmela in circostanze molto scomode. Ma se questo mi permetterà di arrivare alla fine dell’anno sentendomi di nuovo davvero bene, con il corpo e la mente in ottima forma, allora non potrà che aiutarmi a superare completamente questo infortunio. Ma c’è una via d’uscita e me ne rendo conto giorno dopo giorno”.

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