Tommy Paul svela il codice dello spogliatoio: “Oggi nessuno vuole tensioni”

L’americano racconta i rapporti tra i giocatori nel Tour, le amicizie con Fritz, Tiafoe e Opelka e gli allenamenti giovanili con Federer e Nadal. Con una regola non scritta: mai festeggiare davanti a chi hai appena battuto

Di Carlo Galati
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Tommy Paul - ATP Roma 2025 - Foto Francesca Micheli

Il rivale resta tale almeno fino alla stretta di mano. Una volta rientrati negli spogliatoi, però, la competizione lascia spazio a un equilibrio fatto di rispetto, battute e convivenza quasi obbligata. Perché il tennis sarà pure uno sport individuale, ma per undici mesi l’anno i giocatori condividono tornei, alberghi, voli e ristoranti. Prima o poi, quindi, bisogna imparare a stare insieme.

A raccontare il codice non scritto dello spogliatoio ATP è stato Tommy Paul, protagonista dell’ultima puntata di Locker Room Code, la serie attraverso la quale il circuito prova a mostrare ciò che accade lontano dalle telecamere. A 29 anni e con quasi un decennio trascorso nel Tour, l’americano è ormai uno dei volti più riconoscibili e apprezzati anche dai colleghi. Nell’intervista concessa al sito dell’ATP, Paul ha spiegato come siano cambiati i rapporti tra i giocatori rispetto al passato.

Lo spogliatoio è cambiato

Il riferimento è soprattutto al tennis degli anni Novanta, che Paul naturalmente non ha vissuto in prima persona da professionista, ma che immagina dominato da personalità ed equilibri differenti. Oggi, secondo lo statunitense, la situazione è più distesa: tutti sanno di dover viaggiare insieme durante l’intera stagione e nessuno vuole tensioni nello spogliatoio.

Non significa che la rivalità sia scomparsa. In campo ciascuno continua a difendere classifica, punti e carriera, ma fuori prevale la consapevolezza di appartenere allo stesso piccolo mondo, un ambiente nel quale ci si affronta una settimana e si divide un tavolo al ristorante quella successiva.

Paul lo sperimenta soprattutto con il numeroso gruppo americano. Gli Stati Uniti contano 14 giocatori tra i primi cento del ranking ATP e, nonostante caratteri molto differenti, hanno costruito una delle comitive più unite del circuito. Paul è particolarmente legato a Taylor Fritz e Frances Tiafoe, mentre Reilly Opelka è stato il suo testimone di nozze nel matrimonio celebrato il mese scorso con Paige Lorenze.

Siamo tutti molto diversi, ha ammesso Paul. Probabilmente è proprio questa la ragione per cui il gruppo funziona: personalità lontane che riescono a frequentarsi senza trasformare ogni confronto in una sfida anche fuori dal campo.

Gli incontri con Federer e Nadal

Le prime esperienze di Paul accanto ai grandi del tennis risalgono a quando era ancora un ragazzo. A circa 17 anni ebbe l’opportunità di allenarsi con Roger Federer allo US Open; pochi mesi più tardi trascorse quattro giorni in campo con Rafa Nadal a Miami.

Di Federer lo colpì soprattutto un dettaglio: nonostante avesse già conquistato 17 titoli del Grande Slam, lo svizzero conosceva i nomi e i risultati dei ragazzi impegnati nel torneo junior dello US OpenSeguiva davvero il tennis junior, ha ricordato Paul, sorpreso dall’attenzione riservata dal campione a giocatori che stavano soltanto provando ad affacciarsi nel circuito.

Adesso i ruoli sono cambiati. Paul ha conquistato cinque titoli ATP e ottenuto 15 vittorie contro avversari classificati tra i primi dieci; non è più il giovane che entra in punta di piedi nello spogliatoio dei campioni, ma uno dei giocatori esperti chiamati a rendere meno complicato l’ingresso della nuova generazione.

La regola da non infrangere

Paul si considera abbastanza socievole e non smette necessariamente di parlare quando deve affrontare un amico. Il momento della trasformazione arriva dopo il riscaldamento: Parlo meno, ha spiegato. Da lì in avanti comincia l’isolamento necessario per entrare davvero nella partita.

Esiste poi una regola che nessuno ha scritto, ma che tutti dovrebbero conoscere: evitare di celebrare il successo insieme al proprio team nello spogliatoio, davanti al giocatore appena sconfitto. Un errore commesso soprattutto da chi è appena arrivato nel Tour e non ha ancora imparato a leggere l’ambiente.

Il codice dello spogliatoio, in fondo, è tutto qui: capire quando scherzare, quando parlare e quando lasciare spazio a chi ha appena perso. Poi si torna in campo e, almeno fino alla successiva stretta di mano, l’amicizia può aspettare.

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