Djokovic, ora o mai più per il 25°?

Lo US Open è l'ultima chance di vincere il 25° Slam in carriera per l'eterno Novak?

Di Pietro Sanò
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Novak Djokovic – Australian Open 2026 (foto via Twitter @ATPTour_ES)

Alla vigilia di ogni Grand Slam ci poniamo sempre lo stesso quesito: può essere la volta buona per Novak Djokovic per il 25° Major in carriera? L’intramontabile Nole, attualmente fermo a “soli” 24 Slam, è semplicemente il tennista più vincente della storia del tennis. E dato che il famelico atleta di Belgrado non voleva farsi mancare proprio nulla, alla veneranda età di 37 anni ha deciso di battere Carlitos Alcaraz nella finale decisiva per l’oro Olimpico, unico tassello mancante di una carriera costellata di successi. Riuscirci in età così tardiva contro un fenomeno stellare come il murciano, peraltro su terra, lo ha davvero reso immortale dal punto di vista sportivo. Anche se, dopo quella magnifica e indimenticabile estate del 2024, la fiamma indomabile che viveva in Novak, è sembrata affievolirsi con lo scorrere del tempo.

Stimoli diversi, programmazione ridotta

Aver completato di fatto il tennis, vincendo tutto quello che c’era da vincere, ha mutato diametralmente lo le priorità del serbo. Che resta pur sempre un combattente, ed è ancora uno dei pochi capaci di tener testa al binomio Sincaraz. Lo abbiamo visto nell’ultimo biennio. Tante rinunce – anche alle Finals – ed un calendario quasi minimal, che punta esclusivamente agli Slam e ai Masters 1000, che in realtà non sembrano motivarlo particolarmente.

Djokovic parla spesso di un fisico che sta iniziando a presentargli il conto, ed anche post-sconfitta contro Tirante – a Cincinnati -, ha dichiarato: “Ho molti problemi, soprattutto quando c’è molta umidità e caldo”. In Ohio, effettivamente – specialmente durante i primi turni – le condizioni sono state alquanto proibitive. Ma il buon vecchio Djoker, ormai, lo conosciamo a menadito. Si parla tanto – e giustamente, in virtù dei suoi quasi quarant’anni – della condizione fisica di Novak, troppo poco del suo approccio – e della relativa differenza – ai tornei 1000 e ai Major. Il classe ’87 non ha più spazio nella sala trofei, ma siamo abbastanza certi che Nole avrà fatto posto per un ultimo pezzo di metallo, quello che rappresenterebbe il 25° Grand Slam vinto in carriera.

Masters e Slam – le due versioni di Novak

Dall’atteggiamento mentale e dalle performance, è lapalissiana la differenza tra il Djokovic versione Masters e il Djokovic versione Major. All’alba di quest’anno, Nole è stato in grado di avere la meglio sul devastante Jannik Sinner, in quel di Melbourne (5 set, oltre 4 ore di gioco), soffiando via anche il primo set ad Alcaraz nella finalissima, anche se è stato tutto vano per via della netta superiorità mostrata dallo spagnolo nel corso del match.

È vero, in Australia Djokovic fu agevolato non poco da due ritiri – di Mensik prima, e di Musetti poi – che gli fecero ricaricare le pile a tal punto da poter mettere k.o il n.1 del mondo, 15 anni più giovane di lui. Vendicatosi a distanza di sei mesi sul manto di Wimbledon. Dove Djokovic si è fermato in semifinale, tra l’altro guadagnata grazie ad una battaglia epica di 5 ore e 14 minuti contro Felix Auger-Aliassime. E che non ci venga a parlare di tenuta fisica, il signor Djokovic. Battute a parte, basta semplicemente confrontare il rendimento dei tre Slam del 2026 con tutte le opacissime apparizioni 1000 per comprendere che Nole insegue realmente il 25° Major con tutto sé stesso, mentre nei Masters… non venderebbe l’anima al diavolo, ecco.

Il 25° non è una follia

Adesso si vola a Flushing Meadows. Alcaraz è tornato, ma sarà davvero competitivo? Jannik ha alzato bandiera bianca. I giovani rampanti sentono di avere la loro chance, ma a qualcuno di loro manca ancora qualcosa. Zverev si è ormai tolto di dosso un peso enorme dopo Parigi, ma la sua tournée Nordamericana è stata pessima, ed è sorto qualche dubbio anche su di lui.

E se fosse davvero l’ultima grande occasione per la vecchia volpe serba? Esattamente 3 anni fa, durante un 2023 da capogiro – dove rischiò di conquistare quattro slam su quattro -, ottenne il suo ultimo Major, proprio a New York, battendo di forza un Daniil Medvedev tutt’altro che inoffensivo. Le assenze, le incertezze di alcuni, gli acciacchi di altri. Fanno sembrare questo US Open un ultimatum per Djokovic, che già da gennaio, in Australia, potrebbe ritrovarsi contro l’intera flotta al completo, compresi gli sfortunati Draper e Rune, ancora relegati ai box.

Il sogno Slam a New York non è utopico. Difficile, ma non impossibile. Specialmente per un tennista chiamato Novak Djokovic, l’atleta capace di abbattere ogni limite pur di conquistare la gloria.

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