Da New York, Vanni Gibertini
Poco più di 24 ore dopo le lacrime di commozione di Roger Federer durante la cerimonia di introduzione nella Hall of Fame, il mondo del tennis ha assistito alle (assai più rare) lacrime di Novak Djokovic sull’Arthur Ashe Stadium di New York.
Gli era già capitato cinque anni fa, nella finale per il Grande Slam contro Medvedev, quando il supporto del pubblico lo aveva fatto commuovere fino ai singhiozzi, ma questa sera le lacrime sono state di un misto di dolore e disperazione.
Dopo aver interrotto una serie di otto giochi consecutivi del suo avversario Mariano Navone, Djokovic non è riuscito a nascondere la sua estrema reazione alla fatica che gli impediva di muoversi, al dolore dei crampi che da più di un set gli attanagliavano le gambe, e forse alla consapevolezza che questa potrebbe essere stata la sua ultima partita allo US Open.
Mariano Navone si è aggiudicato il match con il punteggio di 7-6(5) 5-7 4-6 6-2 6-1 dopo 4 ore e 36 minuti di gioco chiudendo il match quattro minuti prima della mezzanotte.
La partita
Il match è stato disputato sotto il tetto chiuso a partire dal 4-1 Djokovic nel primo set, a causa di un’umidità persistente che aveva iniziato a bagnare il campo diversi minuti prima che la pioggia vera e propria sospendesse le partite sui campi laterali.
Novak era partito molto forte, con Navone che probabilmente pativa anche un po’ di emozione per il suo primo match sull’Arthur Ashe. Poi però l’emozione è passata, dall’1-4 ha rimontato sul 4-4 iniziando a dominare gli scambi lunghi, soprattutto sul diritto di Djokovic. Il primo set è andato all’argentino con Nole che ha subito ben tre minibreak nel tie-break.
Il match sembrava poter precipitare, Navone era in controllo degli scambi nel secondo set, ma sul 5-5 ha commesso quattro gratuiti cedendo la battuta a zero, e con otto punti consecutivi ha consegnato il secondo parziale a Djokovic, il quale ha ripetuto la specialità della casa anche nel terzo set, piazzando la zampata con il break nelle fasi finali del set, anche se la chiusura si era dimostrata più problematica.
Quando il campione serbo è andato avanti di un break sul 2-1 del quarto set, il copione sembrava di quelli visti tante volte, ma le energie di Djokovic erano arrivate alla fine, il game di 18 punti sul 2-3 ha dato la mazzata finale alle sue speranze di vittoria, e i game hanno iniziato a scorrere via in favore di Navone, tra accenni di crampi, corsette al trotto appena accennate e una richiesta di intervento del fisioterapista alla schiena.
Il resto è stato solo un’attesa dell’inevitabile.
Fuori dalla Top 10
Per trovare un’altra sconfitta di Djokovic al primo turno di uno Slam bisogna andare indietro di oltre vent’anni, fino all’Australian Open 2006, quando un Djokovic diciottenne fu sconfitto dallo statunitense Paul Goldstein. Con questa eliminazione il serbo perde 790 punti in classifica e alla fine dello US Open uscirà dalla Top 10 per la prima volta dal luglio 2018.
