Già il sorteggio del tabellone di singolare maschile dello US Open 2026 ha concentrato la maggior parte degli italiani nella parte alta del tabellone, con Matteo Berrettini che ha sprecato una ghiotta chance nella metà bassa. In più c’è chi è uscito prima del previsto dall’ultimo Slam dell’anno, o chi come Jannik Sinner non si è proprio presentato ai nastri di partenza. Il risultato, a conti fatti, è la presenza di due soli rappresentanti del Bel Paese al terzo turno a Flushing Meadows, che rappresenta un piccolo passo indietro rispetto alla tendenza a cui il tennis italiano ci aveva abituato negli ultimi anni.
Non considerando Jasmine Paolini, che rimane l’unica italiana in corsa al femminile, tra i migliori 32 dello US Open 2026 ci sono solamente Flavio Cobolli e Luciano Darderi. Al di là della reale possibilità di fare ulteriore strada nel tabellone, alla luce dei rispettivi impegni con Alexander Blockx e Dane Sweeny, vale la pena fare una considerazione approfondita sul numero di azzurri qualificati al terzo turno a New York. L’obiettivo non deve essere quello di smontare la teoria secondo cui il movimento nostrano è in crescita, anche perché non ci sarebbero le basi per farlo, quanto provare a capire cosa si cela dietro a questo ultimo ‘scarno’ Slam.
US Open, chance sprecate da Berrettini e Musetti
Come detto, dunque, saranno Luciano Darderi e Flavio Cobolli a rappresentare l’Italia al terzo turno a Flushing Meadows. I maggiori rimpianti, rispetto alla possibilità di avere una pattuglia più nutrita, arrivano senza dubbio da Matteo Berrettini e Lorenzo Musetti, che potevano e (forse) dovevano fare di più contro Mariano Navone e Dane Sweeny. Non certamente da Mattia Bellucci, arresosi senza quasi lottare a un devastante Taylor Fritz, dimostratosi comunque di un’altra categoria. Almeno allo stato attuale. E ci limitiamo solamente a chi ha avuto la chance di arrivare tra i migliori 32, perché se Lorenzo Sonego avesse fatto l’impresa con Alexander Zverev staremmo parlando di tutt’altro, così come se Matteo Arnaldi non avesse deluso contro James Duckworth.
US Open, il confronto con gli altri Slam
Ebbene, già rispetto all’ultimo Major disputatosi, Wimbledon, il confronto è impari. In quel caso Jannik Sinner, Lorenzo Sonego, Flavio Cobolli e Matteo Berrettini portano a 4 il numero di italiani al terzo turno. Al Roland Garros erano stati 3 (‘The Hammer’, ‘Cobo’ e Matteo Arnaldi), così come all’Australian Open (Luciano Darderi, ‘Jan’ e Lorenzo Musetti). E anche il paragone con gli anni passati a New York non regge: sia nel 2024 che nel 2025, infatti, il Bel Paese aveva qualificato 4 rappresentanti tra i migliori 32 del lotto partenti.
L’importanza di Jannik Sinner
L’ultimo Slam in cui, come in questo US Open 2026, erano stati solo 2 gli italiani al terzo turno, è stato l’Australian Open 2024. Un Flavio Cobolli partente dalle qualificazioni e arenatosi al terzo turno contro Alex de Minaur si aggiunse a quel Jannik Sinner che avrebbe vinto il suo primo Slam in assoluto a Melbourne. Ecco, appunto, il n. 1 del mondo gioca un ruolo molto importante in tutto ciò. La sua assenza pesa come un macigno perché, al di là del crollo contro Juan Manuel Cerundolo a Parigi, non mancava l’appuntamento con l’accesso ai migliori 32 dal Roland Garros 2023. Quando c’è sai che parti con la (quasi) certezza di averlo almeno a quel punto del tabellone, quando manca è una roulette perché non sai mai se e chi potrà arrivare tanto lontano.
Come detto, il dato che si sta verificando in questo US Open 2026 non è assolutamente un primo segnale della caduta del movimento italiano, ma ci fa capire come senza Jannik Sinner si parta sempre con una sicurezza in meno. Tra chi poteva fare di più (Lorenzo Musetti e Matteo Berrettini) e chi avrebbe compiuto un’impresa (Lorenzo Sonego), rimangono Luciano Darderi e Flavio Cobolli con i loro dubbi e le le loro certezze. Il precedente con 2 italiani al terzo turno è stato favorevole, grazie al successo di Jannik Sinner a Melbourne nel 2024. E chissà che uno dei due superstiti ci regali un sogno anche a New York.
