ATP Pechino, Djokovic: “So come si sente Medvedev. Punto a Los Angeles 2028”

Così il serbo: "Ero vicino alla vittoria? Non sarebbe stato così facile chiudere. I 18 mesi tra 2015 e 2016 il picco della mia carriera"

Di Beatrice Becattini
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Novak Djokovic prolunga ancora la striscia di vittorie a Pechino, arrivando a 33 successi in altrettanti incontri disputati al China Open. Per mettere in bacheca il primo titolo del 2026 dovrà superare Alex de Minaur. I testa a testa vedono il serbo condurre per 3-1.
In semifinale Nole si è imposto su Daniil Medvedev, squalificato per aver colpito uno spettatore con una pallata sulla situazione di punteggio di 7-5 5-3. Per due set, e nemmeno completi, ci sono volute due ore e mezzo.

Come ha sottolineato Djokovic in conferenza stampa, il recupero fisico è allora una priorità. Inoltre, l’ex numero 1 del mondo ha rivelato qual è l’obiettivo di questa fase di carriera e ha commentato la squalifica di Medvedev.

D: Non è il modo in cui volevi vincere, ma è stata una prestazione incredibile stasera. Tre ore, e non avete giocato nemmeno due set. Puoi parlare della partita in sé, di cosa ti ha soddisfatto e magari anche un po’ di come si è conclusa?
NOVAK DJOKOVIC:
“Sicuramente è stato un finale scioccante. Non ho visto cosa fosse successo. Appena ho colpito il vincente, mi sono girato e sono andato a prendere l’asciugamano. Poi abbiamo visto cos’è successo in campo. C’era una persona che, evidentemente, si era fatta male o non si sentiva bene. Non so quanto sia grave l’infortunio. Spero che non sia nulla di serio. Mi dispiace anche per Daniil, perché so cosa si prova. Allo US Open del 2020 fui squalificato per circostanze simili. È terribile, perché sono sicuro che Daniil non avesse alcuna intenzione di fare del male a qualcuno sugli spalti, ma può succedere.

Ero a tre punti dalla vittoria. Si potrebbe dire che avrei potuto chiudere quel game, ma considerando il numero di palle break che ho affrontato, sono sicuro che non sarebbe stato così facile tenere il servizio e chiudere il match. In ogni caso, sono stati due dei set più lunghi che abbia giocato negli ultimi anni.
Con Daniil è sempre una grande battaglia. Sapevo, arrivando a questa partita, che con queste condizioni e con il livello di gioco che ha mostrato nelle ultime due settimane — dopo aver vinto la settimana scorsa e aver superato agevolmente gli avversari fino alla semifinale — sarebbe servita molta energia, molto impegno da parte mia se volevo vincere.

Ed è andata proprio così. In alcune situazioni sono stato anche fortunato, perché nel secondo set lui ha sbagliato alcune occasioni facili da chiudere quando aveva delle palle break. Oggi la sua percentuale di trasformazione delle palle break non è stata buona. Non mi è sembrato di avere molti punti gratuiti. Su ogni punto dovevi lavorare duramente. A un certo punto stavo quasi pregando di avere un po’ più di tempo tra un punto e l’altro. È stato davvero, davvero estenuante. Sono state circostanze difficili per concludere la partita. Sono contento di essere riuscito a passare il turno e di aver raggiunto un’altra finale qui a Pechino”.

D: Come hai detto l’altro giorno, senti sempre di poter battere chiunque. La vera sfida, a volte, quest’anno è stata giocare il giorno dopo. Ci sei riuscito in maniera straordinaria. Hai parlato qualche volta delle Olimpiadi del 2028 come di uno dei tuoi obiettivi. Dopo lo US Open quanto ti sembrava lontano questo traguardo e quanto ti sembra più vicino dopo una settimana come questa?
NOVAK DJOKOVIC:
“Dal punto di vista del gioco, a dire il vero, non mi sembra lontano, perché quando sto bene fisicamente ho dimostrato molte volte negli ultimi anni di poter battere i migliori giocatori del mondo. Ed è quello che ho dimostrato anche questa settimana.

Non sono preoccupato per il mio gioco o per il mio stato mentale. Sono preoccupato soltanto per i problemi fisici che sto cercando di risolvere alla radice. Una volta che saranno completamente risolti, spero presto, non vedo problemi ad arrivare a Los Angeles”.

D: In finale affronterai Alex. Cosa ne pensi in vista della partita? Cosa dovrai fare bene per sollevare il trofeo?
NOVAK DJOKOVIC:
“Correre molto (sorride). Ancora una volta, dal punto di vista della corsa non sarà certo più facile, questo è sicuro. Mi aspetto un’altra battaglia, un’altra partita fisicamente molto impegnativa, nella quale probabilmente non avrò molti punti gratuiti. Per questo ora sto pensando al recupero e cercherò di scendere in campo il più fresco possibile, per dare il meglio”.

D: Vorrei riportarti al 2015, alla finale in cui hai sconfitto Nadal. Nell’ultimo decennio abbiamo parlato dei Big Three. Tu sei l’ultimo rimasto. Quanto è speciale? Hai ancora un record immacolato al China Open. Cosa significa per te?
NOVAK DJOKOVIC:
“Il 2015 è stato un anno fantastico per il torneo di Pechino, ma anche in generale. È stata una delle migliori stagioni della mia carriera. Probabilmente i 18 mesi migliori della mia carriera sono stati i 12 mesi del 2015 e i primi sei mesi del 2016. Con tutta probabilità stavo giocando il miglior tennis della mia vita. Ho ottenuto qui nel 2015 una delle vittorie più dominanti in un torneo.

Sono bei ricordi. Speriamo di poter ripetere domani una prestazione simile a quella della finale del 2015 contro Nadal. Sono un giocatore completamente diverso, 11 anni dopo. C’è qualcosa in Pechino che continua a darmi la carica. Mi sento benissimo. Adoro giocare qui. Anche il sostegno del pubblico è ovviamente incredibile”.

D: Sei in finale al China Open. Hai stabilito ogni tipo di record: 33 vittorie consecutive. Tutti aspettano un’altra vittoria, un altro primato a Pechino. Tantissimi tifosi cinesi vengono qui da ogni parte del Paese. Alcuni di loro non sono riusciti a trovare i biglietti per il Diamond Court. Si radunano fuori dal Diamond Court, guardano gli schermi e chiamano il tuo nome. Hai qualcosa di speciale da dire ai tifosi cinesi?
NOVAK DJOKOVIC: “Grazie per averlo ricordato. Ho notato tanti tifosi che si trovano anche fuori dal campo centrale, il Diamond Court e anche fuori dal mio hotel. Cerco di interagire con loro. Sono ormai diverse sere di fila che, quando arrivo in hotel, scendo dalla macchina e trascorro 15 o 20 minuti con i tifosi, facendo foto e firmando autografi.

Capisco che non tutti abbiano la possibilità di essere presenti sugli spalti e di avere un biglietto. Apprezzo davvero tanto anche il sostegno delle persone che non si trovano fisicamente nello stadio. Li vedo. Mi accorgo di loro. Cerco di interagire e di dimostrare loro affetto e rispetto”.

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