Sinner, l’infortunio è davvero colpa del calendario? Federer, Nadal e Djokovic giocavano di più ma …

Carlos Alcaraz e Jannik Sinner sono la punta dell'iceberg di un problema ben più esteso. Si gioca di meno rispetto all'epoca dei Big Three, ma ...

Di Fabio Barera
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Jannik Sinner - Roland Garros 2026 (x @rolandgarros)

La notizia della decisione da parte di Jannik Sinner di concludere anzitempo la sua stagione a causa della tendinopatia extra-articolare – la sindrome della bandelletta ileo-tibiale è la diagnosi più accreditata – ha scosso inevitabilmente il circuito ATP. Data la sua assenza dalla finale di Wimbledon 2026 vinta contro Alexander Zverev, l’altoatesino rimarrà lontano dai campi per almeno cinque mesi, trovandosi costretto a saltare soprattutto il Rolex Paris Masters e le ATP Finals. Questo significa che nel 2026 ‘Jan’ e Carlos Alcaraz si saranno affrontati in una sola occasione, in finale al Rolex Montecarlo Masters, anche perché lo stesso murciano ha saltato un terzo di anno a causa dell’infortunio al polso rimediato a Barcellona.

Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, in ogni caso, sono solo la punta dell’iceberg di un problema che nel tennis moderno sta diventando sempre più esteso. Giusto per citare alcuni altri esempi, Lorenzo Musetti sta vivendo una stagione a spizzichi e bocconi a causa dei troppi guai fisici, come anche Jack Draper che ogni qualvolta sia in procinto di rientrare torna in infermeria per una ricaduta. Novak Djokovic, titolo n. 102 a parte, è tutto tranne che l’emblema della salute fisica in questo 2026 e potremmo andare avanti per ore. Ma la causa di tutto ciò è davvero il calendario? O c’è altro, anche nel confronto con l’epoca dei Big Three?

Sinner-Alcaraz e i Big Three: stagioni a confronto

Roger Federer, ad esempio, nel 2006 dei record in cui giocò 16 finali conquistando 12 titoli, disputò in totale 97 match (92-5). Si fermò tra Australian Open e Dubai, tra Miami e Montecarlo, prima di Roma e del Roland Garros e tra Wimbledon e il Masters 1000 canadese. E ancora: Rafael Nadal nel 2008 – che fu l’anno maggiormente impegnativo a livello di incontri – toccò quota 93 (82-11), ma anche lui ebbe i suoi periodi di stop ben spalmati nel corso della stagione. Novak Djokovic nel 2015 raggiunse un massimo di 88 partite (82-6), raggiungendo l’ultimo atto 15 volte e alzando il trofeo al cielo in 11 occasioni. E per quando rigurda i momenti per rifiatare, idem come sopra.

Giusto per fare un paragone rapido, da quando è diventato professionista e ha cominciato a giocare in pianta stabile nel circuito ATP, Jannik Sinner non ha mai disputato più di 79 incontri (2023 e 2024 si contendono questo primato). Carlos Alcaraz gli è andato appena sopra, raggiungendo le 80 partite nel 2025. Entrambi, comunque, sono lontani già solo dal Novak Djokovic dei tempi d’oro, figurarsi da Rafael Nadal e Roger Federer che superarono quota 90. E non si può nemmeno dire che l’età sia un fattore, perché i ‘Fantastici 2’ hanno 25 e 23 anni e nel confronto che stiamo portando i Big Three avevano 25, 22 e 28.

I motivi dei troppi infortuni nel tennis moderno

Tolti, dunque, gli alibi delle ‘troppe partite giocate’ e dell’età, che abbiamo visto non reggere, cos’è davvero cambiato tra il tennis di allora e quello dei giorni nostri? In primis la gestione del proprio corpo. Jannik Sinner si è tirato il collo – per usare un’espressione gergale – fino al Roland Garros, non fermandosi praticamente mai da Indian Wells in poi. E già a Parigi ne aveva pagato lo scotto. La pausa è arrivata fino a Wimbledon, dopodiché è entrato nel tunnel. Un tempo c’era il tempo di fermarsi per ricaricare le pile, adesso il calendario non te lo permette da quanto è martellante. Non solo: aggiungiamoci le palle pesanti, i campi lenti, un tennis che si è spostato verso la durezza e la lunghezza negli scambi.

Tutto questo porta a una degradazione del fisico del tennista ben più precoce di quanto potesse accadere anche solo una decina di anni fa (se non meno). I Masters 1000 si sono allungati, gli Slam hanno aggiunto attività extra per attirare il pubblico e – va detto – riempire anche le tasche dei tennisti, il cui fisico però a lungo andare è ciò che ne risente maggiormente. Mentre i tornei si arricchiscono, e da questo punto di vista i numeri parlano chiaro, gli atleti soffrono. O si cambia rotta, o il rischio è quello di avere sempre più casi come quelli di Jannik Sinner. E per questo sport non è mai un bene.

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