La Macchina del Tempo – Finals 2005, quando Nalbandian volò dalla Patagonia per battere Federer

Convocato all’ultimo momento mentre sta per partire per le vacanze, l’argentino rimonta due set al numero uno del mondo e vince il suo titolo più prestigioso

Di Redazione
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David Nalbandian e Roger Federer - Shanghai 2005 (foto Instagram @davidnalbandian)

a cura di Isabella Della Gasperina
Roger Federer lo sapeva bene: quello non sarebbe stato un match facile. Anche da numero uno del mondo, dopo un anno in cui si era portato a casa undici titoli, tra i quali due Slam (Wimbledon e Us Open) e quattro Masters 1000 (la doppietta Indian Wells-Miami, con Amburgo e Cincinnati). Era il novembre del 2005 e all’epoca la Masters Cup degli otto migliori tennisti al mondo si giocava a Shanghai. In finale arrivarono Federer e David Nalbandian, un nome che gli appassionati conoscono bene. È stato numero 3 al mondo e si è guadagnato la fama forse non tanto o non solo per le vittorie, che pure sono state parecchie in carriera (undici, tra cui due Masters 1000, oltre a tredici finali, una delle quali a Wimbledon). Ma soprattutto per essere stato, negli anni, la “bestia nera” dei grandi. A quei tempi l’astro di Nadal si era appena acceso, ma di lì a poco anche lo spagnolo avrebbe imparato a conoscere la pericolosità dell’argentino. Roger Federer già sapeva quanto fosse pericoloso il sudamericano, che negli scontri diretti era avanti per 5-3 sullo svizzero. 

E fu proprio la presenza di Nalbandian a illuminare un Masters che era partito a dir poco azzoppato. In origine a Shanghai erano attesi, oltre a Roger Federer, anche Rafa Nadal, Marat Safin, Lleyton Hewitt, Andy Roddick, André Agassi, Nikolay Davydenko e Ivan Ljubicic. Prima della partenza si ritirano in quattro: Nadal, Safin e Roddick per infortuni, Hewitt per rimanere accanto alla moglie che sta  per partorire. Agassi scende in campo ma resiste poco e si ritira subito dopo la sconfitta contro il russo. E così alla fine i sostituti che accorrono sono cinque: Fernando Gonzalez, Gaston Gaudio, Mariano Puerta, Guillermo Coria e David Nalbandian.

L’argentino, insomma, rientrò tirato per i capelli. Il telefono squillò poco prima che il sudamericano partisse per la Patagonia, Rio Pico, dove aveva organizzato con i fratelli una vacanza per andare a pesca. Doveva raggiungere in tutta fretta Shanghai. Terminati i turni del Round Robin passa il girone insieme a Federer, nonostante la sconfitta in tre set nello scontro diretto con lo svizzero, e si presenta in finale dopo aver sconfitto piuttosto agevolmente Davydenko in semifinale. Ed è all’ultimo round che lo spettacolo ha inizio. L’argentino è da sempre un pericolo per Federer, che alla vigilia del match ammette: “David non ha punti deboli. Sa sempre quale colpo giocare al momento giusto, legge bene il gioco e sa difendersi molto bene”.

I due campioni scendono in campo entrambi determinati e a inizio match (si gioca al meglio dei cinque) la bilancia sembra pendere dalla parte dello svizzero: i primi due set sono suoi, entrambi al tie-break. Il primo Federer lo conquista con lucidità e autorità, chiudendo per 7-4. Anche il secondo è suo, ma con un punteggio molto più tirato: 13-11 e tre set point mancati per l’argentino. Nel terzo set il problema alla caviglia (anche Federer era stato sul punto di rinunciare) si fa sentire e, tra medical time-out e qualche gratuito di troppo lo svizzero perde quota mentre Nalbandian cresce con vincenti e discese a rete: i due set successivi sono per l’argentino, 6-2 6-1.

Nel quinto set, sul 4-0 Nalbandian, sembra che tutto sia perduto per Federer. Invece lo svizzero recupera lo svantaggio e va a servire sul 6-5, dove arriva a due punti dal titolo. È però di nuovo il tie-break a decidere tutto e dopo 273 minuti di gioco il titolo va all’argentino, con il punteggio finale di 6-7 (4) 6-7 (11) 6-2 6-1 7-6 (3). Durante la premiazione il vincitore scherza con Federer: “Lasciamela questa coppa dai, tu giocherai ancora tante altre finali”. Di Masters Cup Federer ne aveva già vinte due, nel 2003 e nel 2004. Ne avrebbe conquistate altre quattro, per un totale di sei a fine carriera. Ma per una volta la Coppa va a Nalbandian, che grazie a questo risultato chiude l’anno da numero sei al mondo. E che, per festeggiare, torna al suo programma originario: se ne va a pescare in Patagonia.

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