Vacherot, da Shanghai a Shanghai: fu vera gloria? Il bilancio è in chiaroscuro

Il campione del 2025 saluta al terzo turno contro Tommy Paul: «Una delle mie peggiori partite della stagione». Due semifinali importanti e una presenza stabile nel circuito maggiore, ma la magia di dodici mesi fa resta irripetuta

Di Luca De Gaspari
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Tennis, ATP Monte Carlo Rolex Masters 2026, Valentin Vacherot (MON), Friday, April 10, 2026. Photo Felice Calabro'

Dodici mesi possono cambiare completamente la vita di un tennista. Valentin Vacherot lo sa meglio di chiunque altro. Nell’ottobre del 2025 arrivava a Shanghai da numero 204 del mondo, con una sola vittoria nel circuito maggiore e il sogno di farsi strada attraverso le qualificazioni. Ne ripartì da campione di un Masters 1000, dopo aver sconfitto Novak Djokovic in semifinale e il cugino Arthur Rinderknech in una finale che sembrava uscita dalla sceneggiatura di un film.

Un anno dopo, il ritorno nel luogo della sua più grande impresa si è concluso con una delusione. Tommy Paul ha eliminato il campione uscente al terzo turno con un netto 6-4 6-2 in un’ora e 24 minuti, mettendo fine alla difesa di un titolo che aveva trasformato la carriera del monegasco. Ed è inevitabile, a questo punto, interrogarsi su quanto sia rimasto di quella straordinaria avventura. Fu vera gloria? Oppure Shanghai 2025 rappresentò uno di quegli allineamenti irripetibili nei quali un giocatore riesce, per due settimane, ad andare ben oltre il proprio livello abituale?

«Una delle mie peggiori partite della stagione»

La delusione di Vacherot, dopo la sconfitta con Paul, è stata evidente. Non tanto per l’eliminazione in sé, quanto per il modo in cui è maturata. «Prima di tutto ho giocato davvero male, ma anche Tommy mi ha fatto giocare male», ha ammesso il monegasco. «Mi ha fatto correre molto bene. Non mi sentivo in forma e mi sono accorto abbastanza rapidamente di non stare bene nemmeno fisicamente».

Vacherot ha provato a rimanere aggrappato alla partita nel primo set, recuperando uno dei due break di svantaggio. Sul 5-4 per l’americano si è procurato anche una possibilità per ristabilire la parità, senza riuscire a sfruttarla. «Stavo rispondendo bene, era una delle poche cose che mi riuscivano davvero. Ho avuto una palla break per tornare sul 5-5 e credo che, dopo averla annullata, Tommy abbia preso fiducia e giocato un secondo set davvero molto buono».

«Fisicamente e mentalmente è stato un po’ tutto», ha aggiunto Vacherot. «Non so se dipenda dal fatto che sono in viaggio da così tanto tempo o da qualcos’altro, ma questa è stata probabilmente una delle mie peggiori partite della stagione. Purtroppo è successo proprio qui a Shanghai».

Più ancora della sconfitta, a pesare è stata l’impossibilità di offrire una prestazione all’altezza dell’occasione. «Avrei preferito lasciare questo torneo dopo una grande partita, una bella battaglia, magari in tre set, anziché perdere semplicemente 6-4 6-2».

Il 2026 di Vacherot: due semifinali e un bilancio positivo

Ma per giudicare il valore del monegasco sarebbe ingeneroso fermarsi all’ultima partita. I numeri del 2026 restituiscono il profilo di un giocatore che ha saputo costruirsi uno spazio importante nel circuito ATP, anche senza riuscire a ripetere il clamoroso exploit della stagione precedente.

Considerando anche la vittoria contro Sebastian Baez e la sconfitta contro Paul a Shanghai, il suo bilancio stagionale è di 25 vittorie e 18 sconfitte, con una percentuale di successi del 58,1%.

Il risultato più significativo è arrivato a Monte Carlo, dove Vacherot è diventato il primo giocatore monegasco a raggiungere le semifinali del torneo nell’Era Open. Davanti al pubblico di casa ha sconfitto, tra gli altri, Lorenzo Musetti e Alex de Minaur, prima di arrendersi a Carlos Alcaraz.

Un’altra semifinale è arrivata nell’ATP 500 di Tokyo, proprio alla vigilia del ritorno in Cina: tre vittorie consecutive, comprese quelle contro Stefanos Tsitsipas e Arthur Fils, prima della sconfitta con Jiri Lehecka. A queste prestazioni si aggiungono i quarti di finale di Adelaide, Acapulco e Gstaad, gli ottavi di Miami e i terzi turni raggiunti sia all’Australian Open sia allo US Open. Non è il rendimento di un tennista capace di contendere regolarmente i titoli ai migliori del mondo, ma neppure quello di una meteora scomparsa dopo un successo isolato.

I numeri raccontano anche i limiti

Esiste, naturalmente, anche l’altra faccia della medaglia. Il bilancio contro i primi 50 giocatori del mondo, aggiornato dopo la sconfitta con Paul, è di sette vittorie e quattordici sconfitte. Nei Masters 1000 il rendimento stagionale è di otto successi e sette ko, mentre nei tornei ATP 250 le sconfitte (sei) sono il doppio delle vittorie (tre).

Numeri che evidenziano una certa discontinuità, soprattutto quando il livello degli avversari si alza. Allo stesso tempo, le tre vittorie contro giocatori della Top 10 confermano che Vacherot dispone delle qualità necessarie per mettere in difficoltà anche avversari di primissima fascia.

C’è poi la questione della classifica. Tornato a Shanghai da numero 14 del mondo, suo miglior piazzamento in carriera, il monegasco scivola provvisoriamente al numero 32, pagando inevitabilmente la perdita di gran parte dei mille punti conquistati dodici mesi prima.

È forse questo il dato che meglio rappresenta la particolarità del suo percorso: un singolo torneo ha avuto un peso enorme nella costruzione della sua classifica, ma il resto della stagione ha dimostrato che Vacherot non era semplicemente capitato per caso tra i grandi. Anche se lunedì prossimo uscirà dalla Top 30.

La favola è finita, il giocatore è rimasto

Nel 2025 Vacherot aveva realizzato qualcosa che, per definizione, non poteva trasformarsi nella normalità. Era diventato il giocatore con la classifica più bassa ad aggiudicarsi un Masters 1000, conquistando un titolo che nessuno avrebbe ragionevolmente potuto pronosticare al momento del sorteggio delle qualificazioni.

Il 2026 non ha prodotto una seconda favola, ma ha dato sostanza alla prima. Ha mostrato un tennista in grado di vincere partite importanti, raggiungere semifinali prestigiose e frequentare stabilmente il circuito maggiore.

Che il trionfo di Shanghai fosse un’impresa fuori dall’ordinario non è mai stato in discussione. La vera domanda era se Vacherot sarebbe riuscito a costruire qualcosa dopo quel successo. A dodici mesi di distanza, la risposta sembra essere positiva, pur con tutti i limiti evidenziati dai risultati. La gloria di Shanghai era vera. L’illusione, semmai, sarebbe stata pretendere che diventasse un’abitudine.

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