Federer e Nadal, gli Slam non contano. Nemmeno i confronti diretti

I numeri ingannano. Il computer ATP non s'intende di tennis: decreta chi sia il n.1 smentendo l'esito dei duelli. Ma non è... soggettivo come un fan

Federer e Nadal, gli Slam non contano. Nemmeno i confronti diretti

Dopo i due podcast registrati con Vanni Gibertini a Shanghai e Steve Flink a New York, che trovate in calce al pezzo, e l’articolo inviato per la pubblicazione su La Nazione, Il Giorno e Il Resto del Carlino, scrivo – prima di andare in tv su Italia 7 Platinum a dire sciocchezze sul calcio – qualche frettolosa considerazione sulla finale di Shanghai, il capitolo 38 della epopea Federer e Nadal, i confronti diretti, la corsa al trono. L’apparente paradosso consisterebbe nel fatto che in questo momento Rafa Nadal è n.1 del mondo, ma con Federer ha perso 4 volte su 4. E tutti gli ultimi sei set. Lasciando perdere un dato statistico più datato – Basilea 2015 – Federer avrebbe vinto per 5 volte consecutive contro Nadal. E non gli era mai successo. Se Roger affrontasse Nadal anche a Basilea, Parigi-Bercy e Londra, tutte superfici indoor a lui più favorevoli che a Rafa, l’annata 2017 potrebbe concludersi con un 7-0 per lui​ (e 8 vittorie consecutive, portando il bilancio dei duelli fra i due sul 23 a 18 per Rafa). Quest’anno pare quindi essersi rovesciato quel leit motiv che vedeva Federer quasi sempre n.1 ma più spesso sconfitto da Nadal nei duelli diretti. Un anno surreale, due Slam e sei tornei a testa (anche se quelli vinti da Federer “pesano” complessivamente di piu).

Rafa infatti potrebbe – anzi dovrebbe, credo di poter dire – chiudere ugualmente l’anno da n.1, perché Roger deve ancora recuperare 1960 punti. Rino Tommasi una volta scrisse: il computer non capisce di tennis e i numeri vanno interpretati da chi li sa interpretare. Da lì però sono discese spesso considerazione anche troppo soggettive. Specie dai fan di questo o quel giocatore. ​

 

Ho scritto di apparente paradosso in riferimento a questo 2017 per far notare che invece nel 2008, come riassunto nell’articolo dei loro precedenti 37 confronti diretti, l’andamento degli scontri diretti rispettò il verdetto del computer. Rafa Nadal vinse tutti i 4 duelli – e ne vinse un quinto consecutivo all’inizio del 2009 – e chiuse la stagione da n.1 per la prima volta in carriera. Peraltro se andaste a sentire Guillermo Vilas, che vinse un paio di Slam e una sfilza infinita di tornei nel 1977, n.1 restò Connors che francamente non se lo meritava.

Insomma, ed è stato argomento sviscerato in lungo e largo 2000 volte dagli amanti del famoso argomento GOAT, gli head to head contano o non contano? Dovrebbero essere decisivi o no quando si discute se un giocatore sia superiore all’altro? All’argomento si potrebbe anche rispondere in modo affermativo se i due giocatori in competizione fossero esattamente coetanei. Roger e Rafa non lo sono, anche se l’essersi affrontati continuamente per 13 anni, dal 2004 a oggi, ce lo fa dimenticare. Ma, anche in questo caso, c’è un altro apparente paradosso: Roger avrebbe dovuto sfruttare a suo favore soprattutto i primi incontri, essendo lui più esperto e collaudato… e non è stato così. È accaduto proprio il contrario. Ugualmente a fine carriera i cinque anni di divario anagrafico avrebbero dovuto favorire il trentunenne maiorchino nei confronti del trentaseienne svizzero e invece… non è stato così. Anche in questo caso, constatiamo, sta accadendo il contrario. Vince quello che doveva accusare maggiormente il peso degli anni.

Allora il discorso è un altro. Non c’entra l’età, c’entrano le caratteristiche tecniche. Non c’entrano nemmeno tanto gli head to head, perché troppo dipende dalle superfici sui quali i due duellanti si sono incontrati e continuano a incontrarsi. Rafa Nadal, 10 Roland Garros a 1, è decisamente più forte di Roger Federer sulla terra rossa. E non potrà più rimpinguare il suo bilancio degli head to head sulla terra rossa perché molto probabilmente Federer non ci giocherà più. O quasi più. Roger Federer è decisamente più forte, soprattutto da quando ha imparato a rispondere con molti più rovesci coperti che rovesci tagliati, sul cemento indoor e medio-veloce. Nadal sul cemento ci viene e ci verrà, a detrimento del bilancio complessivo negli head to head, almeno fino a quando davvero Roger non accusasse il peso degli anni. Ma siamo sicuri che quando accadrà… Rafa sarà davvero più fresco fisicamente di lui e non sarà invece altrettanto logorato per le mille corse sostenute? Sull’argomento head to head concludo dicendo che sono comunque solo parzialmente attendibili, perché da un lato dipendono troppo dalla superficie sulle quali vengono contati, da un altro lato è successo troppe volte che uno dei due “marziani” abbia perso prima di quando avrebbero potuto incontrare l’altro sulla superficie meno amata. Se avessero giocato più volte ancora sulla terra rossa se ne sarebbe giovato Rafa, e se invece sul cemento indoor… Roger.

Conta allora il numero degli Slam? I 19 di Federer contro i 16 di Nadal (di cinque anni più giovane e quindi con più annia disposizione, in teoria, per conquistarne altri)? Mah, mica tanto. Sulla terra rossa ogni anno di Slam ce n’è uno solo. Federer ogni anno può giocarne due sul cemento e uno sull’erba, altra superficie oggettivamente a lui più congeniale, come dimostrano i suoi 8 Wimbledon vinti rispetto ai 2 di Nadal. Tant’è che Roger si può permettere di saltare – come ha fatto saggiamente quest’anno – il Roland Garros, e tutta la stagione sul “rosso”, mentre Nadal non può davvero permettersi di saltare i 3 Slam sulle altre superfici e deve andare a raccattare punti dappertutto. Allora come la mettiamo? Beh, prima di tutto che una volta che si stabilisce che il ranking ATP deve tenere conto di tutte le superfici e tutti i tornei, chi sta davanti ci sta perché se lo merita. Nadal potrebbe anche perdere 7 volte in un anno da Federer, ma se fa più punti di lui perché gioca anche dove Federer non va per il legittimo desiderio di risparmiarsi, merita di essere n.1.

Il che non vuol dire essere il più forte del mondo. Il più forte del mondo in assoluto è colui che non crea dubbi, quale che sia la superficie. Non lo è stato Pete Sampras, anche se ha vinto 14 Slam e 7 Wimbledon, perché sulla terra rossa non è mai andato oltre una semifinale a Parigi nel ’96. Lo è stato Rod Laver perché ha vinto, più nel Grande Slam del ’69 che in quello del ‘’62 (perché lì mancavano tutti i professionisti, e ce n’erano almeno 8 che sarebbero stati top-ten), in tutti e 4 gli Slam, anche se… lui pure aveva un punto debole (che non dipendeva da lui): tre Slam su 4 si giocavano sull’erba. Se avesse potuto giocarne altrettanti Roger, ogni anno, invece di 19 Slam ne avrebbe probabilmente collezionati 10 in più. 29 quindi? Ma allora, e qui si riapre il solito vecchio discorso, quanti ne avrebbe vinti Ken Rosewall che saltò 44 Slam e oggi lo vediamo fermo a quota 8 Slam? E quanti Laver che ne ha saltati 20 nei suoi anni migliori?

In conclusione il GOAT non esiste, se vogliamo suffragare la nostra convinzione con una cifra – il bilancio degli head to head con un competitor contemporaneo – o con un’altra, il numero degli Slam. Può esistere però nei nostri occhi. Ognuno di noi può dire: “Non ho mai visto giocare, in quest’epoca, nessuno meglio di lui”. E ciascuno avrà la propria epoca di riferimento. Dalla quale non si può lasciar fuori, per i tempi più recenti, neppure il Djokovic 2011 e il Djokovic 2015. Novak ha giocato contro i due fenomeni e li ha spesso battuti: basta guardare il bilancio dei confronti diretti. Dovrebbe  diventare  prevalente allora un terzo criterio, quello della longevità agonistica? I 36 anni raggiunti da uno, i 31 da quell’altro,i 30 dal terzo? Beh, se così fosse, bisognerebbe allora attendere che tutti abbiano finito di giocare. Però, anche in questo caso, qualcuno direbbe che gli anni del declino agonistico, psicofisico, contano di meno e… inquinano la validità del test comparato.

In conclusione: ognuno si tenga cari i propri idoli. Ciascuno dei grandi campioni di cui stiamo parlando – e scusatemi se io continuo a considerare Andy Murray un gradino sotto – ha validissimi motivi per essere considerato uno straordinario fenomeno. Poi si scende sui gusti personali: mi piace più il rovescio a uno mano, la diversa varietà e imprevedibilità del suo tennis? Prendo Federer. Mi piace più l’agonista che non si arrende mai, che sopperisce con una straordinaria personalità a certi limiti tecnici… alla Connors? Prendo Nadal. Mi piace più l’atleta elastico tiramolla che ​può rivelarsi iperaggressivo da fondocampo e infallibile sia che ​giochi di dritto oppure di rovescio, su una superficie come su un’altra senza patire come Federer sulla terra rossa o come Nadal sul veloce indoor, perchè non fa una gran differenza? Prendo Djokovic (anche se il serbo sconta l’handicap di essere arrivato per ultimo…e, al momento, di essere “desaperecido” per primo). Non riusciremo mai a mettere tutti d’accordo, questa è l’unica cosa sicura.​ Forse nemmeno sul fatto, per me abbastanza incredibile, che così come Connors migliorò di dritto dopo i 35 anni, Federer e Nadal sono migliorati di rovescio, il primo a 35 anni e il secondo a 31.

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