Kerber: “A Melbourne ho capito che potevo spodestare Serena”

Come nasce una numero uno: Angelique Kerber si racconta a "Woman with drive"

Di Marco Lauria
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Il motto è sempre lo stesso e lo ripete come un ritornello: “Schau nicht zurück, nach sondern vorne und Geniesse jeden momento”. Vuol dire: “Non guardare mai indietro, volgi sempre lo sguardo al futuro e goditi ogni momento”. A giudicare dal numero di interviste che Angelique Kerber sta rilasciando da quando è diventata numero uno si direbbe non si stia negando proprio a nessuno. A Singapore è stata raggiunta dalla rivista “woman with drive” e lei, ambasciatrice dell’azienda tedesca Porsche, partner delle WTA Finals, ha ripercorso le tappe di un anno forse irripetibile, che si chiuderà tra una settimana a Singapore, dove partirà coi favori del pronostico: “Dopo la vittoria a Melbourne ho capito che potevo farcela. Diventare numero uno è un sogno che conservo da quando ero bambina e guardavo in tv il mio idolo Steffi Graff”. 

Classe 88′, la carriera di Angie si è gonfiata lentamente fino ad esplodere all’alba della stagione corrente. Due Slam in bacheca e una finale a Wimbledon erano un bottino impensabile fino a qualche mese fa, quando la tedesca di sangue polacco fluttuava tra le prime dieci posizioni del ranking cogliendo qualche sporadico successo: “Ho cambiato tante piccole cose, ma la chiave del mio successo è stata lavorare sulla forma fisica. Così il mio gioco è migliorato tanto”In chiusura, sul ruolo delle donne nel tennis: “Mi piacerebbe vedere più donne avvicinarsi a questo sport. Non c’è un’età giusta per prendere una racchetta in mano, lo si può fare a 6 o 60 anni. Giocare con gli amici, con la famiglia, partecipare ad un piccolo torneo. Basta divertirsi”

 

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