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Internazionali di Roma più aperti che mai (Nizegorodcew); Con le scarpe da tennis a grandi passi nel futuro (Ciacov); Sotto le suole di Federer e Nadal c’è la terra raccolta intorno al Po (Olivetti)

Ultimo aggiornamento: 27/04/2014 8:13
Di Davide Uccella Pubblicato il 27/04/2014
9 min di lettura 💬 Vai ai commenti

A cura di Davide Uccella

Internazionali di Roma più aperti che mai  (Alessandro Nizegorodcew, Il Tempo, 27-04-2014)

Gli Internazionali BNL d’Italia 2014 si prennunciano quanto mai difficili da pronosticare. Il torneo maschile, che vedrà al via tutti i giocatori più forti del mondo, sarà il più incerto degli ultimi dieci o quindici anni. I famosi «Fab Four» (Nadal, Djokovic, Federer, Murray) sembrano non esistere più o, almeno, non in questi termini: Rafael Nadal sta attraversando la fase più delicata della sua carriera, sconfitto in due dei suoi storici feudi (Montecarlo e Barcellona) da Ferrer e Almagro. Lo spagnolo appare poco convinto dei propri mezzi e i suoi avversari non scendono in campo già battuti come negli anni scorsi. Che l’egemonia sul «rosso» di Nadal sia finita? È troppo presto per cantare il «de profundis» ma i segnali non sono incoraggianti. Novak Djokovic soffre di un problema al polso e, per quanto possa recuperare in fretta, potrebbe non arrivare al meglio all’appuntamento del Foro Italico. Andy Murray non ha mai impressionato sulla terra battuta, mentre Roger Federer è in dubbio (ma dovrebbe esserci) a causa dell’imminente nascita del suo terzogenito. Occhi puntati dunque sullo svizzero Stanislas Wawrinka (vincitore a Montecarlo) e sullo spagnolo David Ferrer, in un 2014 tennistico che continua a riservare una sorpresa dopo l’altra. Niente da fare, intanto, per Sara Errani nella semifinale del ricco Wta di Stoccarda. La romagnola, sconfitta nettamente 6-16-2 dalla Sharapova, appare però in ripresa in vista della triade Madrid, Roma e Parigi. Nel torneo Atp 500 di Barcellona oggi in campo la finale tra il giapponese Nishikori e il colombiano Giraldo.

Con le scarpe da tennis a grandi passi nel futuro (Mirta Ciacov, Tuttosport, 27-04-2014)

Si chiamavano scarpe da tennis, come nella canzone di Enzo Jannacci. Poi sono diventate le “scarpe da ginnastica”. Definizioni vaghe, che in realtà davano un senso altrettanto vago alla loro funzione sportiva. Oggi usiamo, tanto per cambiare, una parola inglese: sneakers. Dal verbo to sneak, che significa insinuarsi. E infatti queste calzature si sono insinuate in ogni guardaroba, con l’agilità che le contraddistingue. Dai piedi degli atleti a quelli dei capi di stato come Barak Obama. Dalle piste di atletica alle sale da ballo internazionali. Portate con i jeans o con l’abito formale, hanno fatto capolino persino sotto lo smoking. E mentre conquistavano il pubblico mondiale con le loro evoluzioni estetiche, sono diventate sempre più tecniche, sempre più perfprmanti, sempre più specifiche per ogni singola disciplina.

TANTE SOLUZIONI Ci sono quelle per correre, ma non solo: si differenziano i modelli per la corsa in città da quelli per la corsa in montagna, su sterrato, su circuiti da trekking e così via. Le scarpette da calcio sono forse quelle che più delle altre hanno fatto – è il caso di dirlo – passi da gigante: adesso sono veri e propri miracoli di design e tecnologia sapientemente mixati e permettono ai giocatori prestazioni sempre più avanzate.

I MATERIALI I materiali hanno un ruolo importante: dalla tela, o canvas, si è passati a fibre ultramoderne, che garantiscono la massima leggerezza, la traspirazione del piede, l’elasticità necessaria a favorire la libertà di movimento, la protezione dagli agenti atmosferici, soprattutto l’acqua, ma anche la possibilità di migliorare la postura, per raggiungere nuovi obiettivi negli allenamenti. Ci sono sneakers studiate anatomicamente per assicurare il massimo comfort alle caviglie, altre che nella suola nascondono gadget hi-tech per misurare il grado di pressione del corpo sul terreno durante la corsa o per calcolare quanta strada si percorre e come, altre ancora che stabilizzano l’andatura e portano chi le indossa, che si tratti di un agonista o di un semplice amatore, a camminare e correre meglio. Insomma, non si può più parlare semplicemente di scarpe: sono oggetti d’uso quotidiano che completano e assecondano i ritmi odierni, complementi indispensabili per la vita di ogni giorno, sia essa dedita allo sport o anche solo frenetica e metropolitana, quindi bisogrposa di spazi liberi e attivi fuori dal trantran quotidiano.

STILE VINTAGE La cosa più divertente è che, contemporaneamente allo sviluppo tecnologico, le scarpe sportive fanno registrare, soprattutto nei modelli dedicati al lifestyle, un sempre più frequente riferimento estetico al gusto vintage: sono ipertecniche, modernissime, eppure scelgono look che rispolverano gli stili del passato. Qualunque sport pratichiate, oggi dovete avere la scarpa giusta. Ci sono le scarpe davvero fatte per il tennis, quelle per la bicicletta (e per ogni tipo di bicicletta!), quelle da rugby, da bowling, da cricket, da golf, da pallavolo, naturalmente anche da basket… Forse l’unica scarpa che non esiste più è proprio quella, generica, da ginnastica.

Sotto le suole di Federer e Nadal c’è la terra raccolta intorno al Po (Giuseppe Olivetti, Libero Quotidiano, 27-04-2014)

Federer e Nadal, le sorelle Williams e Maria Sharapova. Non c’è campione o campionessa di tennis che non abbia giocato sulla terra rossa lavorata ed esportata da un’azienda di un piccolo paese della Bassa. E questo grazie alle particolarità del Po. Anna e Rita Garavelli, sorelle gemelle di 39 anni, una laureata in Lingue, l’altra in Economia aziendale alla Bocconi, la prima esperta di questioni commerciali, la seconda di rapporti con le banche, sono le titolari di «Terre Davis», la fabbrica di Torre Picenardi, leader nel suo settore, fondata dal padre, Umberto, nel 1975. Quattro dipendenti sokanto, ma un prodotto impiegato in tutti i campi da tennis dei tornei più importanti del circuito internazionale, da Montecarlo al Foro Italico di Roma.

«La nostra attività è al top grazie alla materia prima che proviene dalle campagne cremonesi», spiega Anna Garavelli, «utilizziamo i mattoni delle cascine mentre negli altri Paesi la terra rossa viene ricavata macinando i mattoni, noi siamo in un’area ricca di fornaci». Ed ecco il segreto: «Nel bacino del Po la densità di ferro delle argille è molto alta I mattoni fatti qui dal ‘700 alla fine del ‘900 erano pressati a mano e non meccanicamente, cotti al sole e non certo a duemila gradi come oggi». Con il risultato che i mattoni “padani” «sono, da un lato, più leggeri del 25 per cento di quelli nuovi e, dall’altro, hanno un’altissima capacità di assorbire acqua e umidità. Quando fanno la terra con il nostro prodotto, dopo un’ora si gioca».

L’azienda di Torre Picenardi frantuma laterizi di vario tipo, il 90 per cento dei quali viene destinato ai campi da tennis e di baseball mentre il restante 10 per cento all’edilizia. L’attività è in continua espansione, dagli Stati Uniti all’Australia, dalla Russia alla Cina Una delle ultime commesse è arrivata dalla Thailandia. Tra i clienti oltre 2.500 circoli tennistici. «Ci siamo dotati di un’apposita certificazione ambientale», dice l’imprenditrice, che coglie l’occasione per togliersi un sassolino dalla scarpa. «Lo Stato cosa fa? Invece di agevolare le aziende che recuperano materiali, le sottopone a una serie impressionanti di controlli asfissianti. In questo modo il recupero non viene facilitato, ma reso lento e difficoltoso».


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