Guarda il video del direttore Scanagatta
La netta sconfitta rimediata da Coco Gauff non toglie il sorriso a Elisabetta Cocciaretto, che rivede serenamente il match odierno con la numero tre del mondo e approfitta delle domande della platea dei giornalisti per parlare di sé e dei limiti e difetti che vuole superare nei prossimi mesi.
Onore a Gauff, innanzitutto, tennista e atleta diversa rispetto alle avversarie eliminate prima di lei. “Coco” – dice Elisabetta – “si è mossa in maniera incredibile. Arrivava ovunque, anche quando ho preso un net insidiosissimo lei è giunta in tempo. E poi non sbaglia mai; io non sono riuscita a essere aggressiva, in realtà il mio rammarico è quello di non essere riuscita a fare alcunché del mio gioco. D’altronde non è numero tre del mondo per caso”.
Non è stato semplice affrontare alcune situazioni nuove: “Devo migliorare nel gestire quanto mi capita; ho fatto molto bene sin qua ma oggi mi sono sentita svuotata di energie. La cosa peggiore non è stata la sconfitta, ma non aver messo in campo niente del mio tennis”.
Sulla sua evoluzione come giocatrice: “In realtà, sono migliorata tantissimo sulle smorzate e sulle volée, ma mi servirà qualche altro match per fare lo switch in partita. Fino ai sedici anni, non avevo idea di cosa fosse la rete, di cosa fosse una smorzata, l’ho imparato piano piano dopo. Credo che quello che fai da piccola sia difficile da scardinare. Magari la stagione sull’erba mi aiuterà in questa consapevolezza, tante volte non vado a rete convinta. Anche il fatto di aver giocato pochi doppi, qui per via di Martina… Giocarne di più mi aiuterà e soprattutto mi sbloccherà mentalmente”.
Le due immagini che si porta via: “Quella bella, uno scambio con Haddad Maia nel terzo set, nei primi giochi, che è stata la chiave per vincere quella partita. Quella brutta, oggi, il primo game, ho sbagliato subito. Ho pensato, ci sta sbagliare, ma quattro errori subito così non va bene e sono partita già negativa. Avrei dovuto godermi di più la partita, ma in quel momento non ci pensi”.
Sulla stagione sull’erba: “L’anno scorso avevo detto a Fausto [Scolari, il suo coach] di volerla giocare tutta quest’anno perché mi aiuta a migliorare e potrei giocarci bene: ho giocato solo Wimbledon e ho fatto il terzo turno. Voglio migliorarmi a 360°, poi la classifica è una conseguenza. C’è stato un momento in cui mi focalizzavo troppo sui punti invece di pensare a cosa fare per salire in classifica: la base è migliorarsi. Capire i punti deboli e lavorare su quelli, rafforzare i punti di forza. Ci sono ancora tanti tornei che non ho giocato e poi devo toglierli tante insicurezza.
I Campi Centrali degli Slam oltre allo Chatrier: “La prima volta all’Australian Open, mi sono qualificata e in serale ho giocato sulla Rod Laver Arena, avevo diciotto anni. Bellissimo, però non mi rendevo conto di dove fossi. Proprio per quello all’inizio ho giocato bene, poi ho iniziato a pensarci troppo e… tragedia! [risate]. Questo mi sembra molto simile a quello di Madrid, ci ho giocato l’anno scorso con Paula Badosa, però ormai non sento più tanto la cosa dello stadio. Ma mi auguro un giorno di giocare su quello di Wimbledon”.
Per il resto della stagione: “Un obiettivo a lungo termine è di giocare tutta una stagione, ancora non ci sono riuscita. Diventare più professionista e atleta, mentre adesso sono ancora un po’ superficiale su tante cose. Mi alleno poco, purtroppo per gli stop che ho avuto forse la metà rispetto alle altre. Poche volte ho fatto una doppia seduta. E stare più sul pezzo, mi perdo, sono poco pratica”. E conclude ridendo su un commento, “sì, è quello, ‘la stravagante’”.
