“Juego, set y partido, Nadal”. In una piccola stanza di un’abitazione madrilena, un bambino freme, sogna, incollato ad uno schermo di una TV. Il suo eroe ha capelli lunghi, fisico possente e ha già collezionato una quindicina di Slam. Mica male per un uomo che condivide la stessa Era con Roger Federer e Novak Djokovic. Martin, figlio di Alejandro ed Elena, conosce il gioco del tennis contemporaneamente al momento in cui inizia a muovere i primi passi, alla tenerissima età di un anno. La racchetta, dunque, diviene sin da subito il simbolo della sua esistenza, e il tennis il prolungamento della sua anima.
In una delle epoche più fiorenti del tennis spagnolo – guidato da Nadal e Ferrer – il classe 2006, Martin Landaluce, inizia a far parlare di sé. Il precoce madrileno, a soli 9 anni, entra a far parte della galassia Juniores, e a 14 ha già tutti gli occhi puntati addosso: il suo talento è tra i più cristallini del panorama iberico, e non a caso, nella stessa annata entra a contatto per la prima volta con l’idolo di sempre, Rafael Nadal. “Sono cresciuto guardando Rafa e a casa parlavamo di lui, discutendo delle sue partite a tavola. A 14 anni, ho giocato con lui per la prima volta. È stato incredibile scendere in campo con qualcuno che avevo idolatrato per anni. È stato incredibilmente stimolante”.
Lo stile di Martin è diametralmente opposto a quello di Rafa, ma dalla leggenda di Manacor, Landaluce plasma gli atteggiamenti positivi: l’eleganza nello stare in campo, il rispetto per l’avversario e la tenacia iberica, che però non sconfina mai in comportamenti eccessivi. La pacatezza di Rafa si riflette nel madrileno, che racconta la prima volta in campo col Re del Philippe Chatrier come un momento indimenticabile: “Era pura emozione. Di solito non mi innervosisco in queste situazioni. Ma giocare con Rafa era tutta un’altra cosa. La sua potenza, la sua costanza, era qualcosa che non avevo mai visto prima. Per i primi 10 minuti, non gli importa se sbaglia, ma poi, per l’ora successiva, non sbaglia un solo colpo. Ogni palla viene colpita con una profondità perfetta, a solo un metro o due sopra la rete. È stato incredibile”.
Il modello è Nadal, ma durante il suo percorso di crescita, Martin assiste alla repentina scalata del cosiddetto erede di Rafa, Carlitos Alcaraz. Il murciano brucia le tappe diventando numero uno del mondo ad appena 19 anni e 4 mesi. È il più giovane della storia a riuscirci. Così, nella cantera iberica, fioccano i primi pesanti paragoni. Landaluce, tre anni più giovane del fenomeno di El Palmar, cresce in modo costante, approdando nel circuito Challenger con un discreto successo. Ma il confronto con Carlitos è soltanto deleterio: Strutturalmente i due si somigliano poco, anzi nulla. Martin è quasi dieci centimetri più alto del connazionale, non adora particolarmente la terra rossa, e il suo stile di gioco somiglia molto di più al prototipo di tennista di Sascha Zverev, dunque dotato di colpi certamente pesanti da fondo campo ma non di una manualità di pari entità a quella di Carlitos.
N.1 Juniores. Ma è presto per il mondo dei grandi
Martin è disciplinato, si allena, adora stare in campo ma non è esattamente amante dei riflettori. Il talento, però, straripa come un fiume in piena, e la stella di Landaluce non può essere eclissata. Il 16enne madrileno, prodotto della Rafa Nadal Academy, sbarca a Flushing Meadows nel 2022 per disputare lo US Open Junior da testa di serie numero 5. Nelle fasi finali incrocia i più forti, ma c’è poco da fare, il cemento sposa il suo gioco alla perfezione. Ai quarti piega Alexander Blockx in tre set- anch’egli presente a Gedda -, in semifinale liquida il numero uno del seeding, Vallejo, con un rapido 6-3 6-2, e nell’atto decisivo fa braccio di ferro col belga Arnaud Bailly, ma non c’è trippa per gatti, lo spagnolo solleva il titolo nella Grande Mela, appropriandosi anche del primato in classifica nel ranking Juniores.
A soli 16 anni, Martin riempie il suo cammino di opportunità, e con l’introduzione dell’“Accelerator Programme” da parte di ATP e ITF, il futuro dello spagnolo sembra già scritto, ma il classe 2006, in un istante, va a sbattere con la deludente realtà. L’accesso ai Challenger ridimensionano – plausibilmente – Landaluce, forse addentratosi troppo presto in un mondo che non gli appartiene ancora. Il primo semestre del 2023 lo vede faticare dannatamente nel circuito “di mezzo”, con una sola vittoria e ben sette sconfitte rimediate nei Challenger. Ma è una fase di transizione, di apprendimento. La federazione concede a Martin una wild card per Barcellona e Madrid (Masters 1000), dove racimola un po’ d’esperienza nei palcoscenici più noti, ma l’exploit da fenomeno tarda ad arrivare.
2024: Eccoti Martin
Omnia cum tempore – Ogni cosa a suo tempo. L’aver “gettato” Landaluce tra le fauci del cinico circuito maggiore non si è poi rivelata una mossa così errata da parte dell’equipe spagnola. Martin, appena 17enne, ha acquisito la tempra di un tennista esperto, ed anche il suo gioco sembra essersi evoluto parecchio. Il classe 2006 inizia il 2024 da numero 442 del mondo, ma soltanto nel secondo mese dell’anno solleva il primo titolo ITF, a Vila Real de Santo Antonio, in Portogallo. Lo ‘sblocco’ tanto atteso sembra essere arrivato. Anche nei Challenger, le prestazioni e i risultati sono ben diversi dalla deludente stagione 2023. A Tenerife conquista la prima semifinale CH della carriera, e poche settimane dopo avviene l’inaspettato.
Al brillante talento madrileno viene concessa la wild card per il ‘1000’ di Miami, questa volta gareggerà sulla superficie che più risalta le sue qualità. All’esordio pesca il connazionale Munar, tennista classe ’97 con esperienza e dotato di un tennis solido, e quando vuole, solidissimo. Landaluce coglie la palla al balzo, non vuole riempirsi di aspettative, dunque varca l’uscio d’ingresso del Butch Buchholz di Miami, e inizia a divertirsi come un ragazzo in gita scolastica. Dopo appena 40 minuti, Munar è già sotto di un set, ed è proprio in questo momento che l‘enfant prodige realizza di non essere in pellegrinaggio. L’idea della prima vittoria ‘1000’ si palesa nella testa del giovane Martin, infatti, il secondo parziale scorre via agevolmente tra le mani del classe ’97. Ma proprio quando la rimonta sembra essere l’unica soluzione rimanente, il cristallino talento di Landaluce si ricompone, mettendo le mani su un successo intriso di maturità. Il derby spagnolo va al più giovane, incredulo per l’impresa: “È stata una battaglia con me stesso. Dopo aver vinto il primo set ero molto nervoso, mi sentivo fuori dal mio corpo, ero come un fantasma. Andare in bagno prima del terzo set mi ha fatto bene. Tendo a parlare a me stesso ad alta voce, a mandarmi messaggi positivi. Questa volta c’è voluto un po’ di tempo perché funzionasse“. Al turno successivo, Landaluce non passa l’esame ‘Shelton’, e dopo il primo, vero, lampo da fenomeno, il diciottenne ritorna a sgomitare nel circuito Challenger, trionfando a Olbia, ai danni dell’azzurro Bellucci in finale e chiudendo la sua stagione nella casella 151 della classifica ATP.
2025: l’impatto Slam e le prime Next-Gen Finals
Il madrileno si è ormai svestito degli abiti da ragazzino. Martin Landaluce è una solida realtà del tennis mondiale, e il 17 dicembre 2025 farà il suo debutto assoluto alle Next-Gen ATP Finals, sfidando, a Gedda, gli altri sette talenti under 21 più forti del pianeta, tra i quali spicca il nome del connazionale (e coetaneo) Rafael Jodar, osservato speciale che sfiderà per la prima volta un Top 100. Martin è stato sorteggiato nel “gruppo blu”, assieme al favorito Tien, Jodar e Budkov Kjaer, e dopo i forfait di Mensik e Fonseca, ogni partecipante delle Next-Gen ATP Finals 2025 pregusta il sapore di una chance.
Ma che stagione è stata per Landaluce? il 2024 gli ha consentito di scalare una quantità ingente di posizioni, mentre il 2025 è stato l’anno di approccio alla galassia Slam, che ha assaggiato per la prima volta in quel dell’Australian Open. A Melbourne, lo spagnolo ha stupito, superando tre turni di qualificazione e ottenendo l’accesso per il primo round del main draw, dove il padrone di casa McCabe gli ha sbarrato la strada eliminandolo in tre set. Il capitolo australiano si chiude con delle ottime sensazioni, ma l’inverno del 2025 si rivela più che negativo per Martin, incapace di trovare la vittoria sino ad aprile, quando, a Monza, batte Remy Bertola in due set. L’esperienza parigina del Roland Garros non è uguale a quella di Melbourne, e Landaluce si ferma al tabellone cadetto, così come farà a Wimbledon e nella sua amata New York, che gli regalò la gioia del titolo Juniores. Insomma, le prime pagine della sua storia Slam non sono state di certo eclatanti come quelle di Joao Fonseca, ma lo spagnolo non ha più fretta di crescere. La stagione corrente lo ha ancora tenuto distante dalla Top 100, ma a Gedda, sul cemento indoor arabo, sarà un test importante per Landaluce, che esordirà col norvegese Budkov Kjaer, per poi affrontare il finalista della scorsa edizione, Tien, e Jodar in un derby caliente. Le attitudini di Martin e il suo feeling – già dimostrato – con gli hardcourts potrebbe dar vita a una frizzantissima avventura sulle sponde del Mar Rosso.
