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Racconti

Causa PTPA: riunione segreta per ATP, WTA e tre tornei dello Slam

Il New York Times riporta una riunione segreta per accordarsi sulla linea difensiva contro le accuse PTPA. I giganti accusati di collusione che... colludono. Assente Tennis Australia, che sta per firmare un accordo extragiudiziale

Ultimo aggiornamento: 10/01/2026 20:42
Di Vanni Gibertini Pubblicato il 10/01/2026
6 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Wimbledon Centre Court (foto Pxhere CC0 1.0 Universal)

Mentre gli occhi di tutti gli appassionati di tennis sono concentrati sull’Estremo Oriente e sul continente australe dove è già iniziata la stagione agonistica 2026, nel freddo della vecchia Europa in qualche anonima sala riunioni di Londra si gioca un’altra partita altrettanto importante per le sorti future del tennis professionistico.

Sezioni
La causa legaleMoney, money, moneyIl nodo dell’Antitrust

Secondo quanto riportato in esclusiva dal reporter del New York Times Matt Futterman, nei giorni scorsi si sono incontrati nella capitale inglese i rappresentanti di Roland Garros, Wimbledon e dello US Open, ovvero le federazioni di Francia e Stati Uniti insieme con l’All England Club, oltre ad ATP e WTA per discutere una strategia comune per affrontare la causa civile intentata dalla Professional Tennis Players Association (PTPA).

Inizialmente esclusi dall’azione legale lanciata lo scorso marzo, i quattro tornei dello Slam sono stati aggiunti alla causa della PTPA in settembre. Ma se Tennis Australia sembra essere intenzionata a cercare un accordo extragiudiziale per evitare un lungo braccio di ferro nelle corti statunitensi, gli altri tre tornei dello Slam non si sono ancora pronunciati e sembrano meno propensi a una soluzione amichevole.

La causa legale

L’associazione dei tennisti, fondata nel 2020 su iniziativa di Novak Djokovic, Vasek Pospisil e altri tennisti del circuito, ha recentemente perso il supporto dell’ex n. 1 serbo che si è defilato dall’organizzazione in quanto “non più allineata con i suoi valori personali”. Un brutto colpo per un’organizzazione ancora alla ricerca di una precisa identità, e soprattutto alla ricerca di fondi per sostenere questa causa legale che potrebbe richiedere milioni e milioni di dollari se davvero dovesse arrivare ad essere dibattuta in tribunale.

Già nella scorsa estate c’erano state le prime schermaglie a seguito della “strategia ostruzionistica” messa in atto dall’ATP, una delle parti in causa, che aveva cercato di convincere alcuni dei tennisti sottoscrittori della causa a desistere dai loro propositi millantando possibili “conseguenze negative” sulla loro carriera. Un giudice federale di New York aveva quindi intimato all’ATP di non contattare i loro associati a proposito della causa, di fatto assestando un colpo piuttosto duro alla clausola del regolamento ATP che sostanzialmente impedisce agli associati di citare in giudizio l’associazione di cui fanno parte senza ricorrere all’arbitrato.

Ma le battaglie legali negli Stati Uniti possono essere estremamente costose, e le tasche degli Slam sono enormemente più profonde di quelle della PTPA e della sua “costola” a scopo di lucro “Winners Alliance”, nonostante la presenza nel Consiglio d’Amministrazione come Presidente di Bill Ackman, ricchissimo gestore di fondi speculativi il cui patrimonio personale è stimato oltre i 9 miliardi di dollari.

Money, money, money

Quando all’inizio del secolo il torneo di Amburgo e i suoi sponsor trascinarono in tribunale l’ATP per il declassamento dello stesso da Masters 1000 ad ATP 500, l’Association Tennis Professionals uscì vincitrice dalla ‘querelle’, ma gli svariati milioni di dollari per pagare le parcelle degli avvocati lasciarono un profondo segno nei suoi bilanci per gli anni a venire.

ATP e WTA per il momento sostengono che la causa non ha alcun merito e minimizzano la cosa, anche se segretamente preparano una “cassa di guerra” (si dice fino a 50 milioni di dollari) per non farsi trovare impreparati. Tennis Australia è stata la più veloce a percorrere la strada dell’accordo, mentre gli altri si preparano al combattimento, e lo fanno confrontando gli appunti. Sarebbe curioso sapere cosa ne pensano le Autorità Antitrust dei rispettivi Paesi, anche in considerazione del fatto che il fulcro di tutta la questione è proprio questa: l’abuso di posizione dominante.

Il nodo dell’Antitrust

Infatti le cause che la PTPA ha portato davanti alle corti di New York, Brussels e Londra sostengono proprio questo: ATP, WTA e gli Slam si stanno comportando come un cartello per massimizzare i propri profitti e minimizzare la percentuale di introiti redistribuita ai tennisti, e i tennisti non ci stanno, vogliono una fetta più grande della torta.

E dal punto di vista puramente formale non si può certo dire che la PTPA abbia completamente torto: chi vuole giocare a tennis a livello professionistico di fatto è costretto ad associarsi ad ATP o WTA e accettarne tutte le regole senza discussione. Pagine e pagine di obblighi, quali tornei bisogna giocare (pena multe e penalizzazioni), quali non si possono giocare (le Top 30 WTA non possono giocare tornei ‘250’), anche come vestirsi durante gli impegni ufficiali.

Se i tennisti, formalmente liberi professionisti, potessero vendere le proprie prestazioni al miglior offerente, le loro remunerazioni sarebbero molto più alte, sostiene la PTPA.

In un mondo teorico forse sì, ma se guardiamo a tutti gli sport professionistici è abbastanza evidente che i profitti in generale sono massimizzati laddove c’è una unica “regia” che si occupa di promuovere il prodotto aumentandone l’appetibilità. La famosa “One Vision” di Gadenzi, che vorrebbe mettere insieme i T7, ovvero le sette entità che governano ognuna un pezzo di tennis: ATP, WTA, i quattro Slam e la ITF (che dal 1° gennaio si chiama World Tennis).

Chissà che non sia un nemico comune a costringere i T7 a mettersi d’accordo.


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