È impossibile per qualunque appassionato del bel tennis resistere al fascino del ragazzo che sorride. E non perché sorrida sempre, il che sarebbe di per sé già una bellissima qualità a confronto con tanti musoni che sembrano così compresi di sé stessi da non concederti mai neppure un sorriso che non costa niente. Ma perché il suo tennis è oggettivamente straordinario anche per chi, come la gran parte di noi italiani che tifiamo per Sinner, non può fare a meno di riconoscerlo.
Carlos in campo da tennis ricorda Roger Federer. Non tanto per la sua tecnica, così diversa, quanto per la sua capacità di estrarre dal cilindro del suo repertorio di mago i …conigli più imprevedibili e a getto quasi continuo. Se uno è numero uno del mondo di uno sport individuale praticato da milioni di persone è certamente scontato che abbia uno straordinario talento. E sappia fare un sacco, un grandissimo sacco, di tante cose che ad altri non riescono allo stesso modo.
Però mi chiedevo ieri, dopo averlo visto battere qui a Doha un Rublev che gli sparava addosso terribili bordate – forse nessuno tira più forte del russo dai capelli rossi, lo ha detto anche Alcaraz ieri sera – quale fosse la dote più eccezionale, fra tante, del ragazzo di El Palmar. È una scelta difficile, proprio perché ne ha tante e tutte insieme formano un puzzle vincente. Tutte contribuiscono, quale più e quale meno, a farne il miglior tennista del mondo. Credo che anche lui sarebbe in difficoltà, fra un sorriso e un altro, a estrapolarne una più “vincente” di un’altra.
Alla fine ne azzardo una, dopo averlo visto ormai giocare centinaia di volte. Certo vengo influenzato nella mia scelta da alcuni match più di altri. Da quel quarto di finale dell’US Open del 2022 quando annullò il match point a Sinner per poi involarsi verso la conquista del suo primo Slam. Dalla finale del Roland Garros di un anno fa quando di match point a Jannik ne annullò ben tre. Ma anche da tantissimi altri suoi match, compresi quelli di assai minor conto che gli ho visto giocare qui a Doha. Con Rinderknech cui ha annullato due set point al primo turno, con Royer con il quale perdeva 4-1 e 5-2 nel secondo. Con Rublev ieri che è riuscito a strappargli quattro volte il servizio, due per set ed eppure, come i due precedenti avversari di Carlos, non ha potuto conquistare un set.
Ecco, di solito chi strappa 4 volte il servizio a un avversario sul cemento – più che sulla terra dove i break sono più facili e frequenti – o vince l’intera partita oppure quantomeno strappa un set. No, con Alcaraz non funziona così. A parer mio la sua capacità più straordinaria è proprio la sua arte di tirarsi fuori dalle buche. Buche nelle quali lui stesso spesso si caccia, per una sorta di giovanile e sorridente irruenza, incoscienza, distrazione.
Si tira fuori da quelle buche nel corso di un solo punto, quando letteralmente lo rovescia, invertendone la tendenza apparentemente incontrovertibile. Conquistando punti incredibili perché sembravano già assegnati, conquistati dall’avversario di turno. Se ne tira fuori da game in cui è sotto 0-40, magari dopo averne perso uno poco prima da 40-0 con gli osservatori più sprovveduti che lo vedono irrimediabilmente in crisi. Se ne tira fuori da set che paiono irrimediabilmente (ancora!) compromessi.
Perché ci riesce? Forse proprio perche in ogni situazione riesce a sorriderci su. Perché gli basta un colpo dei suoi al termine di uno scambio prolungato, asfissiante e incredibile, per portarsi la mano all’orecchio – anche se so che a tanti non piace… ma fa bene a fare quel gesto che può sembrare poco elegante se lo aiuta a riprendersi, a dargli adrenalina insieme agli applausi del pubblico entusiasta per aver assistito a una prodezza che quasi da sola varrebbe il prezzo del biglietto – e recuperare un punto, un game, un set, un match che parevano essergli sfuggiti.
Forse, anche se ciascuno ha proprio carattere e personalità, a Sinner farebbe proprio bene sorridere un po’ di più sul campo. Mostrar sempre il pugnetto a sé stesso, al proprio angolo e team, non ha le stesse virtù …taumaturgiche. Di Jannik è sempre stato detto e scritto, magnificato, che è un ragazzo incredibilmente maturo, da sempre. Un fenomeno anche per quello. Noi italiani spesso siamo stati dipinti – è certo uno stereotipo – invece come eterni immaturi. Jannik un’eccezione.
Carlos ha 22 anni e li dimostra. Come è in fondo bello che sia. Anche quando fa dei regali che non dovrebbe, quando perde partite che non dovrebbe e che magari Sinner, più quadrato, non perderebbe. Sinner perde solo 6 partite l’anno, lui di più, ma non perde la testa. Nè il sorriso, perché il tennis, il suo tennis, lo diverte. La testa, la sua fiducia non le ha quasi mai perse. Salvo forse dopo quella bruciante, dolorosa sconfitta per 7-6 7-6 patito da Djokovic nella finale olimpica di Parigi, quando tutti lo davano per super favorito. E si sa, le Olimpiadi non sono un torneo come un altro. Vengono ogni quattro anni e non sai se fra quattro o otto anni starai bene, potrai rigiocarle nel pieno dei tuoi mezzi e, chi può saperlo?, magari contro un campionissimo che oggi non è ancora alle viste.
Quando si vedono tennisti come Federer, come Alcaraz, che li vedi capaci di improvvisare qualsiasi colpo, con qualsiasi angolo e taglio, i famosi conigli che fuoriescono stupendo avversari e osservatori, pensi che non possano mai perdere. Invece perdono anche loro, perché il tennis non perdona chi si distrae oltre un certo punto. È o non è lo sport del diavolo proprio per questo?
Però, ecco, anche fra due supercampioni baciati dal talento inarrivabile come Federer e Alcaraz, sia pure con vari distinguo, l’eleganza innata di Roger, l’esplosivo potenza di Carlos, nel tentativo di individuare un qualcosa che Alcaraz ha di sovrannaturale e che forse Federer non aveva se ripenso ai tanti match da lui persi con il match point a favore – 19? 20? 21? E anche in tornei dello Slam, da Flushing Medows a Wimbledon… – ecco per Alcaraz credo che l’eccezionalità possa essere proprio la sua arte di…tirarsi fuori dalle buche. Quasi, esagero, quotidianamente. Ma sempre, perfino da sconfitto, con quel sorriso sulla bocca che lo trasforma in un eterno vincente.
