1) Middle-East Swing e Sunshine Swing
La trasferta in Medio oriente, il cosiddetto Middle-East Swing, nell’edizione del 2026 ha lasciato una sgradevole sensazione di incompiutezza. I tornei di riferimento sono due, entrambi WTA 1000: il Qatar Ladies Open disputato sui campi di Doha e il Dubai Tennis Championships disputato, appunto, a Dubai. Ebbene, Aryna Sabalenka, attuale numero 1 della classifica, ha deciso di rinunciare a entrambi gli appuntamenti, mentre la numero 2 Iga Swiatek ha giocato, in modo non molto soddisfacente, solo il primo impegno, scegliendo invece di evitare il secondo.
Questi forfait non hanno certo fatto felice il direttore del Dubai Championhips, Salah Tahlak, che ha invocato sanzioni differenti rispetto alla semplice multa prevista per le giocatrici che rinunciano a prendere parte ai tornei del calendario definiti come “mandatory” (cioè obbligatori). Tahlak ha proposto che le assenze vengano sanzionate decurtando punti in classifica, visto che le multe non sembrano un deterrente efficace. Come spesso succede in questi casi, si fronteggiano due interessi contrapposti: da una parte gli organizzatori desiderano poter offrire il miglior campo di partecipanti possibile, dall’altra le giocatrici di vertice temono di esaurire anzitempo le riserve di energie, e tendono quindi a limitare i loro sforzi.
C’è però a mio avviso qualcosa che non quadra nel ragionamento del direttore del Dubai Championhips. Gli impegni in medio oriente, infatti, distribuiscono alle vincitrici gli stessi punti della accoppiata Indian Wells / Miami (il cosiddetto Sunshine Double), ma nei fatti sono percepiti come meno importanti. E su questo pesa non solo la tradizione ma anche il montepremi, visto che il prize money a disposizione negli USA è circa il doppio rispetto a quello degli eventi arabi.
Dunque per le giocatrici contano di più i punti del ranking o il denaro? In realtà penso che si tratti di un insieme di cose, che spingono tutte a favore dello Swing statunitense: danaro, prestigio, ma anche la posizione in calendario. Va infatti tenuto conto che gli impegni in medio oriente sono più vicini alla trasferta australiana e dopo un mese e mezzo passato nell’altro emisfero è comprensibile che alcune giocatrici sentano il bisogno di tirare il fiato.
Ricordo che quelle di Sabalenka e Swiatek non sono certo le prime rinunce che colpiscono i tornei in medio oriente: tra le attuali giocatrici di vertice, per esempio, anche Jessica Pegula ha giocato (e vinto) a Dubai, dopo avere deciso di saltare Doha, mentre Madison Keys ha quasi sempre scelto di disertare entrambi gli appuntamenti (e anche quest’anno non c’era); e in passato Serena Williams faceva altrettanto.
Basti dire che in tutta la carriera Serena ha giocato a Doha una sola volta, nel 2013, in una edizione peraltro diventata a suo modo storica, visto che coincise con il ritorno di Williams al numero 1 della classifica, dopo quasi tre anni di assenza. Curiosità legata ai meccanismi del ranking: Serena tornò leader scavalcando Vika Azarenka, anche se nella finale di quella edizione di Doha a vincere fu proprio Azarenka in finale su Williams. Il “regno” di Serena sarebbe durato consecutivamente per 186 settimane (febbraio 2013 – settembre 2016), eguagliando così un record appartenuto a Steffi Graf.
Ma torniamo ai giorni nostri. In sostanza, anche se si tratta di WTA 1000, i tornei arabi rimangono di un livello inferiore rispetto a quelli statunitensi di marzo, e ne pagano le conseguenze. Questo non significa però che non abbiano offerto spunti degni di nota. Cominciamo con le due vincitrici.
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